Figlie della Chiesa Lectio I Domenica di Quaresima (Anno A) 

I Domenica di Quaresima (Anno A)  (26/02/2023)

Vangelo: Mt 4,1-11  🏠

Il cammino quaresimale che oggi intraprendiamo è la grande opportunità che ci è offerta come credenti per crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e testimoniarlo con una degna condotta di vita. Inoltre ci dà la possibilità di conoscere meglio la nostra fragilità e con la forza della Sua Parola vincere le tentazioni del maligno, in modo da giungere alla Pasqua rigenerati dallo Spirito.

Ogni anno la prima domenica di quaresima si apre con il brano dedicato alle tentazioni di Gesù nei racconti dei diversi evangelisti: Matteo 4,1-11 (Anno A che è quello che stiamo vivendo); (Mc 1,12 ss. Anno B); (Lc 4,1 ss. Anno C). Sarebbe utile, prima di entrare nella contemplazione del Vangelo odierno, leggere i capitoli che lo precedono, cogliendo due sfumature che ci aiutino nel cammino di conversione: la centralità dello Spirito Santo e la giusta adorazione che fa intraprendere una strada diversa. A tal proposito si evidenziano questi versetti:

1,18Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.

Nel capitolo successivo, che si propone, compare Gesù che si mette in fila con i peccatori per ricevere il battesimo da Giovanni e riemerge pieno di Spirito Santo: lo stesso Spirito che condurrà poi Gesù nel deserto:

3,1-17 Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Il capitolo 2,1-11, meditato durante il tempo di Natale, ci ha offerto la possibilità di riconoscere a chi è dovuta la giusta adorazione e la possibilità di cambiare vita attraverso l’accoglienza dell’annuncio del Vangelo che è Cristo Gesù. Il cammino quaresimale, in questa luce, è lo stesso cammino fatto dai magi, cioè quello di rientrare nel proprio paese per un’altra strada, metafora del rientro in noi stessi; non più come prima, ma cambiati, non più tranquilli nei nostri “regni” e nelle nostre idee.

Dopo queste brevi considerazioni cerchiamo di entrare nel brano evangelico che Matteo ci propone, dove il protagonista iniziale è: quello stesso Spirito che aveva reso possibile la generazione di Gesù nel grembo di Maria ed era disceso su di Lui per mostrare a tutti il compiacimento del Padre (Mt 3,16): ora Lo conduce nel deserto per essere tentato, come aveva condotto il popolo eletto “per metterlo alla prova” (Dt 8,2).

Cosa significa nel linguaggio biblico tentare (il verbo è peirázō)? Possiamo cogliere due accezioni: «mettere alla prova, saggiare» e «far deviare dalla retta via».

Nel brano cogliamo anche tre nomi del tentatore:

  1. Il “tentatore” che chiede a Gesù di fare un miracolo, trasformando le pietre in pane.
  2. Il diavolo, alla lettera «il divisore» (gr. dia-bàllo), che chiede a Gesù di dividersi dal Padre.
  3. Satana», (dall’ebr. satan, aramaico satana’) che significa «il nemico», l’accusatore dell’uomo, per rovinarlo e rovinare il disegno divino (possiamo leggere per un confronto il libro di Giobbe).

Gesù dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. A tal proposito è bene leggere due brani dell’antico Testamento: Es 34,28 e Dt 9,9, per vedere come Gesù segue l’esempio dei Padri e per poter considerare sia le tre tentazioni che stanno all’inizio della vita pubblica di Gesù, sia quella e finale quando gli si chiede di scendere dalla croce (Mt 27, 40.42.44).

LE TRE TENTAZIONI:

Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane.

“SE”. All’origine di ogni tentazione c’è un “se”, c’è un dubbio. Gesù deve mettere in dubbio la parola del Padre: tu sei «il Figlio mio, l’amato»; deve dimostrare di essere Figlio di Dio trasformando le pietre in pane; deve porre un atto di sfiducia nei confronti del Padre.

Gesù però risponde a questa provocazione-tentazione afferrando la spada della Parola, «che è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio»(Eb 4, 12); prende «la spada dello Spirito che è la Parola di Dio» (cfr Ef 6,17) e contrappone al tentatore l’esortazione di Mosè al popolo di Israele proprio riguardo a quell’episodio: «Sta scritto» (Dt 8,3) – «Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore».

Mentre la prima tentazione consisteva nel mettere in dubbio la fiducia nella Provvidenza di Dio, la seconda tentazione è esattamente il contrario; ma a quella provocazione Gesù reagisce con forza citando ancora la Scrittura: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore» (Dt 6,4-6). Citando questo testo Gesù ci rivela il suo amore verso il Padre: non una fredda obbedienza, ma un amore fedele che non viene meno nella prova (cfr. Mt 26,51-54).

Infine vi è la menzogna del diavolo: «Io donerò tutto questo a te», attribuendosi il potere che è stato invece dato a Gesù: […] Gesù si avvicinò e disse loro: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra” (Mt 28,18). Il fine del diavolo è attirare a sé; non dare, ma ricevere, essere onorato fino massimo del prestigio: l’adorazione. La parola severa di Gesù è: «Vattene, satana», cioè mettiti dietro di me, che sarà la stessa parola usata con Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

È interessante cogliere, in quest’ultima parte, il fatto che Gesù non offre nessun’altra possibilità di dialogo, insegnando a quanti si mettono alla Sua sequela che regnare è servire. Alla nostra odierna cultura, a noi che crediamo di poter pensare e agire da soli, che prendiamo gloria gli uni dagli altri, a noi pronti a dominare, ad esercitare il potere, mentre siamo dominati dentro la nostra casa, a noi che pensiamo di essere la misura di ogni cosa… a noi uomini e cristiani di questo tempo, questo Vangelo dice che è solo lui il Signore.

Papa Benedetto nella lettera in forma di Motu proprio “Porta fidei”, nell’indire l’anno della fede, auspicava: La testimonianza di vita dei credenti cresca nella sua credibilità (n. 9); e voleva aiutare ogni cristiano a riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede. E nello stesso tempo rendere ragione di come questa gioia è il frutto di un dono e di un impegno (n. 7).

Domande per la riflessione personale:

  • Come viviamo il nostro essere Figli di Dio? A chi diamo il primato: al pane o alla parola che esce dalla bocca di Dio?
  • Ci sono molti ambiti della nostra vita in cui è possibile diventare idolatri: la carriera, il denaro, la cultura. Quali sono le cose che ci danno vita?
  • Lasciamoci provocare dalla Parola oggi ascoltata: Cos’è per noi la Parola di Dio, la sottomissione a una guida, il deserto, la prova?

Fonte:https://www.figliedellachiesa.org/