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XXXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Vi ricordate la canzone di Tony Renis che fa: “Dimmi quando tu verrai, dimmi quando… quando… quando… l’anno, il giorno e l’ora in cui, forse tu mi bacerai…”. Si chiamava proprio “Quando, quando, quando”. Sembra adatta al Vangelo di questa domenica.Quando verrai? Quando e quanto ti devo aspettare per avere la possibilità di stare con Te? Con te Signore? Ma allo stesso tempo è bello pensare che abbiamo anche un Dio che ci dice: quando potrò stare con te, figlio?

I tempi sono fondamentaliNon si può sbagliare tempo. Come in cucina se sbagli il tempo di cottura rovini un piatto, così nelle relazioni se sbagli i tempi di comunicazione rischi di rovinare un rapporto. Ci vuole tempo per amare, ci vuole tempo per conoscersi, per camminare insieme.

Quando è il tempo giusto per camminare con Dio?

Quando il tempo per crescere come comunità?

Quando il tempo per amare? 

Questo è il tempo giustoQuesto è il tempo giusto per vivere e vivere in profondità. È questa l’ora in cui non possiamo rinunciare a sperimentare la bellezza di un amore creativo, capace di essere vicino ai più poveri, ai più fragili, ai più indifesi. Dove il povero, il fragile e l’indifeso non sono solo i senza tetto che vivono a chilometri di distanza da noi, ma sono tutte quelle persone che in questo momento provano la fatica del vivere, la solitudine, l’abbandono, l’impotenza di fronte alla fragilità della vita propria o dei propri cari. Sono anche i nostri giovani ai quali rischiamo di togliere il futuro, non dando una speranza per cui credere e per cui vivere.

La fede è l’effetto della curaIl senso del nostro essere cristiani è nel prendersi cura innanzitutto dell’umanità dell’altro. La fede infatti non viene generata direttamente o in prima battuta, ma nasce come effetto di un interessamento sincero per l’altro. Il Dio di Gesù chiede che nella società non si veda tanto la nostra religiosità, ma piuttosto che emerga e si faccia notare la nostra onestà: il “bene che facciamo”. Una bontà così sorprendente da spingere la gente a credere in Dio. Il Vangelo aspetta che rinunciamo a cercare i ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal dramma umano affinché accettiamo di entrare in contatto con l’esperienza concreta degli altri e conosciamo la forza della tenerezza. Quando lo facciamo, la vita ci si complica, sempre e meravigliosamente. Vivremo così l’intensa esperienza di essere popolo e l’esperienza di appartenere a un popolo che non si stanca di cantare: “Dimmi quando tu verrai…. dimmi quando… quando… quando…”

A quale re oggi può interessare la mia vita?

Fonte:http://www.twittomelia.it/

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