p. Alberto MAGGI OSM COMMENTO XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – 11 luglio 2021
Commento di p. Alberto Maggi OSM
Ef 1,3-14


Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui, mediante il suo sangue,
abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,
secondo la ricchezza della sua grazia.
Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi
con ogni sapienza e intelligenza,
facendoci conoscere il mistero della sua volontà,
secondo la benevolenza che in lui si era proposto
per il governo della pienezza dei tempi:
ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra.
In lui siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
In lui anche voi,
dopo avere ascoltato la parola della verità,
il Vangelo della vostra salvezza,
e avere in esso creduto,
avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso,
il quale è caparra della nostra eredità,
in attesa della completa redenzione
di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.
Questa domenica, anziché il vangelo che si può trovare già commentato altre volte su
Youtube, scelgo di commentare la seconda lettura perché è un testo prezioso: è la lettera di
Paolo agli Efesini. Paolo saluta i santi che sono in Efeso, “santi” non si intendono quelli che noi
intendiamo, le persone canonizzate; era una maniera che avevano i credenti per chiamarsi tra
di loro perché, attraverso il battesimo, rinunciavano al male e avevano scelto di vivere per gli
altri. Questi sono i santi.
Poi Paolo inizia con una triplice benedizione, quindi il numero tre significa “quello che è
completo”, dice “Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti
con ogni benedizione spirituale nei cieli”, quindi c’è un’abbondanza traboccante di benedizione
e per cos’è questa benedizione? Qui Paolo scrive qualcosa di straordinario “In lui”, in Gesù
Cristo, “ci ha scelti prima della creazione del mondo”. Noi non siamo venuti al mondo per un
caso, ma siamo venuti al mondo perché, prima ancora di creare il mondo, Dio ci aveva pensato
e ci aveva scelto. Questo vuol far comprendere che noi siamo il capolavoro della creazione e
ogni evento che si incontra nella nostra vita, anche il più difficile, il più doloroso, non impedirà
a Dio di realizzare il suo progetto attraverso di noi. Siamo venuti al mondo perché il Padre ha
bisogno di ognuno di noi per manifestarsi in forme nuove, originali e creative, attraverso
manifestazioni d’amore e della sua compassione.
“Per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità”. Santo, l’abbiamo visto,
significa separato dal male, immacolato quello che rende impuro la persona secondo
l’insegnamento di Gesù è il male che volontariamente si fa gli altri, mentre il bene ci avvicina
sempre di più a Dio, e nella carità. Il termine adoperato da Paolo e “agape”, il termine greco è
amore disinteressato, un amore che è lo stesso amore con il quale Dio ci ama, che non guarda
i meriti delle persone, ma i loro bisogni.
Qui Paolo scrive qualcosa di incredibile, di straordinario, “predestinandoci ad essere suoi
figli adottivi” Con l’adozione alla quale si riferisce Paolo non s’intende quello che noi
intendiamo per adozione, l’accoglienza di un bambino in seno a una famiglia, ma era un istituto
giuridico adoperato dagli imperatori i quali, vedendo la fine della loro vita, non lasciavano mai
il loro regno a uno dei figli, ma individuavano tra gli ufficiali e i generali colui che ritenevano
capaci di portare avanti il loro impero. Abbiamo avuto tanti imperatori che sono stati adottati,
da Tiberio, Augusto, Marco Aurelio, Traiano e Adriano sono stati tutti imperatori adottivi. Allora
Paolo sta dicendo qualcosa di straordinario: che Dio, pensando a noi prima della creazione del
mondo, ha tanta fiducia, ha tanta speranza in noi che ci ritiene capaci di collaborare con lui alla
creazione. Perché la creazione non è terminata. Il racconto del libro del Genesi non è il
rimpianto per un paradiso irrimediabilmente perduto, ma la profezia di un paradiso da costruire
al quale tutti noi siamo chiamati a collaborare. Per questo Gesù ha detto “Il Padre mio lavora e
io lavoro sempre”.
Allora questo progetto al quale noi siamo chiamati è che siamo stati creati per creare,
comunicare vita, siamo vivi per vivificare e siamo amati per rendere capaci gli altri attraverso il
nostro amore di accogliere l’amore. E conclude Paolo “Mediante Gesù Cristo, secondo il
disegno d’amore della sua volontà”; ecco qual è la volontà di Dio: la volontà di Dio non coincide,
come a volte si dice, con gli eventi negativi della nostra vita, ma la volontà di Dio è che noi
abbiamo la condizione divina, come? Mediante una pratica di un amore simile al suo, quello
che Lui ha per noi.