Don Paolo Zamengo “Ecco l’agnello di Dio”

II Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)  (15/01/2023)

Vangelo: Gv 1,29-34

L’evangelista Giovanni colloca questo episodio al secondo giorno della
settimana, quella che inaugura la vita pubblica di Gesù, la settimana
della nuova creazione che si concluderà con il sabato, il sabato di Cana
di Galilea, l’acqua mutata in vino, il sabato in cui i discepoli videro la
sua gloria.

In quel giorno Giovanni Battista presenta Gesù come l’Agnello di Dio, come l’uomo su cui ha visto
scendere lo Spirito. Quale senso hanno queste parole sulle sue labbra e quale senso diedero
successivamente nel tempo i lettori del vangelo di Giovanni?
Tutto questo è interessante e affascinante. Si procede di approfondimento in approfondimento. Le
“stesse” parole evocano, in ore diverse della vita, orizzonti nuovi. Così dovrebbe essere, perché
altrimenti le parole sono morte, sono case disabitate, sono formule che non dicono nulla.
Che senso ha, per esempio, la parola “padre” o “madre” prima che tu lo sia o dopo che tu lo sei
diventato? Così ogni parola, anche la parola “agnello”, la parola “peccato”, la parola “Figlio di Dio”…
Quale viaggio fanno nel segreto le parole che esprimono quello che abbiamo ricevuto?
Per ben due volte, Giovanni afferma che non lo conosceva. “Io non lo conoscevo, ma sono venuto a
battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele”. E ancora: “Io non lo conoscevo, ma
chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: l’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere
lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo”.
Ricorderete un’altra pagina di Vangelo; è il Battista che dal carcere manda a chiedere: “Sei tu colui
che deve venire o dobbiamo attendere un altro?” Le parole prendono luce o prendono ombra
secondo gli accadimenti della vita, secondo le emozioni del cuore. Per questo è importante sostare,
fermarsi sulle parole e cercarne il senso.
“Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo”. Sulla bocca del Battista, questo
titolo, detto in aramaico, significa “servo” e “agnello” nello stesso tempo.. Probabilmente il Battista
lo ha inteso nel senso di “servo”, servo di Dio, di cui parlava oggi Isaia nella prima lettura. Non l’aveva
forse visto come “servo di Dio” nelle acque del Giordano?
Ma poi la parola nel suo viaggio andò a significare “agnello”. La sentenza di morte di Gesù era stata
pronunciata il 14 del mese di Nisan, verso mezzogiorno, proprio nell’ora in cui si sgozzavano gli
agnelli. Gesù l’agnello mandato a morire che toglie il peccato del mondo.
Il peccato del mondo: al singolare. Quasi una forza che precede i nostri singoli peccati, una forza del
male inquinante che di fronte a certe manifestazioni ci fa dire: ma come è possibile? Come è possibile
che quattro scafisti lascino morire donne e bambini per dei soldi? Dov’è questo pensiero corrotto
che induce a ritenere il valore della vita meno dei soldi, meno di uno sbarco sulla riva del mare?
O, se volete, questo pensiero strisciante per cui conto “io”, conta il mio volto; il volto degli altri
nemmeno lo guardo. E non basta denunciare per togliere il peccato del mondo! Mi fa sempre molto
pensare il duplice significato del verbo latino “tollere” : togliere e portare, togliere e caricarsi.

Gesù ha tolto caricandosi sulle spalle il peso. Non siamo molto credibili quando denunciamo, ma i
pesi non vogliamo sfiorarli nemmeno con un dito. Caricarsi del peso per toglierlo, lo ha fatto solo
Gesù.