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Don Paolo Zamengo “Il profumo del pane ci fa accettare la morte del seme”

V Domenica di Quaresima (Anno B) (21/03/2021)

Il profumo del pane ci fa accettare la morte del seme   Gv 12,20-33   

Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto. Il cuore di questo vangelo non è morire ma dare frutto. Vivere è dare vita. Non dare vita è già morire. Nostro  è solo ciò che abbiamo donato. Come l’amore, è tuo solo se è per qualcuno. 

Un chicco di grano è il quasi niente. Io non ho cose importanti da dare ma Dio prende il poco che sono, lo salva e ne ricava molto frutto. Sarò anch’io un chicco di grano. Sono un tesoro nelle mani di Dio.  A volte piango e mi dispero quando mi pare di essere al buio e penso di essere abbandonato,  sepolto. In realtà sono stato semplicemente seminato.

 Siamo stati deposti lontani dal rumore, nel silenzio, senza smania di visibilità e grandezza ma nella terra buona della nostra famiglia, della chiesa, della comunità cristiana, nella terra arida del nostro lavoro quotidiano, nella terra amara delle lacrime. Non piangete, fratelli: siamo stati  seminati in attesa della primavera.

Chi vuole venire con me, mi segua. Seguire Gesù è l’unico modo per vederlo. Batte nel nostro cuore un desiderio: vogliamo vedere Gesù. Chi non vorrebbe? L’unica visione che ci è concessa è seguirlo. Come Mosè che vede Dio solo di spalle, mentre egli passa ed è già oltre. Noi vediamo Gesù solo camminando dietro a lui, mettendo i nostri piedi sulle sue orme, rinnovando le sue opere e portando molto frutto. 

“Vogliamo vedere Gesù”. È questo il desiderio dei Greci ed è con questo sogno nel cuore che si presentano ad Andrea e Filippo.  Sono gli stessi apostoli che Gesù ha coinvolto nella moltiplicazione dei pani e dei pesci. Hanno imparato da lui ad accogliere i desideri veri della vita dei fratelli.  

Solo più tardi, quando Gesù attraverserà l’ora della passione, quando sarà innalzato sulla  croce, quando sarà gettato nella morte,  a terra, come il chicco di grano, quando sarà glorificato dal Padre nella risurrezione, allora e soltanto allora, sarà ben visibile e sarà lui stesso che, dall’alto della croce dell’amore, attirerà tutti a sé.  

C’è qualcosa che unisce e lega l’incontro con i Greci e il venerdì santo: è la preghiera. Come nell’agonia così ora Gesù vive in preghiera. “Padre salvami”, invoca. “Se possibile passi da me questo calice”, dirà nella tragica notte nell’orto degli ulivi.  Sarà proprio la preghiera la forza che lo aiuta ad  attraversare la prova. “Proprio per questo sono giunto a quest’ora!”. Come dire: “Ora sono pronto”. 

È la memoria del pane che gli fa accettare la morte del seme.  Questo è il segreto di Gesù.  Gesù non evita la croce ma vi sale e si abbandona corpo e anima al Padre. Perché sa che il Padre lo ama e non lo abbandonerà nella morte ma lo risusciterà e lo rivestirà di gloria. 

Gesù sa che il chicco di grano deve morire per risorgere spiga e risorge spiga per essere pane.  Possiamo vedere Gesù solo adesso, quando, in alto, sulla croce, o quando in alto nelle mani del sacerdote alla consacrazione, sentiremo le sue parole: Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi.

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