Wilma Chasseur”PERCHE’ DIMENTICARE LE OFFESE?

XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (13/09/2020)


24a Domenica T.O.


Secondo voi è facile o difficile questo perdono? E addirittura impossibile alle sole forze umane! Ma sarà meglio che con l’aiuto di Dio cerchiamo di renderlo un po’ possibile perché riceveremo tanto perdono quanto ne avremo dato. La misura la stabiliamo noi, più perdono diamo più ne riceveremo. Ma questo Vangelo parla soprattutto di riconoscenza. Vediamo un servo malvagio che aveva un debito assolutamente spropositato, impossibile da restituire: diecimila talenti, cioè milioni di Euro e gli viene interamente condonato dal padrone. Non procrastinato, non rateizzato, ma azzerato. Diecimila talenti è una somma enorme, equivalente a circa dieci milioni di euro, mentre cento denari corrispondono a qualche centinaia di euro. Il servo malvagio a cui fu rimessa quella enorme somma era probabilmente un funzionario imperiale a cui era stata affidata l’amministrazione di una provincia e aveva fatto bancarotta. Ma il padrone, ascoltando le sue suppliche, si impietosì e gli condonò l’enorme debito. Sennonché questo tale appena uscito di là incontra un altro tale che gli doveva cento Euro: lo prende per il collo e lo fa rinchiudere in prigione finché non gli abbia tutto restituito. Qui non c’è proprio la par condicio .

Quale memoria perdere?

Qui c’è una memoria a una sola corsia: ricorda solo il male ricevuto. E abbiamo un po’ tutti questa forma di arteriosclerosi: ricordiamo perfettamente anche il minimo sgarbo, ma quanto al bene, perdiamo sovente la memoria. Quale sarà la causa di questa memoria corta? Perché mai perdiamo facilmente la memoria del bene, mentre invece quella del male, anche di un semplice sgarbo o di una sola parola offensiva, la conserviamo in saecula saeculorum… Sarà colpa di un malfunzionamento del cervello oppure è l’anima ad essere malata? Del resto l’unica domanda che dobbiamo farci è questa: perché dobbiamo dimenticare il male ricevuto? E volete sapere qual è la risposta? Perché così fa Dio con noi. “Egli non ricorda le nostre colpe e non continua per sempre a contestare” (Salmo 102). E anche perché così vivremo meglio, con maggiore serenità e generosità.
Per chi viviamo?
La seconda lettura ci ricorda che: “nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, ma per il Signore”. Stupenda verità sulla quale non riflettiamo abbastanza, cioè che siamo qui per realizzare un progetto che Dio ha su ognuno di noi. Non siamo qui per fare ciò che ci pare e piace e senza far riferimento a nessuno: il senso del nostro esistere e del nostro andare è di collaborare a un disegno divino che esiste da tutta l’eternità su ognuno di noi. Quale densità di significato acquista allora in nostro vivere e il nostro operare se lo vediamo in questa ottica. Solo allora daremo la piena misura di ciò che siamo, e tutto ciò che facciamo acquisterà un senso e una portata eterna.
Le due illustri sconosciute
“Un giorno il Signore Dio diede, in Paradiso, un grande ricevimento al quale invitò tutte le virtù. Queste giunsero da ogni parte del mondo. Arrivarono da molto lontano la Giustizia e la Pace e si strinsero subito la mano. Dalle profondità dell’oceano arrivarono la Semplicità e l’Umiltà e subito si abbracciarono. Da oltre l’orizzonte arrivarono la Verità e la Trasparenza e si riconobbero al volo. Da una stella lontanissima giunsero l’Innocenza e la Purezza e si sorrisero. Solo due virtù, arrivate per ultime, si squadrarono a vicenda senza riconoscersi affatto: infatti non si erano mai incontrate. Allora il Signore Dio si sentì in dovere di fare le presentazioni e disse: “Ah è vero, dimenticavo che voi non vi siete mai incontrate”. Erano la Beneficenza e la Riconoscenza”. (Pino Pellegrino).

Fonte:http://www.incamminocongesu.org/

Domande della settimana:

1) Quante volte perdonare? (Mt)

2) Quanto fu condonato al servo malvagio?

3) Cosa fece al suo debitore?


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