BRIANA SANTIAGO “Il taglio che crea”

IV Domenica di Avvento (Anno A)  (18/12/2022)

Vangelo: Mt 1,18-24

Ogni volta che diciamo “sì” a qualcosa o a qualcuno, stiamo dicendo “no” a qualcosa o qualcun altro. Decidere, dal latino decidĕre, deriva da caedĕre che significa “tagliar via”. Ogni nostra decisione è come una forbice che scarta l’eccesso dell’oggetto con il quale entra in contatto. Sono le nostre mani a modellare con tanta o poca cura la sagoma che desideriamo raggiungere, sulla base dell’idea che abita il nostro cuore.

Una giovane torna dal suo promesso sposo dopo un un viaggio di tre mesi ed è incinta. Cosa prova il cuore umano a tale scoperta? Scandalo? Delusione? Vergogna? Rabbia? Incredulità? «Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto». Giuseppe, definito «uomo giusto», decide di allontanarsi silenziosamente dallo scandalo. Nella sua mente prende forma l’idea di “tagliar via” ciò che comporterebbe un grande disagio per entrambi. Sembra però che abbia preso questa decisione confrontandosi con ciò che aveva a sua disposizione: la Legge e il suo cuore che voleva custodire Maria.

Prima di mettere mano alla forbice, l’artista pensa, crea e aggiusta la materia da tagliare. La creazione rimane solo sua se avviene soltanto nella sua mente, nel suo cuore, o nel suo studio, a porte chiuse. L’umiltà e la semplice accettazione di far entrare un altro per condividere i passi fatti nella creazione arricchiscono l’opera.

Nel sonno di Giuseppe, Dio interviene. Ciò che è nato nel suo cuore, frutto soltanto delle mani dell’uomo, viene modellato insieme a Dio nel sogno e Giuseppe umilmente decide di accettarlo. «Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa». Dio non scarta l’opera dell’uomo, ma insieme a lui la apre ad un’altra forma, divina. L’attaccamento di Giuseppe al suo primo disegno avrebbe chiuso la porta ad un piano più grande; la sua umiltà invece ha portato la Salvezza nel mondo. Canta Efrem il Siro: «Gloria a quella Potenza divina che si è modellata una figura della propria maestà e un’immagine della propria invisibilità».

di BRIANA SANTIAGO

Fonte:https://www.osservatoreromano.va/