p. José María CASTILLO”TUTTI QUELLI CHE TROVERETE CHIAMATELI ALLE NOZZE”

XXVIII TEMPO ORDINARIO – 11 ottobre 2020 – Commento al Vangelo
TUTTI QUELLI CHE TROVERETE CHIAMATELI ALLE NOZZE

di p. José María CASTILLO

Mt 22,1-14[In quel tempo,] Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti»

.Non è possibile comprendere questa parabola se non consideriamo quello che rappresentava nelle culture antiche il “simposio”, il banchetto festivo che si celebrava, a partire dal mondo ebraico fino al mondo romano, passando per la cultura dei greci (Dennis E. Smith). I biblisti specialisti sono soliti opporre resistenze riguardo all’influenza avuta dal “simposio” antico nelle origini dell’eucaristia. Ma i dati storici stanno lì. E rifiutarsi di accettare tali dati crea l’impressione di un certo “fondamentalismo biblico” che resiste ai fatti vissuti dai primi cristiani.Detto ciò, è certo che Gesù ha offerto il Regno, prima di tutto, agli emarginati attraverso la sua mensa di fraternità. Si tratta di questo: per molti studiosi la convivialità con gli esclusi sociali è qualcosa di essenziale in tutta la ricostruzione storica del Gesù storico che voglia essere valida. Per esempio, J. D. Crossan afferma categoricamente: “La mia teoria è che la magia ed il pasto o il miracolo e la mensa…offrono il nocciolo del programma di Gesù. Se non fosse certa questa teoria, dovrei riscrivere tutto il libro (The historical Jesus)”. Cioè, se togliamo dai vangeli i pasti di Gesù, tutto quello che in essi si dice perde il suo senso ed il suo significato per noi. Noi cristiani dobbiamo essere tali proprio condividendo il banchetto del pasto condiviso con coloro che accettano di partecipare ad una tale mensa, quelli che, secondo la parabola, non sono i ricchi, ma gli esclusi sociali.Nei tempi difficili che stiamo vivendo, quando tanti milioni di esseri umani non hanno accesso a ciò che vi è di più elementare nella vita, la salute e l’alimentazione, superando qualsiasi forma di esclusione nella società, Gesù dice a noi cristiani – e lo dice alla Chiesa – che l’elemento centrale del Regno di Dio è la convivialità. Cioè la mensa condivisa con quelli che non possono condividere nulla di più delle loro privazioni, delle loro esclusioni, delle loro insicurezze e delle loro paure. Così, solo così potremo fare qualcosa perché questo mondo sia più abitabile. Questo è l’apporto che il Cristianesimo deve dare in questo momento all’umanità.