ALBERTO RAVAGNANI “Tempo di attesa ,non di aspettative”

III Domenica di Avvento (Anno A) – Gaudete (11/12/2022)

Vangelo: Mt 11,2-11

Sta per nascere un bambino e tutti lo attendono con trepidazione. Attendono e si fanno aspettative: che sia bello, che sia educato, che da grande diventi un medico, che raggiunga i successi mancati dai genitori e così via. Poi il bambino nasce e sorprende tutti, cresce e diventa un ragazzo, ma tutti hanno ancora tante aspettative su di lui: che vada a messa ogni domenica, che si trovi gli amici giusti, che si appassioni della scuola. E ogni volta che il ragazzo non corrisponde a queste aspettative delude qualcuno. Questa delusione, poi, diventa per lui motivo di ansia e, un po’ alla volta, lo conduce alla tristezza.

Questo è ciò che purtroppo succede in molte famiglie, ma non dovrebbe essere così. Amare qualcuno, infatti, significa lasciare che sia se stesso al di là delle nostre aspettative. La vita dell’altro è sempre un mistero irriducibile alle nostre idee su di lui e sarebbe un vero peccato non accorgerci di chi è veramente perché condizionati dai nostri progetti.

Questo vale per i figli, ma anche per i mariti, per gli amici e persino per Dio. Anzi, forse soprattutto per Dio. Spesso rischiamo che la nostra fede non sia altro che una serie di aspettative su di lui: non una relazione con l’alterità di Dio, ma con le nostre idee sul suo conto. Ci aspettiamo, ad esempio, che Dio ci preservi dai problemi, esaudisca sempre le nostre richieste, ricompensi i bravi e punisca i cattivi. È per questo che poi Dio ci delude: perché resiste alle nostre aspettative e le supera.

Anche Giovanni Battista aveva le sue idee su Dio e custodiva non poche aspettative sul conto del Messia che sarebbe venuto. È normale che abbia tentato di appiccicarle addosso a Gesù non appena aveva intuito che potesse essere lui l’atteso di Israele. Quanto meno ha avuto l’onestà intellettuale di domandarglielo direttamente: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Matteo, 11, 3). E la risposta di Gesù è sbalorditiva: semplicemente non risponde alla domanda. Il Signore non si piega al gioco delle aspettative, ma invita a passare dal piano delle idee a quello dei fatti, a considerare «ciò che udite e vedete» (Matteo, 11, 4).

Il Verbo fatto carne si manifesta nella carne. Il Dio della storia si rivela nella storia. Fatti, gesti, parole, incontri, esperienze, sacramenti, relazioni: è la realtà che ci sta davanti il luogo in cui possiamo incontrare Dio e scoprire come egli sia veramente. Basta aprire gli occhi, ascoltare con attenzione, toccare con mano la vita che ci circonda. Il mondo è pieno della gloria di Dio e, tutto intorno a noi, lo Spirito manifesta il suo amore. Dobbiamo solo accorgercene, mettendo da parte le nostre aspettative e spalancando i nostri sensi a Dio che ci viene incontro.

Fonte:https://www.osservatoreromano.va/it

di ALBERTO RAVAGNANI