Alessandro Cortesi Commento I Domenica di Avvento (Anno A)

I Domenica di Avvento (Anno A)  (27/11/2022)

Vangelo: Mt 24,37-44

Avvento è tempo di attesa, tempo di vigilanza. Il Dio biblico è Dio che viene e continua a venire in un dialogo che apre alla fede, si è reso vicino in Gesù e continua a comunicarsi nella storia. Le prime domeniche di avvento richiamano a questo venire e spingono a considerare il senso profondo del cammino umano.

‘Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci’: Isaia guarda con gli occhi della profezia il monte del Signore, la città di Gerusalemme e vi scorge una città di pace, dove i popoli si radunano. E’ un sogno di pace sulla storia umana ed un annuncio che il disegno di Dio per tutta l’umanità è disegno di incontro e di convergere di cammini diversi dei popoli.

La pagina del vangelo di Matteo raccoglie insegnamenti di Gesù sul tempo ultimo, che non è un appuntamento del futuro, ma chiede attenzione al presente. Tutto è rapportato all’ora del venire del ‘Figlio dell’uomo’. Cristo risorto ritornerà e nei suoi confronti non si potrà rimanere indifferenti. Questa ‘ora’ tuttavia non è nascosta in un lontano futuro ma segna il presente. Gesù richiama così ad una attesa carica di attenzione. Ai tempi di Noè ‘mangiavano e bevevano…  non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e ingoiò tutti’. Queste parole di Gesù denunciano un modo di vivere distratto, ripiegato solo sull’immediato, nell’egoismo che non si fa carico degli altri. E’ il modo di vivere superficiale e spensierato che non si lascia turbare, che non guarda attorno. Noè è invece indicato come uomo capace di leggere i segni, le chiamate di Dio ed ha operato fattivamente per la vita degli altri. L’arca è segno di impegno a raccogliere i frammenti e custodire la speranza. Matteo quindi invita a tenere gli occhi aperti sulla vita e sulla storia per scorgere i segni delle chiamate di Dio.

Vegliare è termine della cura ed indica l’attenzione al presente. Anche se proteso al futuro chi veglia è impegnato qui ed ora nelle piccole cose del presente. Vegliare comporta quindi prendere sul serio il tempo e la storia e nel contempo è attesa di un dono di incontro con Gesù risorto Signore della storia.

Vegliare esige di vincere il sonno: ‘ormai è tempo di svegliarvi dal sonno’ scrive Paolo nella lettera ai Romani, ‘gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce’. E’ fatica da riprendere ogni giorno nuovamente: questo sonno è il grande pericolo della vita del credente perché è il sonno della pigrizia, dell’indifferenza, della fuga dalla responsabilità. Gesù ha indicato lo stile da seguire: l’attenzione ai piccoli e ai poveri, la condivisione nel cammino di una comunità, la convivialità aperta e ospitale, il servizio.

Vincere il sonno oggi per noi è appello ad accogliere le parole di Isaia: ‘un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra’. Significa impegno per aprire vie di pace nonostante tutte le contraddizioni: la pace è il disegno di Dio sulla storia. E’ cammino che inizia sin d’ora ed ha il suo futuro nella riconciliazione quale dono di Dio nel cuore e tra i popoli.

Vincere il sonno che fa scendere nelle tenebre della morte oggi si declina come resistenza verso tutte le forze che conducono ad una mentalità di guerra, di rincorsa ad armarsi per dominare.   

Alessandro Cortesi op

Fonte:https://alessandrocortesi2012.wordpress.com/