Don Paolo Zamengo “Beata te che hai creduto”

Assunzione della Beata Vergine Maria (Messa del Giorno)  (15/08/2022)

Vangelo: Lc 1,39-56 

La liturgia ci propone due testi molto belli, uno dall’Apocalisse e l’altro dal vangelo di Luca, e c’è un filo rosso che li lega. 

L’Apocalisse è il tentativo di leggere la storia con lo sguardo di Dio. C’è un drago che sembra trascinare le stelle del cielo e farle precipitare sulla terra con il suo potere distruttivo. Che nome diamo a questo drago e alle sue forze che sembrano sbranare il bambino che la donna ha generato? 

Il figlio viene rapito verso Dio che prepara per la donna un rifugio. Forse il messaggio è questo: non vincono i disegni dei potenti, non vince l’arroganza, non vince la morte.  L’assunzione di Maria sembra ricordare a noi che, con occhi smarriti, assistiamo alle vicende inquiete del nostro tempo, che la morte di Gesù ha sconfitto il drago.

Il vangelo ci parla della visita che Maria fa a Elisabetta che tutti ritenevano lontana dal poter  generare vita, eppure è già al sesto mese. È  in attesa, come lei, anche Maria, con il suo grembo giovane abitato da una promessa.  Il centro del mondo sembra quel villaggio di cui non è detto il nome, quella casa, quella porta, quelle due donne abbracciate.

Due donne, non ci sono uomini. Non c’è Giuseppe. Maria è salita da sola per quella montagna. Zaccaria, il marito di Elisabetta, è fuori causa, è muto per non aver creduto. E il vangelo di Luca racconta le parole di queste due donne sulla porta, due donne abitate dallo Spirito che si scambiano i pensieri del cuore.

Elisabetta pronuncia una benedizione, “Maria colma di Spirito santo” e lo dice  “a gran voce”, come avessero dovuto sentirla anche le pareti di casa, sentirla tutti. E  parlò guardando Maria  negli occhi. “Beata perché hai creduto all’adempimento di ciò che il Signore ha detto”.

Elisabetta che aveva visto un marito diventare muto perché non aveva creduto, ora non poteva non dire la sua ammirazione per Maria che aveva creduto, che aveva aperto con fiducia la sua porta a Dio. La cosa più importante era ed è dare credito a Dio. È la vera beatitudine di Maria, e di ognuno di no, dare fiducia a Dio e alla sua parola.

Maria risponde con il canto, il  Magnificat. Dovremmo ripercorrerlo pensando che a pronunciare quelle parole era stata un ragazza, senza corone in testa, con la fatica della montagna ancora nel fiato, lei che si considerava piccola, stupita di Dio che aveva avuto un pensiero per lei.

Ha guardato, disse, la sua piccola serva. Ma i piccoli hanno dentro una forza incredibile che è  la loro fiducia in Dio. E così la ragazza di Nazareth cantò a Dio e alla sua forza. Canta a un Dio che “ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, che ha rovesciato i potenti dai troni , ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati e ha rimandato i ricchi a mani vuote”. 

E l’azione di Dio non riguarda solo il futuro, quando a essere sottomessa sarà la morte. Riguarda anche il presente: ha disperso, ha rovesciato, ha innalzato, ha ricolmato, ha rimandato. Il cielo futuro sì, ma anche la terra, oggi.

La ragazza di Nazareth legge la storia con gli occhi di Dio. Dio prenderà gli umili e li porterà in alto. Oggi sappiamo chi Dio ha portato in alto: Maria assunta in cielo.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: