Don Paolo Zamengo “La benedizione di Dio sul nuovo anno”

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO Dal Vangelo secondo Luca 2, 16-21 

Iniziamo un nuovo anno. Lo iniziamo con questa eucaristia
che veglia sull’inizio. Forse ognuno di noi ha iniziato l’anno
in modo diverso. Ma qui ci è chiesto di iniziarlo insieme,
come comunità che si è data convocazione nell’eucaristia.
Eucaristia significa ringraziamento. E allora diamo inizio all’anno ringraziando. Ringraziano coloro
che hanno occhi aperti, occhi che si interrogano, occhi che riconoscono i doni. Non ringraziano i
distratti. Ringraziano i pastori che sono andati oltre il buio della notte. Si interroga Maria, che
conserva ogni cosa nel cuore e cerca di capire ciò che accade.
Forse anche Maria si interroga sull’identità di quel bambino che aveva messo alla luce. Forse
anche Giuseppe si interroga. Penso che madri e padri si interrogano sull’identità del bambino
quando nasce loro un figlio. 
Che l’identità di Gesù fosse in quel nome? Forse Maria se lo chiedeva, perché era stato l’angelo a
portarle il nome. Cerchiamo di capire anche noi perché in quel nome sta una benedizione. E non è
cosa da poco iniziare un anno dentro una benedizione. E siccome Dio non dà il nome a caso,
bisogna che noi partiamo dal significato. Il nome dato dall’angelo, “Gesù”, significa “Dio salva”.
Ebbene forse ci commuove pensare che Gesù è stato per tutta la sua vita fedele al nome che
portava. Quel nome è stata la sua vita. Lui è vissuto per salvare. Pensiamo ai suoi incontri,
facciamoli passare a uno a uno, ricordiamo le sue parole, i suoi gesti, i suoi sguardi: la sua passione
era salvare.
L’inizio dei segni fu alle nozze di Cana in Galilea, dove volle salvare la festa, salvare con il vino la
festa di due giovani sposi. Li voleva salvi. Così sino all’ultimo: l’ultimo lo salvò sulla croce, dalla
croce, era un malfattore, appeso come lui a una croce, gli disse: “In verità io ti dico: Oggi sarai con
me in paradiso”. Ultimo gesto, ha salvato. Era la sua vita, era la sua passione. 
Ed è per questo che il suo nome è sopra ogni altro nome, perché gli importava degli altri: “svuotò
se stesso assumendo una condizione di servo, umiliò se stesso facendosi ubbidiente fino alla
morte di croce, per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che al di sopra di ogni altro nome”.
Ancora una volta c’è la rivoluzione della categoria del “grande” e del “sopra”. In un commento di
questi versetti ho letto che in Dio è avvenuto un terremoto, il terremoto in Dio. Perché noi
sequestriamo Dio nella categoria della potenza, della grandezza, dell’altezza. Invece si svuotò e si
abbassò. E lo svuotamento cominciò nella nascita, dalla nascita alla croce. E l’abbassamento fino
alla morte, da malfattore, la morte di croce, l’abbassamento che era iniziato nella nascita. 
Ma perché? Perché, solo se ami, se veramente ami, solo se non stai sopra, ma ti abbassi al viso
dell’altro ami, veramente ami. Se il volto di Dio che si è svelato in Gesù è il volto di un Dio
svuotato, abbassato, cambiano le categorie con cui guardare la vita e la storia. 
Non pensate che su queste immagini di Dio si gioca anche la pace? In nome di un Dio che si è
abbassato, tu non puoi fare la guerra o uccidere. Non puoi, come dice il Papa, vivere
nell’indifferenza. “Dio non è indifferente! A Dio importa l’umanità, Dio non l’abbandona”.
Vinciamo l’indifferenza, a noi importa dell’umanità, a noi importa di ogni persona, vicina o lontana,
di ogni realtà, vicina o lontana. A noi importa. 

“Il volto di Gesù” dice papa Francesco “è simile a quello di tanti nostri fratelli umiliati, resi schiavi,
svuotati. Dio ha assunto il loro volto. E quel volto ci guarda. Se non ci abbassiamo non possiamo
vedere il suo volto”. Questo è il nome di Dio che suona a benedizione per questa nostra terra,
all’inizio dell’anno nuovo. Germe di salvezza per questa terra. Nasce qui la pace: da un Dio cui
importa l’umanità.  Siamo testimoni del suo volto. Ecco la sua benedizione: Il Signore faccia
risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace.