Marco Simeone Commento I Domenica di Avvento (Anno A)

I Domenica di Avvento (Anno A)  (27/11/2022)

Vangelo: Mt 24,37-44

Siamo arrivati all’avvento: questo grande sconosciuto….

E sì, perché subito (provate a negarlo) parte il programma di Natale: quest’anno mi organizzo meglio e non faccio la solita ammazzata, stavolta …. E poi va sempre nello stesso modo, la vaga percezione di essersi perso il meglio; ma allora la parte migliore dove sta?

Partiamo da lontano: gli avventi sono 3 perché 3 sono le venute di Gesù: strano, no? L’Avvento, quello grande, è quello definitivo quando il Signore verrà nella gloria e porterà a compimento la sua missione: quella, cioè, di farci entrare tutti nella casa del Padre e vivere in comunione nella Trinità. Questa è la venuta che aspettiamo, anche se tutto intorno vuole farci dimenticare il fine (non semplicemente la fine) della nostra vita: noi siamo fatti per l’eternità, l’infinito abbraccio del Padre che ci accoglie nella sua casa. Ovviamente il padre non aspetta a braccia conserte quell’ultimo giorno, è proprio di chi ama cercare la vicinanza con l’amato, è abbastanza evidente, così il desiderio del Padre di incontrarci si compie in ogni istante in cui noi apriamo il cuore: è quindi oggi il giorno dell’incontro col Signore. Ma per capire che cosa sia questo incontro, per depurare la mente e il cuore dalle false immagini di Dio che ci mettono paura, dobbiamo guardare a quella stalla di Betlemme che più di 2000 anni fa vide la grandezza di Dio farsi piccolo, neonato, per incontrarci. Questi sono i 3 avventi, tutti importanti e, per molti versi, a rischio dimenticanza.

Le letture della prima domenica di Avvento si focalizzano sull’avvento ultimo, e accendono la luce sul rischio di essere così sintonizzati sul modo di pensare del mondo da essere totalmente fuori tempo. Il vangelo riporta un discorso di Gesù in puro stile apocalittico (non le cose dei film catastrofistici, ma è uno stile particolare che cerca di far vedere le cose future in ciò che già adesso accade) che mette al centro Noè e l’arca. Molti liquidano tutto dicendo che è un mito, una favola; ma a Gesù si serve di esso per mostrare un paradosso evidente. C’è scritto che al tempo di Noè non pioveva e anche che la terra, dopo il peccato di Adamo, non era così rigogliosa: proprio in questo contesto, praticamente in un deserto, Noè inizia a costruire un’arca, meglio: una barca grande. Dopo il primo momento di stupore inizia l’ilarità delle persone, le prese in giro: non c’erano i social ma è facile pensare cosa potrebbe essere accaduto.

Gesù sceglie questa scena di incomprensione per raccontare questa epoca (in una certa misura ogni epoca): scommetto che saremmo stati tutti dalla parte dei concittadini di Noè piuttosto che di Noè e la sua famiglia. Abituati a ragionare con “i piedi per terra”, a misurarci con le “cose concrete”, con le bollette, spesa, conti … il resto della cantilena la conosciamo bene, che anche se Dio sta facendo un’opera enorme davanti ai nostri occhi non ce ne rendiamo conto, anzi è quasi un intralcio, da richiederne l’immediata rimozione. Il nucleo sta proprio qui: la salvezza il Signore la sta facendo germogliare proprio qui e ora perché ogni istante è pieno di Dio, sempre di più fino alla pienezza. Sì, anche nel tempo di pandemie e guerre, anche tra enormi problemi economici, il tempo appartiene a Gesù che lo indirizza al Padre (l’abbiamo pregato nella veglia di Pasqua), è la salvezza di chi si scopre, allo stesso tempo, amato e fragile, prezioso e peccatore.

Quello che segue manifesta che idea abbiamo di Dio: se è buono allora vedremo quella donna presa come la beata che ha vista premiata la sua attesa e la sua speranza, viceversa sarà impossibile non leggerla come una minaccia.

Invece l’ora che non immaginiamo, come buona pace delle solite profezie peregrine che stiamo per ricevere per l’anno prossimo, è questa: è ogni ora il tempo in cui veniamo visitati dal Signore, sì anche quello più stralunato, più difficile o doloroso, anche in quel tempo puoi incontrarlo. Per questo la seconda lettura ci dice che la notte sta passando e che la salvezza è più vicina ora, per questo non si può non stare con le armi della luce, rivestiti di Cristo per assomigliargli, per essere trovati in Lui.

In fondo questa è la profezia di Isaia, tutti i popoli (se tutti allora anche Egiziani e Babilonesi, cioè quelli che li avevano fatti soffrire) cercano il Signore, anche se ancora non gli è chiaro, e lo troveranno su questo monte (il Golgota) come la sorgente di vita eterna, questa è la vita e questa è la luce che guida i nostri passi. E saremo proprio noi ad indicare ai fratelli la strada, se come appassionati di Dio staremo alla porta ad aspettarlo saremo anche capaci di indicarlo ai fratelli.

Allora, l’esercizio di questa settimana è quello di percepirci non come Noè ma come i suoi concittadini, e chiederci quale è l’arca che il Signore sta costruendo proprio davanti ai nostri occhi? Quale salvezza fatta da Dio si sta manifestando nella nostra vita?

La salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti.

Buon Avvento

Fonte:https://www.omelie.org/