Don Paolo Zamengo”Il sogno di Dio”

XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (03/10/2021)

Vangelo: Mc 10,2-16


Alcuni farisei si avvicinano a Gesù per metterlo alla prova con una
domanda trabocchetto: è lecito o no a un marito ripudiare la moglie? I
farisei conoscono bene la legge di Mosè e chiedono a Gesù una cosa
solo tollerata. Sanno però che esiste un conflitto tra norma e vita e
sanno che esiste molto dolore tra le donne ripudiate. Allora stringono
Gesù in questa strettoia tra la legge e la vita.

Gesù risponde rilanciando in alto e ci porta subito oltre il lecito e l’illecito, oltre le strettoie di una
vita immaginata solo come esecuzione obbediente a norme e casistica e cavilli e ci porta a
respirare il sogno, l’aria degli inizi.
In principio, prima della durezza del cuore, non fu così. A Gesù non interessa regolamentare la
vita, ma a ispirarla, ad accenderla, a rinnovarla. Gesù ci chiede di respirare con il respiro di Dio, che
non può essere ridotto a codici e cavilli e che parte dalle parole folgoranti della Genesi: non è bene
che l’uomo sia solo!
Nel regno della bellezza, nel regno della gratuità, nel cuore dell’Eden, Dio scopre un non-bene, una
mancanza che precede la colpa originale, un male più antico del peccato: la solitudine.
Dio è contro la solitudine, perché lui stesso è relazione, comunità. La comunione è il costitutivo
della vita stessa di Dio-Trinità. E Dio disse: “Gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”. Lo disse
guardando il primo uomo.
“Aiuto” è una parola bellissima che riempie i salmi, che deborda dalle profezie, gridata nel
pericolo, invocata nel pianto, molto più di un supplemento di forza o di speranza, indica la salvezza
possibile e vicina.
Eva e Adamo sono l’uno per l’altro “aiuto simile”, salvezza che cammina a fianco, una carne sola.
In principio, prima della durezza del cuore, era così.
L’uomo non divida quello che Dio ha unito, l’uomo agisca come Dio, si impegni a cercare ciò che
unisce e non ciò che divide, a inventare gesti e parole che abbiano la gioiosa forza di congiungere
le vite e di mantenere vivo l’amore; l’uomo lavori su di sé per non cadere nella durezza di cuore. Il
cuore duro è il peggior nemico del sogno di Dio sulle sue creature. Non contaminiamo il sogno di
Dio. È un comando.
Ma succedono cento eventi, accadono comportamenti che producono l’indurimento del cuore e
non sanno mantenere vivo l’amore: l’infedeltà, la mancanza di rispetto, l’offesa alla dignità,
l’essere l’uno per l’altro non causa di vita ma di morte quotidiana.
Chi non si impegna a fondo per le sue relazioni, chi non dà loro tempo e cuore, intelligenza e
fedeltà, le ha ripudiate, hai già commesso adulterio nel cuore. Sta avvelenando il respiro degli inizi.
Il vero peccato non è trasgredire una norma, ma uccidere il sogno di Dio.
Un matrimonio vivo non è una norma difficile da osservare, è “vangelo”, è la lieta notizia che
l’amore è possibile, che può durare oltre, che è eterno, che il cuore tenero è capace di un sogno
che non svanisce all’alba, che è secondo il cuore di Dio, di Dio, lui, innamorato dell’uomo.