Don Paolo Zamengo “Eccomi: la magnifica risposta”

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria  (08/12/2022)

Vangelo: Lc 1,26-38 

Quando una creatura inizia a vivere nel grembo fioriscono i pensieri, i
nostri pensieri e i nostri sogni. È naturale. Ma c’è una differenza tra i nostri
pensieri e quelli di Dio. Ed è che i nostri sogni si impongono da fuori,
mentre il sogno, il concepire il sogno di Dio su quella creatura, è dentro.
E allora questa festa ci ricorda il sogno di Dio su Maria, ma anche su ognuno di noi: ognuno porta scritto in
sé un sogno. Siamo pensati da Dio. Sono stato pensato. A volte ci commuove sentircelo dire dalle persone
che ci vogliono bene: “ti penso”, “ti ho pensato”. Perché se non sei pensato da nessuno che vita è? Tutti
siamo pensati, e Maria è quasi l’immagine viva che ce lo ricorda. Su questo essere pensati da Dio si ferma
oggi, nella sua lettera, San Paolo. Dio Padre “ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi
e immacolati al suo cospetto nella carità.
L’Immacolata, pensate, l’essere solo grazia è legata alla carità. Questo è il sogno di Dio su di noi, e non
riguarda un aspetto della vita morale come spesso pensiamo, ma riguarda tutta la nostra vita: se siamo o
no secondo la carità e l’amore; se ciò che penso, se ciò che progetto per me, per la mia famiglia, per la
società, per questa terra, è o non è secondo il progetto di Dio, secondo il suo sogno, che è la carità.
Ma il progetto, il sogno, si costruisce nella storia e si confronta con tutte le fragilità, gli smarrimenti, con
tutta la conflittualità che segna la nostra storia. E il libro della Genesi ce lo ha ricordato: la nostra è anche
storia di fughe, di sconfinamenti, di dispersioni. Ci racconta di Adamo e di Eva. Adamo ed Eva che non sono
nomi propri di persone, ma significano l’umanità, la storia dell’umanità, il creato, la vita.
Noi, a differenza di Maria, spesso ci tiriamo fuori dal progetto di Dio. “Chiamò l’uomo e gli disse: dove
sei?”. Dio come prima cosa non si mette a condannare ma ci invita a pensare. Pensa dove sei, pensa dove
sei finito, pensa dove ti ha condotto il tuo non esserti consegnato al progetto di Dio che è scritto in te. Ora
sei nudo, nudo di umanità e di dignità. Fermati a pensare. E ci troviamo smarriti. E se disgrazia può essere
smarrire qualcosa, disgrazia delle disgrazie è smarrire se stessi.
Ma questa festa di Maria non si chiude con la disperazione per i nostri smarrimenti, come fossero un
destino irrimediabile. C’è una promessa: la stirpe di Adamo schiaccerà il capo di quel serpente che ha
insinuato un sospetto su Dio, quasi che Dio sia geloso della felicità degli uomini. Mentre lui è un Dio che sta
dalla parte delle felicità. Non siamo dunque perduti. Il sogno di Dio non è stato cancellato.
La povera casa di Nazaret, quella casa con il bussare misterioso dell’angelo, ci svela che Dio continua a
pensarci. E c’è una parola, piccolissima e grande, che ci riporta dentro il respiro di Dio. È la parola piccola e
grande di Maria, la parola che attraversa tutta la Bibbia e Maria non fa che ripeterla, per sé nella casa di
Nazaret, e oggi per noi per non dimenticare. La parola “eccomi”.
“Eccomi, sono la serva del Signore”. La parola che ci riporta nella luce. “Eccomi”, la parola di Abramo,
nostro padre nella fede, la parola di Mosè nel deserto davanti al roveto che arde e non si consuma, la
parola di Samuele alla voce che lo chiama nella notte, la parola di Maria, la parola che dice la sua
disponibilità.
E non è una parola evanescente, perché immediatamente l’eccomi” di Maria a Dio diventa l’eccomi di
Maria alla cugina Elisabetta: salì in fretta la montagna a servire la cugina, che tutti dicevano sterile, e
invece era alla sua sesta luna. Questa è la nostra vera grandezza: ogni mattina ricominciare a vivere
dicendo “eccomi”. Perché ogni volta che una creatura lo ripete è come se la terra ritornasse a fiorire. A
fiorire e a esultare di gioia, dando vita al sogno di Dio.

Tutto sempre succede in una casa comune, succede che chiama una giovane figlia senza ascendenze di
nobiltà, succede che un angelo le cambi il nome: non la chiama Maria, ma “Rallegrati”. A volte penso: e
quale nome posso aggiungere al mio? All’inizio c’è una grazia. Al mio inizio c’è una grazia, sono stato
pensato e amato da Dio. “Non temere, Maria” dice l’angelo. “Ma come è possibile? L’angelo, in risposta, le
parla di qualcosa di impalpabile. “Lo Spirito santo scenderà su di te”.
Lo Spirito Santo, ma chi lo vede lo Spirito, diciamo noi uomini. Ci pare impossibile che Dio abbia bisogno di
me, che si rivolga a me che non ho nessuna voglia di impegnarmi per imprese che non ho progettato. La
tentazione è di tirare i remi in barca. Chissà se davanti alla promessa che nulla è impossibile a Dio, io so
osare le parole di Maria: “Avvenga secondo le tue parole”.
Avvenga perché tu, Signore, vieni nella mia casa. Avverrà se ti farò posto in me, nei miei pensieri, nei miei
sogni, nella mia vita. Avverrà se anch’io dirò: “Eccomi”. Pensate a cosa significa eccomi. Eccomi è la parola
dell’amore. Eccomi è il nostro nome nuovo. Io mi chiamo “eccomi”.