Figlie della Chiesa Lectio III Domenica di Quaresima

III Domenica di Quaresima (Anno A)  (12/03/2023)

Vangelo: Gv 4,5-42  🏠

Siamo giunti alla terza domenica di Quaresima. Nella I e nella II domenica in tutti e tre gli anni A, B, C ci viene presentato lo stesso episodio del Vangelo, ovviamente con l’angolatura propria dei tre evangelisti Matteo, Marco, Luca. A partire dalla terza domenica, invece, ogni anno il Vangelo presenta un episodio diverso; in particolare, nell’anno A le tre domeniche (III, IV, V) si caratterizzano per l’attenzione ad accompagnare il percorso finale dei catecumeni, che nella I domenica di Quaresima, sono stati eletti per ricevere i Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana nella solenne Veglia Pasquale. Sono stati eletti: non ammessi o promossi! La Chiesa tutta, nella persona del Vescovo o di un suo delegato, riconosce durante la Celebrazione Eucaristica che il Signore stesso li ha eletti a ricevere i Sacramenti.

Queste sono anche le tre domeniche nelle quali si svolgono gli scrutini: si presentano cioè all’assemblea i candidati; e gli esorcismi: preghiere per la liberazione dal male, il cui scopo è di illuminare a poco a poco i catecumeni sul mistero del peccato, da cui l’universo intero e ogni uomo desiderano esser redenti. Inoltre si vuole anche rendere loro familiare la Persona del Cristo Redentore, che è acqua viva (cfr Gv 4, 5-42: il Vangelo della samaritana, nella III domenica), luce (cfr Gv 9, 1-41: il Vangelo del cieco nato, nella IV domenica), risurrezione e vita (cfr Gv 11,1-53: il Vangelo della risurrezione di Lazzaro, nella V domenica). Vengono anche consegnati loro il Simbolo Apostolico, con il quale professare la fede e il Padre nostro, la Preghiera dei figli, insegnataci dal Signore stesso.

Anche a noi, battezzati ormai da tempo, è chiesto in queste domeniche di riflettere sulla qualità della nostra fede e su come e quanto manifestiamo al mondo che ci circonda che realmente crediamo in Cristo, Redentore di ogni uomo; nel Padre Buono e Misericordioso; nello Spirito, datore di Vita e forza. A noi, battezzati da sempre, è chiesto di interrogarci sulla sete che abbiamo della Grazia e del perdono del Signore; ci viene domandato se nel pregare il “Padre nostro” comprendiamo cosa implicano queste parole nella nostra vita quotidiana, e se le pronunciamo in tutta sincerità e coerenza di vita. Siamo invitati a pregare “per loro (i battezzandi) e per noi, perché questo reciproco impegno di conversione ci renda degni delle grazie pasquali” ed essi possano sentirsi sostenuti da noi nel loro cammino di fede, tutto ancora da scoprire.

In questo ultimo mese che ci separa dalla celebrazione della Pasqua, nella quale Gesù Cristo ha donato la sua vita per tutti, nessuno escluso, potremmo approfondire – se già l’abbiamo meditata – oppure leggere con attenzione la Lettera Enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti” e domandarci cosa significa per noi essere nel quotidiano fratelli e/o sorelle di quanti accostiamo, senza differenze o preferenze. E chiediamoci anche quanta parte, nel vivere così, pensiamo dipenda da noi o non piuttosto dalla Grazia divina, accolta in noi e lasciata operare senza frenarla.

In questa terza domenica, infatti, siamo invitati a riflettere soprattutto sull’acqua viva che il Signore ci dona; sull’efficacia della Sua Grazia, se le permettiamo di operare in noi senza mettere ostacoli.

È necessario anzitutto porsi in un atteggiamento di fede, credere cioè che la fede può operare miracoli, come il far scaturire acqua dalla roccia (I Lettura) per calmare la nostra sete e dissetare tutti i nostri bisogni.

