V Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (05/02/2023)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 13
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con
che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15 né si accende
una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella
casa.
16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al
Padre vostro che è nei cieli».
Collocazione del brano
Continuiamo la nostra lettura del discorso della montagna. Dopo il prologo solenne delle beatitudini
Matteo in questo breve brano ci indica le caratteristiche di coloro che vogliono seguire Gesù.
Lectio
13 Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro
serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Le ultime battute del brano precedente parlavano della beatitudine riguardante la persecuzione e della
ricompensa che avrebbero ottenuto quanti sarebbero stati investiti da tale persecuzione. Ora si passa a tre
immagini che fanno comprendere in modo vivo quali siano le caratteristiche del discepolo.
La prima è quella del sale, al quale si associano diverse funzioni: dà sapore ai cibi, li conserva e nei sacrifici
antichi si utilizzava allo scopo di purificare la vittima offerta (cf. Lv 2,13). Inoltre nell’AT il sale per le sue
proprietà di conservazione veniva considerato simbolo di valori duraturi (Nm 18,19; 2Cr 13,5). Infine è
ritenuto simbolo di sapienza.
La comunità cristiana dunque è sale della terra poiché il vangelo dà senso non solo all’esistenza personale,
ma anche a quella di ogni persona e di tutta la comunità umana. Infatti la fede in Cristo ci rende
consapevoli della nostra identità di figli del Padre e conseguentemente di fratelli e sorelle.
Anche il sale però può essere adulterato e perdere le sue proprietà. Molto più il credente può perdere
credibilità e significato quando il suo vivere non ha più il sapore del vangelo: il discepolo che non ha il
sapore di Cristo non serve a nessuno e a buon ragione può essere messo in ridicolo.
14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte,
In questo versetto abbiamo la seconda e la terza immagine: la luce, che sarà ripresa ai vv. 15-16, e la città
costruita sul monte. Quest’ultima fa forse riferimento alla città di Gerusalemme (cf. Is 2,2-3) costruita sul
monte Sion, dove si trova il tempio del Signore. La comunità cristiana è come la città santa, dove si vivono
relazioni sante.
Il tema della luce è molto presente nei testi NT in particolare riferito a Gesù; in Mt 4,12-17 (vedi 3a
domenica del tempo ordinario) egli era stato indicato come la grande luce che rischiara le terre di Zabulon e
Neftali. Restando in lui i credenti possono a loro volta essere luce del mondo per tutti quelli che stanno nella
casa. Anche per questo tema abbiamo un riferimento ad Israele (che per primo nell’AT viene detto luce
delle nazioni, Is 42,6 e 49,6) rafforzando l’idea che la comunità cristiana è il nuovo Israele.
San Paolo nelle sue lettere dirà che i cristiani devo splendere come astri nel mondo (Fil 2,15) e che sono
luce nel Signore, dopo essere stati tratti dalle tenebre (Ef 5,8).
15né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli
che sono nella casa. 16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere
buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.
L’immagine della luce viene qui ripresa in una prospettiva un po’ diversa: il credente non è più detto luce,
ma lampada (come nel vangelo di Giovanni dove il Precursore è detto lampada che arde e risplende, cf Gv
2
5,35) poiché riceve da Cristo la sua luce. Il moggio aveva la forma di un mastello poggiato su tre o quattro
piedi. Quale lampada il discepolo di Gesù splende e illumina quanti sono nella casa (cioè nella Chiesa) non
per averne gloria ma allo scopo di dare gloria al Padre vostro che è nei cieli. Il cristiano non è invitato a
cercare successo, ma a vivere la sua identità.
Come in Mt 5,3-12 il fine dell’atteggiamento buono delle beatitudini è vivere sotto la Signoria di Dio (il
regno dei cieli), così nei vv. 13-16 per il cristiano essere luce e sale, vivere le opere buone indicate dalle
beatitudini, spinge le persone che lo vedono a glorificare Dio Padre. L’evangelista ci vuole suggerire che il
sapore e la luce di Cristo e del vangelo può giungere al mondo anche oggi, attraverso i suoi discepoli.
L’appellativo il Padre vostro che è nei cieli è caratteristico del primo evangelista nel NT e rappresenta un
tipico modo ebraico di rivolgersi a Dio nella preghiera.
Meditatio
- Cosa significa per me essere sale?
- Ti sembra di aver visto mai dei discepoli di Gesù che hanno perso il sapore?
- Chi è che illumina tutta la casa?
Preghiamo
(Colletta della 5
a
domenica del Tempo Ordinario – Anno A)
O Dio, che nella follia della croce manifesti quanto è distante la tua sapienza dalla logica del mondo, donaci
il vero spirito del Vangelo, perché ardenti nella fede e instancabili nella carità diventiamo luce e sale della
terra. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
Fonte:https://www.matrisdomini.org/