Derno Giorgetti NEL BATTESIMO GESÙ ANNUNCIA SUA DISPONIBILITÀ ALLA CROCE

II Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)  (15/01/2023)

Vangelo: Gv 1,29-34

Il giorno dopo, Giovanni, essendo profeta, vede “Gesù venire verso di lui” (versetto 29). Il Cristo era già presente, ancora sconosciuto viene portato alla luce dal Battista. La Parola fatta carne era entrata nel mondo per Maria Vergine, ora viene fatta conoscere da Giovanni. Egli dice: “Guardate lì”. Ma cosa si vede?

Apparentemente un uomo, però non è un uomo qualsiasi: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”. Dio stesso lo ha scelto quale vittima speciale per realizzare la nuova Pasqua e ottenere la salvezza del mondo intero (Eb 10,5-7). Cristo farà sparire il peccato che, come una cancrena, si è infiltrato in tutte le strutture di questo mondo e anche in me. Satana si serve della forza del peccato e della paura della morte per soggiogare l’universo intero. E noi… ce ne stiamo ben sottomessi a lui e schiavi del peccato (1Gv 3,8; 5,19).

Fissiamo dunque il nostro sguardo su Cristo Crocifisso e saremo liberati dal morso dell’antico serpente. Ci siamo dimenticati chi siamo. Che cos’è il nostro corpo? Una carne purificata dall’acqua battesimale e alimentata dalla carne e dal sangue di Gesù Cristo. Giovanni Battista, l’ultimo dei profeti, si presenta essenzialmente come un testimone. Che dice? “Guardate quell’uomo che avete lì davanti”, è il Messia, l’unto, l’inviato di Dio.

Infine, Giovanni contempla e vede lo Spirito Santo abbassarsi sopra Gesù e “rimanere” sempre con Lui, diventando la forza perenne della sua missione, fino all’ultimo respiro… sulla croce. Gesù: un agnellino, semplice come una colomba, mansueto, umile; un re che cavalca un asino. Lo Spirito in lui farà meraviglie e, come nel diluvio, la colomba trova il suo riposo nella persona del Nazareno: finalmente ha trovato “un giusto”, un uomo disposto a fare la volontà del Padre.

Giovanni venne per dare testimonianza alla luce (Gv 1,7): si tratta di una luce che ci abbaglia, e noi diciamo “No, no” perché preferiamo rimanere avvolti nelle nostre tenebre. Gesù è l’agnello. Quale agnello? L’immagine può riferirsi a Isaia 53 – dove l’agnello prende su di sé il peccato del mondo – oppure all’agnello pasquale. Sostituendo la parola agnello con “sacrificio” allora si capisce meglio.

Tutti i sacrifici che gli uomini possono fare al loro “dio” non riescono a eliminare il peccato del mondo. Nel battesimo Gesù annuncia già il suo “sì”, la sua disponibilità a portare la croce. La morte di Gesù toglie veramente il peccato del mondo perché possiede una forza espiatoria unica. Siamo figli di Dio, sul serio. Siamo “un popolo Benedetto”.

Fonte:https://www.corrierecesenate.it/


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