P. Gaetano Piccolo S.J.”La vita come processo”

II Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)  (15/01/2023)

Vangelo: Gv 1,29-34  🏠

«Dio mandò un uomo che si chiamava Giovanni.

Dio non poteva esser visto:

per questo fu accesa la lampada.

Vi fu un uomo di nome Giovanni.

La luce di Cristo era troppo forte

perché occhi cisposi potessero riceverla,

e fu data come aiuto per loro una lampada

che desse testimonianza della luce».

Sant’Agostino, Discorso 379,5

La vita come processo

Nella vita abbiamo a volte la sensazione di essere sotto processo – e a volte effettivamente lo siamo – senza sapere di cosa siamo accusati. Si moltiplicano i giudizi, le condanne, i processi sommari. Spesso avvengono anche nei luoghi dove non avremmo immaginato, dove pensavamo di essere persino protetti o voluti bene. Accadeva così anche a Josef K., protagonista del romanzo di Kafka, che si intitola proprio Il processo: un giorno il signor K. viene prelevato dalla polizia, ma non scoprirà mai di cosa sia stato accusato. Persino coloro che dovrebbero aiutarlo, come il suo avvocato, partecipano, forse involontariamente, a questo gioco dell’ambiguità. Tutti parlano, ma nessuno farà mai riferimento all’accusa. Siamo tutti dentro questo grande processo che è la storia, come del resto l’intero vangelo di Giovanni sembra volerci dire, e in questo processo dobbiamo allora decidere però quale ruolo vogliamo giocare.

Vedere e testimoniare

Ci sono infatti due verbi che rappresentano i fuochi del brano evangelico che la liturgia di questa domenica ci consegna: vedere e testimoniare. Se prestiamo attenzione ai verbi usati per indicare le diverse sfumature del vedere, ci accorgiamo che il testo del Vangelo di questa domenica delinea un cammino: nel v.29 il vedere (blepein) è un vedere fisico; mentre al v.32 theomai esprime l’atto di osservare, contemplare; al v.34 troviamo invece il perfetto di orao, è avvenuta una conoscenza interiore che permette di trovare (da cui eureka), portando a compimento la ricerca. Giovanni Battista ci insegna a correlare in modo opportuno il vedere e il testimoniare: puoi testimoniare, cioè puoi parlare, se hai visto, altrimenti le tue parole sono chiacchiere, fantasie, diffamazioni. E, se hai visto, sei responsabile, sei convocato, sei chiamato a testimoniare. Hai una responsabilità alla quale non ti puoi sottrarre.

Il proprio posto

Giovanni Battista sa discernere per trovare quale sia il suo posto: sa mettersi da parte. Egli è il testimone. Non tocca a lui giudicare, non tocca a lui mettersi al centro dell’attenzione, è l’amico dello sposo, non lo sposo. Gesù è colui che gli sta davanti (v.30): Giovanni testimonia in suo favore, perché la testimonianza è anche e soprattutto per aiutare, per far crescere. Il genitore e l’amico sanno bene quanto sia importante a volte farsi da parte perché l’altro possa emergere, senza soffocare, reprimere, fare ombra.

Sapere quello che si dice

Giovanni Battista non si lascia andare alle chiacchiere e non fa allusioni: fin quando non conosce, non parla (io non lo conoscevo, v.33), parla solo dopo aver conosciuto, si è informato, ha fatto esperienza, ha riflettuto. Giovanni Battista arriva a questa consapevolezza e diventa testimone perché ha fatto un cammino. Giovanni vede il modo in cui Gesù vive, il modo in cui si relaziona: Ecco l’agnello (v.29). Si rende conto che la vita di Gesù è per altri. Gesù gli ricorda l’agnello della cena pasquale, l’agnello che viene ucciso al nostro posto, ma è anche l’agnello che viene mandato nel deserto, carico dei peccati del popolo, come gesto di espiazione. Giovanni Battista ha già visto ciò che Gesù porterà a compimento: il profeta vede nel presente lo sviluppo della storia.

Pregare

In questo cammino che lo porta a diventare testimone, Giovanni Battista ha contemplato, ha pregato. C’è stato un dialogo con Dio: proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse… (v.33). È stato un dialogo vissuto alla luce della Parola: lo Spirito ha permesso a Giovanni Battista di riconoscere in Gesù il compimento della promessa. L’immagine della colomba attraversa infatti l’intera Scrittura: tutta la Scrittura attesta che Gesù è il Messia.

Responsabilità

La nostra vita parla sempre: con i nostri gesti, con i nostri silenzi, con i nostri sguardi, noi parliamo. La nostra vita è inevitabilmente una testimonianza: stiamo sempre dicendo qualcosa, e ne siamo responsabili. È pericoloso dover tornare ogni volta a giustificarsi dicendo… ma io non volevo dire questo! Ecco perché occorre esprimersi con prudenza, non solo con le parole, ma ancor di più con le scelte che facciamo, altrimenti, mentre pensiamo di essere testimoni o giudici, ci accorgiamo improvvisamente di essere diventati imputati. In questa domenica siamo invitati a riflettere sul valore della testimonianza, ma potrebbe anche essere l’occasione per chiedere perdono per tutte le volte che ci siamo lasciati andare al pettegolezzo, alle insinuazioni, ai giudizi superficiali, di tutto questo infatti un giorno dovremo comunque renderne conto.

Leggersi dentro

– Il tuo modo di parlare è frutto di preghiera e riflessione o ti lasci andare al pettegolezzo e alle insinuazioni?

– Quale ruolo assumi più di frequente nelle situazioni della vita: l’imputato, il giudice, il testimone…?

P. Gaetano Piccolo S.I.

Compagnia di Gesù (Societas Iesu)

Fonte:http://www.clerus.va