Don Paolo Zamengo”Il fratello è il guadagno più grande”

Il fratello è il guadagno più grande      Mt 18, 15-20

Quando un fratello sbaglia subito cerchiamo l’errore e di ristabilire la verità. Ma il fratello che fine fa? Il problema non è giudicare il male ma andare verso chi ha sbagliato perché io non posso perdere un fratello, lo devo riconquistare e riportare alla comunione. 

Amarlo fino alla fine, anche se sceglie di non riconciliarsi. È sempre un fratello da cercare e ciò che più conta è la comunione a partire della preghiera. Tutto è possibile  in Gesù che è sempre dove due o tre cercano di trovare una strada. È lui la fonte della riconciliazione.

La portata divinamente scandalosa del perdono è che va contro tutti i nostri istinti e Gesù vuole che chi ha subito l’offesa si  converta per primo. E’ lui che deve fare il primo passo per non rimanere incatenato al torto subito. Per Gesù questa è la strada della comunione

Il primo passo è vedere l’altro come un fratello. L’altro ha un nome, è un fratello.   Solo questo mi abilita al dialogo con lui, non la verità che credo di possedere e che spesso mi fa giudice. La correzione fraterna è la forma più alta dell’amore. Mi preoccupo davvero dell’altro tanto che non posso perderlo.  

Uno dei modi  di  cercare  la  pecora smarrita  è   mostrarle  perché  si è  smarrita.  L’amore  ha bisogno  della verità, l’amore non copre e non nasconde ma aiuta ad avviare un percorso, non chiude l’altro nel suo errore.  Nessuno coincide con il suo peccato. Il fratello è un tesoro per te, per me e per il mondo.

Poi Gesù segna gli altri passi: “prendi con te una o due persone” e infine “dillo alla comunità”. La strada che passa attraverso il mistero di una persona non è facile, richiede pazienza e rispetto. Esige la responsabilità di ciascuno e della comunità con le varie tonalità dell’amore.  La comunità diventa il luogo della verità e della carità e, attraverso il perdono, si dona quella parola, come un abbraccio, che permette di riprendere il cammino nella verità e nella pace. 

C’è un debito tra noi ed è quello dell’amore e della cura reciproca. “E se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano”. Non è la scomunica o l’allontanamento, ma la convocazione a comportarsi come ha fatto Gesù.  

Gesù siede a mensa con loro per annunciare la bella notizia della tenerezza di Dio per ciascuno dei suoi figli. Addirittura un pubblicano diventa suo discepolo. Gesù è l’amico dei peccatori. Non codifica leggi per regolare i rapporti ma “dilata” il nostro cuore per farlo entrare in quello di Dio che fa di tutto per non perdere chi si è smarrito.  

“Se due di voi sopra la terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà”. Nella preghiera, la nostra povera capacità di amare si unisce alla misericordia del Padre. Lui conosce il cuore dell’uomo, lui conosce le vie, lui conosce il perdono.  

Allora se lui è in mezzo a noi anche chi sbaglia rimane legato a noi perché affidato all’amore di Colui che non cessa mai di cercare chi è perduto e di attendere il ritorno di chi è lontano. Questo suo amore sconfinato chiede di sciogliere ciò che ci imprigiona e impedisce la comunione. 

Solo da quest’amore che ci viene a cercare ogni giorno e che ci fa  nuovi con la sua misericordia, possiamo imparare a vivere da fratelli.