DON MATTEO CASAROTTO “Oltre il bisogno di apparire”

XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (07/11/2021)

Vangelo: Mc 12,38-44

Cerchiamo tutti di apparire, di essere visibili. Se non siamo visti, non esistiamo: quello che viviamo, che senso avrebbe se non riscuote almeno un po’ di audience? L’uso che a volte facciamo dei social è una conferma di questo desiderio disordinato e spasmodico.

Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghevesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e iprimi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo perfarsi vedere. (Marco 12,38-40)

Evidentemente nulla di nuovo sotto il sole: anche duemila anni fa esisteva questo atteggiamento. Il Vangelo denuncia apertamente che a volte il nostro essere religiosi non è altro che una ricerca di apparire sotto mentite spoglie. E chi si pone al servizio di Dio – compreso il sottoscritto –risulta particolarmente esposto a questa deformazione.

Ora, non si tratta di fare i profeti da quattro soldi: fede e religione, affidamento a Dio e manifestazioni esteriori devono tenersi permano. I credenti non praticanti non convincono: come si fa a coltivare un’autentica relazione con Cristo prescindendo dalla sua Chiesa, dall’ascolto della Parola,dalla celebrazione dei sacramenti? Però il Vangelo ci mette di fronte alla possibilità di essere praticanti non credenti, devoti che piegano Dio ai loro bisogni. La cosa non è meno seria.

Siamo esposti a diventare praticanti non credenti quando dimentichiamo che il Padre vede e ci attende nel segreto. Quando nell’orizzonte delle nostre pratiche ci siamo solamente noi, con il nostro desiderio di apparire migliori: una sorta di selfie religioso, con tanto di fotoritocco. E in questo selfie Dio e gli altri non compaiono.

La fede non cerca i riflettori

Seduto di fronte al tesoro, Gesù osservava come la folla vigettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera,vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati i suoi discepoli,disse loro: “In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato neltesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del lorosuperfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva,tutto quanto aveva per vivere”. (Marco 12,41-44)

La fede è libera dall’ossessione di essere sotto i riflettori, di dover far sapere quanto si è buoni e bravi. La fede è libera perché conosce sia la nostra povertà sia la ricchezza del Signore. Crede che il Suo sguardo si posi su ogni gesto di autentico amore, per quanto nascosto, e di questo è paga.

La fede è libera perché intuisce che la cosa decisiva non è quanta risonanza hanno le nostre parole e i nostri gesti, ma quanto mettiamo di noi dentro le nostre parole e i nostri gestiCristo che per noi ha offerto tutto sé stesso, senza tenere nulla per sé né cercare l’approvazione degli uomini: questo è l’orizzonte che la fede continua a contemplare. Di apparire a tutti i costi non ce n’è proprio bisogno.