Per questo però, come ci chiede il salmista, dobbiamo non indurire il nostro cuore ed ascoltare la voce del Signore. Ascoltare: come diceva Martin Lutero, l’organo più necessario per il cammino cristiano è l’udito, il porsi in atteggiamento vero di ascolto della Parola del Signore. Poiché, come ci ricorda san Paolo nella II Lettura, è per mezzo di Lui che riceviamo la grazia. Lui è venuto a donarci la salvezza, a riaprirci l’accesso al cuore del Padre; ma ci lascia liberi, non si impone con la forza. Al massimo, davanti alle nostre incomprensioni, stuzzica la nostra curiosità, come ha fatto con la Samaritana (cfr. Gv 4, 7.9-15), come ha fatto con quanti si preparano a ricevere l’Iniziazione Cristiana da adulti. Prima, non lo avevano incontrato o incontrandolo non lo avevano riconosciuto; ora – grazie spesso ad un fratello o sorella che ha testimoniato loro la gioia dell’amore fraterno, della carità cristiana – sanno che vale la pena lasciarsi avvolgere dalla Sua Grazia e inondare dalla Sua Luce.

Interroghiamoci: noi lo abbiamo incontrato realmente? Lasciamo che la Sua Grazia e la Sua Luce siano la nostra bussola giorno dopo giorno?

Se osiamo accogliere il Signore Gesù come nostra Guida nel cammino, la vita non cambierà come per un tocco di bacchetta magica che rende tutto roseo e piacevole, ma l’accoglienza della realtà quotidiana si rivelerà possibile con la forza del Suo Spirito, con il sostegno del Suo giogo soave (cfr. Mt 11, 28-30).

È quanto è accaduto alla Samaritana, della quale ci parla ampiamente il Vangelo odierno. Va al pozzo in un’ora in cui sa che difficilmente troverà qualcuno, perché è conscia di avere una vita irregolare, ben poco corretta, e per questo preferisce evitare gli incontri. Ma Gesù è là ad attenderla. E per incontrarla le chiede aiuto: Lui chiede a lei l’acqua. Anche con noi il Signore si comporta così: ci raggiunge nelle nostre cadute, nel nostro peccato; e ci ridesta stimolando ciò che di buono abbiamo in noi. Stimola la nostra curiosità facendoci prendere atto dei nostri limiti e delle nostre mancanze (le disse: “Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui”. Rispose la donna: “Non ho marito”. Le disse Gesù: “Hai detto bene “non ho marito”… cfr Gv 4,16) ma lo fa in un modo che ci lascia sereni e ci conduce ad un di più di fiducia (…vedo che tu sei un profeta Gv 4, 19).

E quando si risveglia la fiducia, fiorisce la fede e si diffonde la testimonianza; quando rifiorisce la fiducia non abbiamo più timore di presentarci al mondo per quel che realmente siamo: piccoli, limitati, manchevoli in tante occasioni, ma sempre rivestiti e sorretti dalla forza del Suo Amore misericordioso: La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente:”Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?“(Gv 4, 28-29).

Interroghiamoci: siamo capaci di raccontare con semplicità il nostro peccato per testimoniare le meraviglie che compie in noi il Suo Amore e il Suo Perdono?

Sappiamo accostare gli altri nella gioia e testimoniare la bellezza del sacramento della Riconciliazione?

L’avventura della Samaritana è una parabola di ciò che la Grazia può fare nel cuore di chi l’accoglie e si rende docile al Suo operato nella propria vita, nel proprio cuore. Richiama la parabola del granello di senape (Mt 13, 31-32) che è il più piccolo di tutti i semi ma cresce fino a divenire un grande albero, alla cui ombra i fratelli possono riposare e ristorarsi, sui cui rami gli uccelli possono costruire i loro nidi.

Possiamo concludere la nostra riflessione pregando la Colletta propria dell’anno A:

O Dio, sorgente della vita, tu offri all’umanità riarsa dalla sete l’acqua viva della grazia che scaturisce dalla roccia, Cristo salvatore; concedi al tuo popolo il dono dello Spirito, perché sappia professare con forza la sua fede e annunzi con gioia le meraviglie del tuo amore”; ben sapendo che per adorare il Signore “in spirito e verità” non servono grandi cattedrali ma la trasparenza del nostro cuore, umile e grato, lungo tutte le 24 ore della giornata, giorno dopo giorno. 

Fonte:https://www.figliedellachiesa.org/