Battesimo del Signore (Anno A)  (08/01/2023)

Vangelo: Mt 3,13-17 

Con il Battesimo di Gesù finisce il tempo di Natale. Ora il Vangelo non racconta più come Gesù è
nato, ma perché è nato. Qual è la sua missione? Il suo compito? Per capirlo occorre seguire il
racconto e il senso del suo battesimo. Sarà l’opportunità per riscoprire anche il nostro.
Questa mia riflessione vorrei condurla attorno a tre domande:
Perché Gesù decide di farsi battezzare? Perché il Padre lo chiama Figlio? E noi quando possiamo
dirci battezzati?
 “Perché Gesù decide di farsi battezzare”. Nel Vangelo c’è un silenzio sulla adolescenza e la
giovinezza di Gesù. Dall’episodio di Gesù dodicenne al tempio fino al battesimo avvenuto a
circa trent’anni, nei Vangeli non si parla più di Gesù. Da tutto il contesto si può arguire che
abbia avuto contatti stabili con Giovanni Battista. Egli era una figura affascinante e un
maestro di vita. Dalla sua voce e dalla sua testimonianza Gesù si sarà formato, anche se poi
prenderà delle strade diverse.
La formazione di Gesù e il suo risveglio messianico parte, quindi, dalla relazione con il
Battista. Anche Gesù, come uomo, viene sollecitato, illuminato da voci esterne. Nessuno si
fa da solo. Gli altri sono determinanti nella nostra vita. Questo lo fu anche per Gesù. Il
battesimo è per Lui il momento decisivo, è l’inizio della sua orientazione vocazionale.
Perché è il momento decisivo? Per rispondere a questo interrogativo occorre rifarsi al suo
contesto esistenziale. Gesù, avrà avuto circa 30 anni. Era già adulto. Gli era data la
possibilità di inserirsi nella vita pubblica e di potervi dare il suo apporto di presenza e di
idee. A questa età Gesù si conosceva. Aveva scoperto in lui dei doni e delle sorprendenti
qualità. Sapeva parlare e la sua parola attirava folle e le coinvolgeva, poteva diventare un
apprezzato animatore sociale e politico. Sapeva difendersi e difendere con acutezza di
argomenti e poteva sognare un futuro da avvocato. Soprattutto sapeva guarire da “infermità
di vario genere” e se sceglieva di fare lo psicologo o il medico poteva avere gloria e
soprattutto denaro. Aveva doti e qualità così singolari da prospettarsi una vita
economicamente soddisfatta e socialmente famosa. Poteva essere un uomo di brillante
carriera. Gesù invece sceglie, decide di porre le sue capacità al servizio degli uomini, della
giustizia. Non cerca la sua affermazione, cerca di sollevare gli uomini e le donne dalle
oppressioni, dalle emarginazioni e di risvegliare le coscienze perché possano operare per il
bene comune e affrancarsi da sudditanze sia religiose che politiche. Risuona in questa sua
scelta la profezia di Isaia: “Non si abbatterà finché non avrà stabilito il diritto sulla terra”
(42, 4).
Mettendosi in fila con i peccatori, Gesù si fa solidale con gli uomini, solidale nella parte più
profonda di loro stessi che è il loro essere peccatori; entra fino in fondo per assumere questa
realtà e liberarla. Nel battesimo Gesù esprime una scelta di vita: farsi compagno di viaggio
degli uomini per liberarli. Il suo battesimo è un impegno di vita, è una vita data. Gesù
chiamerà il vero battesimo la sua morte in croce, quando tutto avrà speso: tempo, energie,
vita, per la verità e la giustizia. Qui è veramente battezzato, qui è veramente dato.

 “Come sarà avvenuta questa scelta di deporre il suo io, per mettere al centro l’altro, di
rinunciare alla sua affermazione per far emergere il bene delle persone, della comunità?”
Nel Vangelo non è descritto il suo travaglio interiore, ma che deve pur esserci stato. Forse
non riusciamo ancora sufficientemente a considerare Gesù come uomo. Lo pensiamo solo
come Dio, e certamente era Dio, ma Gesù era anche pienamente uomo e come uomo aveva
le aspirazioni proprie dell’uomo: affermarsi, primeggiare, avere una vita tranquilla, essere
apprezzato dagli altri. Come uomo non era esente da questi sentimenti e da queste naturali
impulsi. Il rinunciare ad una vita tranquilla e di successo per assumere le sofferenze e le
speranze degli uomini, dovrà essere stata una scelta faticosa anche per Gesù. Pure lui era
attratto dalle comodità della vita, dal piacere di essere riconosciuto e stimato. Scegliere una
vita di immersione nei problemi degli uomini e lottare perché vengano riconosciuti i loro
diritti, la loro dignità, significava abbracciare la strada del dissenso e dell’incomprensione da
parte di molti e soprattutto di ostilità da parte di coloro che detenevano il potere religioso,
politico: potere che non accetta rovesciamenti di vita e di idee.
Sicuramente agiva in lui lo Spirito che rinnova e ricrea, ma questo Spirito lo spingeva e lo
sollecitava attraverso la persona di Giovanni Battista e di molte persone che facendosi
battezzare esprimevano il desiderio di vivere una vita diversa. Anche Gesù come uomo,
quindi, è stato spronato e la sua grandezza sta nell’essersi lasciato stimolare. Certamente la
sua scelta così decisa non è stata dettata tanto dalla rinuncia al proprio io, ma dalla passione
per l’uomo, soprattutto per l’uomo oppresso e in difficoltà. Egli per amore si è addossato la
fragilità e la vulnerabilità dell’uomo. Il suo battesimo è una scelta di amore: prima dell’io
c’è l’altro, prima della sua affermazione c’è la promozione degli altri.
 “Questo è il figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”.
Il Padre approva la scelta di Gesù e lo chiama “Figlio”. È un termine che indica affetto, è
una parola carica di pathos, vertice del desiderio e dell’emozione sulla terra. Figlio è colui
che agisce come agisce il padre, colui che prolunga con la sua vita, la vita del padre.
E il Padre lo chiama “mio compiacimento”. Un termine inusuale, eppure bellissimo che
nella sua radice significa: tu figlio mi piaci. C’è dentro una gioia, una esultanza, una
soddisfazione. Dio trova gioia nello stare con lui che compie queste scelte e quasi dice: tu
sei la mia gioia.
Questa affermazione che avviene a “cieli aperti”, cioè nel dialogo tra Dio e l’umanità, è
rivolta a tutte le persone, che come Gesù scelgono di mettersi in fila con gli uomini e con gli
uomini peccatori. Il nostro battesimo non può essere ridotto a un rito, a un gesto isolato:
dovrebbe esprimere una scelta di vita, un modo di vivere. Se viviamo nell’attenzione ai
bisogni degli uomini, se ci impegniamo a trovare le vie più giuste perché si realizzi la
giustizia, perché inizi la liberazione, allora siamo battezzati. Se stiamo soli e pensiamo a noi
stessi, se non ci confrontiamo con la realtà, se non ci lasciamo provocare, non diciamoci
battezzati. Il vero battesimo è quello della vita, una vita che si pone al servizio: “Essere
battezzati vuol dire essere uomini dedicati agli altri uomini” (Ernesto Balducci).
Due piccoli impegni-

  • Pure Gesù ha provato il doloroso travaglio di staccarsi dalle sue naturali esigenze.
  • Il nostro battesimo dovrebbe esprimere una scelta di vita.

Battista Borsato