Paolo De Martino “Dio è un incontro”

II Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)  (15/01/2023)

Vangelo: Gv 1,29-34 🏠

Nel giro di poche settimane, per la quarta volta, la liturgia ci mette davanti agli occhi Giovanni il battezzatore. Questa sua nuova apparizione – narrata da una delle prime pagine del quarto Vangelo – ci viene presentata all’inizio del “tempo ordinario”.
Finite le grandi feste del Natale, il nuovo tempo che la Chiesa ci consegna è un invito forte a costruire la nostra ferialità. E’ nello scorrere quotidiano e feriale dei giorni che dobbiamo vivere lo stupore del Dio-con-noi, la novità e la bellezza del Volto che Gesù ci ha rivelato.
Io non lo conoscevo”, ripete per due volte un assorto Giovanni Battista.
Lo stupore di domenica scorsa (“Tu vieni da me?”) gli ha spalancato un mondo, un orizzonte, una comprensione del mistero di Dio totalmente inattesa.
Credeva di sapere, credeva di credere, credeva di conoscere. Tutta la sua vita si era consumata intorno a quell’attesa, a quella preparazione, a quell’incontro. Eppure ammette, non gli importa di apparire stolto e di esplicitare un errore o una debolezza. Io non lo conoscevo.
Così è la nostra vita di ricerca. Così inizia questo tempo donato da Dio. Senza sapere. Anche se già sappiamo. Senza sederci sulle certezze acquisite, sulle cose donate e imparate, senza voler apparire arrivati o sapienti.
Dio sa stupirci, se lo lasciamo fare.
Ho visto.
La conoscenza di Dio nasce sempre da un’esperienza. Il vedere non è solo un distratto guardare estetico, curioso, superficiale. È l’atteggiamento di chi si pone davanti alla vita con mille domande, ma non per il piacere di ascoltare il suono della propria voce, ma nella consapevolezza che o siamo cercatori o non siamo.
Ho visto”, dice Giovanni.
Ha visto Gesù venire verso di lui, dopo il Battesimo. Ha visto un Dio che gli si fa incontro, presente, prossimo, vicino. Come abbiamo visto noi, in questi brevi ed intensi giorni di Natale.
Abbiamo visto un Dio che diventa bambino, che ribalta le nostre prospettive, che colma le nostre stalle, che si rivolge agli sconfitti della storia.
Abbiamo visto, se non ci siamo lasciati sopraffare dall’inutile buonismo che emoziona e non converte, se non ci siamo lasciati avvelenare dalla disperazione di chi ha vissuto questo giorni da solo.
È questo il cristianesimo: lo stupore di un Dio che prende l’iniziativa, che annulla le distanze, senza porre condizioni, senza chiedere nulla in contraccambio.
Ho testimoniato
Ho visto e ho testimoniato.
Nel vangelo di Giovanni, il cui autore, è bene ricordare, era uno dei due discepoli del Battista che ha seguito il Maestro, il profeta non è un precursore ma un testimone.
Possiamo testimoniare solo se sperimentiamo, non per sentito dire. Possiamo testimoniare solo se ammettiamo di non conoscere e ci poniamo in ascolto, se ammettiamo di non conoscere a sufficienza.
Il Battista aveva le sue idee sul Messia, ma dovrà affermare: “Io non lo conoscevo. Pensavo che lo avrei riconosciuto in un certo modo e invece è venuto e si è manifestato come non me l’aspettavo”.
E’ stato l’incontro con Gesù che gli ha fatto capire chi era davvero il Messia.
A volte riduciamo Dio a dottrine, catechismi, dogmi, regole, ma Dio è un incontro. La grande domanda è: “Ma io l’ho mai incontrato?”. Che non è: “Cosa penso di Dio?” o: “Cosa ho imparato su Dio” ma: “Io l’ho mai incontrato?”.
Come riconoscerlo Chi ha incontrato Dio non è più stato lo stesso. Il dopo non fu più come il prima. Chi lo ha incontrato è stato una persona nuova. E poi chi ha incontrato il Dio di Gesù ama e non giudica; ama e sa perdonare; ama e non possiede.
La fede nasce da un incontro, da un’esperienza, dalla vita.
Il quarto Vangelo non racconta la scena del Battesimo di Gesù, ma mette sulle labbra del cugino asceta la rivelazione del Messia: Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!
Tutti i giorni ascoltiamo nell’Eucarestia questa frase. Questa presentazione che Giovanni fa di Gesù, contiene una novità strabiliante.
A differenza della tradizione ebraica, dove è l’uomo che si deve offrire a Dio, qui ci viene presentato un Dio che capovolge le logiche del gioco. E’ Lui stesso che si offre per noi, che si dona e si consegna.
Questo capovolgimento è una vera rivoluzione perché sposta le priorità del discepolo: non c’è nulla da conquistare, non ci sono punti premio da far segnare sulla tessera del buon cristiano, ma tutto è un dono da accogliere e da condividere.
Gesù-agnello, identificato con l’animale dei sacrifici, introduce qualcosa che capovolge e rivoluziona il volto di Dio: il Signore non chiede più sacrifici all’uomo, ma sacrifica se stesso; non pretende la tua vita, offre la sua; non spezza nessuno, spezza se stesso; non prende niente, dona tutto.
Facciamo attenzione al volto di Dio che portiamo nel cuore: è come uno specchio, guardandolo capiamo qual è il nostro volto. Questo specchio va ripulito ogni giorno, alla luce della vita di Gesù. Perché se ci sbagliamo su Dio, poi ci sbagliamo su tutto, sulla vita e sulla morte, sul bene e sul male, sulla storia e su noi stessi.
Ecco l’agnello che toglie il peccato del mondo. Non «i peccati», al plurale, ma «il peccato» al singolare; non i singoli atti sbagliati che continueranno a ferirci, ma una condizione, una struttura profonda della cultura umana
Giovanni non ha detto: Ecco l’Agnello di Dio che toglierebbe il tuo peccato se tu…L’amore non impone condizioni. Non attende che siamo “in grazia di Dio”, magari meritevoli del suo amore per venirci incontro.
La bella notizia di questa domenica? Lui sta venendo verso di me, proprio ora. Un Amore che mi abbraccia così come sono perché l’amore fa dei limiti dell’altro occasione di abbraccio.

Fonte:https://paolodemartino.wordpress.com/