Figlie della Chiesa Lectio II Domenica di Avvento (Anno A)

II Domenica di Avvento (Anno A)  (04/12/2022)

Vangelo: Mt 3,1-12

In piazza Venezia (Roma) si vedono spesso diversi personaggi stravaganti. Uno di questi, vestito in modo alquanto inusuale, alle volte si mette al centro della piazza gridando sentenze e richiamando passi evangelici. Nessuno si è mai fermato ad ascoltare che cosa dice, perché è lampante che vive in un altro mondo. Giovanni Battista, eccentrico e stravagante pure lui, ha ottenuto, invece, maggior successo. Perché? Pur nel suo strano modo di vestire e di mangiare, aveva qualcosa che altri non avevano, diceva e annunciava parole che nessuno aveva ancora detto in termini così chiari e puntuali.

Siamo al culmine della storia dell’Antico Testamento e sappiamo che Giovanni rappresenta l’ultimo dei profeti, anzi è IL profeta, colui che arriverà addirittura ad indicare con la propria mano il tanto atteso Messia. Che cosa avrà ancora da dire a noi, pellegrini sulla terra, che dopo 2000 anni siamo ancora qui ad ascoltare le sue parole? Il tempo liturgico che abbiamo iniziato da poco ha l’obiettivo di farci riflettere sulla situazione storica di Giovanni il Battista riconoscendo in essa elementi utili e significativi anche per la nostra storia.

Sappiamo che la liturgia è l’Evento Cristo: tutto è già stato ricapitolato e assunto in Lui, tutto è già stato compiuto, però, per la nostra condizione limitata, abbiamo bisogno di tempo per fare nostro il mistero della redenzione; quindi la Chiesa ci permette di accedere in modo graduale ai misteri della nostra fede. Ecco che allora ci troviamo, come ogni anno, “all’inizio” della nostra fede, con uno sguardo sempre più profondo sul dono che ci viene dato.

Come Giovanni il Battista, siamo alla soglia. Arriviamo da un passato ricco, in cui in tanti e diversi modi Dio si è fatto presente nella nostra storia, attraverso profeti vari: persone, eventi e contesti ci hanno raccontato e fatto percepire che c’è Dio e che Egli ha a cuore la nostra vita, che non ci lascia morire nella schiavitù del nostro Egitto, bensì è Colui che ci libera e viene in nostro soccorso.

Il popolo d’Israele, soprattutto dopo il tempo dell’esilio, si attendeva un liberatore potente, che ponesse finalmente termine alle prevaricazioni dei popoli vicini, che minacciavano la libertà del popolo eletto. Dio però ha a cuore un’altra liberazione: non tanto quella esteriore, che garantisce una pace estrinseca, bensì quella del cuore, che non teme più alcuna minaccia esteriore. Infatti, l’esordio del vangelo di questa domenica non parla di vittorie sui nemici, ma della necessità di cambiare la direzione del proprio cuore: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!

Spesso si focalizza l’attenzione sulla necessità della conversione. Il rischio di vivere con questa priorità è quello di moralizzare la propria vita, di fare sforzi per migliorarsi, quasi che il messaggio sottostante sia: “Convertiti! Cambia! Altrimenti quando arriva l’Ospite non sei pronto!”. In realtà l’approccio si modifica quando si parte dalla fine: “Il regno di Dio è vicino! Dio c’è! Il Signore ti è vicino”. Questo è il vero input che dà energia nuova alla vita! Non è lo sforzo personale che può convertire il cuore e quindi le azioni, ma l’accoglienza del fuoco dello Spirito che vaglia ogni cosa, che tiene ciò che è buono ed elimina ciò che nuoce.

Giovanni non suppone questa presenza, non ne parla usando pensieri ipotetici, bensì lo comunica con estrema fermezza e certezza: sta dando un annuncio, una proclamazione di come stanno andando le cose: “Il regno di Dio è vicino!”. È già vicino, sia che tu lo accolga sia che tu lo rifiuti! Perciò dopo aver preso atto di questa realtà, ecco che ti è chiesta la risposta e l’adesione personale: tu, lo vuoi accogliere nella tua vita?

Non è una domanda scontata, perché una risposta affermativa implica “avviare un processo”: “preparate la via del Signore”. Chissà che files si aprono nella nostra mente quando sentiamo questa frase… cosa ci viene in mente quando ci sentiamo dire “prepàrati…”? “Metti ordine… Pulisci la casa e il cuore… Ritagliati del tempo per la preghiera…” e tante altre cose del genere.

Isaia, nella prima lettura, ci sollecita a vivere un atteggiamento particolare: quello delle sentinelle, quello dei cacciatori che sono sempre pronti a cogliere ogni piccolo movimento, quello di chi vive la disposizione interiore per accogliere “un germoglio” che sta per spuntare. Chi può cogliere un germoglio indifeso, piccolo e ignorato da passi distratti e veloci?

Chi ha uno sguardo che va oltre l’efficienza, oltre l’eccessiva preoccupazione per sé, oltre i propri confini, per aprirsi ad una meraviglia che non è frutto suo, che non è merito del suo lavoro o delle sue capacità, ma che è puro dono da poter contemplare ed accogliere? Il dio che si attendeva Israele non era un germoglio indifeso. Come avrebbe potuto difenderlo dai nemici? Era un dio fatto a propria immagine, desiderio e bisogno. Isaia e Giovanni ci parlano di altro, di un Dio che nasce piccolo, come un germoglio, che può essere visto solo da chi apre lo sguardo attorno a sé e riconosce con stupore che c’è qualcosa di nuovo che non aveva ancora riconosciuto.

Allora perché Giovani è stato ascoltato? Forse perché aveva una novità che dava luce e speranza a chi lo ascoltava. Il luogo in cui viveva la sua predicazione era un deserto. Lì viene annunciata la parola di salvezza. Siamo di fronte ad un bivio: o accogliamo la parola di novità che in modo inaspettato viene a noi, che bussa alle nostre porte, oppure rimaniamo arroccati nei nostri pensieri asfissianti che ci fanno girare e rigirare nella sabbia del deserto. Sogni infranti, nostalgia per un passato che non c’è più, attese disilluse, limiti che sembrano avere la meglio… Qui c’è l’annuncio di novità: il regno di Dio è vicino! Cosa significa per te questo?

Il tempo di avvento è un’occasione propizia per allargare lo sguardo, per aprirsi a nuove prospettive che fino ad ora non mettevamo in conto. Quante novità rispetto l’anno scorso… quanti passaggi ancora da percorrere…

E tu in quale deserto ti trovi? Quale aridità vivi? Guardati attorno… Dio è vicino. Sta spuntando un germoglio… cercalo… e Lui si farà trovare.

Fonte:https://www.figliedellachiesa.org/