V Domenica di Quaresima (Anno A)  (26/03/2023)

Vangelo: Gv 11,1-45

«Un divino cui non corrisponda una fioritura dell’umano non merita che ad esso ci dedichiamo» (Dietrich Bonhoeffer). Questo Gesù lo comprese molto bene. L’unico motivo per cui merita dedicarsi a un Dio, è venire alla luce di sé.

‘Vieni fuori’ dice Gesù alle esistenze diminuite che ha incontrato lungo la strada; vieni fuori dal tuo sepolcro esistenziale. Sei fatto per la luce, la bellezza, la vita. ‘Vieni fuori’ dalla prigionia della condanna in cui ti sei rifugiato o ti hanno relegato; fatti cadere d’addosso le bende dei sensi di colpa che ti tengono legato, torna a respirare profondamente.

‘Vieni fuori’ dalla convinzione – in cui gli altri ti hanno recluso – che sei amabile solo se te lo meriti, e accettabile solo per via di prestazioni.

Sì, Gesù era convinto che ciò di cui necessita l’umano, è solo il sentirsi amato, come il sole per il fiore; che l’unico modo per sopportare la vita e l’angoscia è poter fare esperienza di una voce amica che gli gridi: ‘sii te stesso, ci sono io, non temere!’. Che l’unico modo per smettere d’aver paura è una voce che risponda al proprio grido nella notte.

Gesù è stato ‘rivelazione’ di Dio perché come essere umano ha permesso a donne e uomini di uscire dal proprio sepolcro, di tornare a splendere e avanzare verso futuro, indipendentemente dal proprio stato sociale e dalla propria condotta morale.

Gesù ricorda a noi tutti che ciascuno può essere una ‘magnifica presenza’, in cui il divino stesso si rivelerà, nel momento in cui accostando vite che sembrano ormai destinate alla morte, le faremo vibrare di energia nuova.

Tutti abbiamo esigenza di un amore che si avvicini e ci dica: ‘vieni fuori’. Sarà l’unico modo per credere nella risurrezione, perché fattane esperienza nella carne per mezzo di un amore che vince anche la morte.

«Ogni “amicizia” ci migliora e ci arricchisce, non tanto per ciò che ci dà, quanto per quello che possiamo scoprire di noi stessi. Ognuno di noi ha risorse inutilizzate, angoli dell’anima, cantucci e sacche di consapevolezza che se ne stanno addormentate. E possiamo anche morire senza averle scoperte, per l’assenza di uno spirito affine che ce le riveli. Noi tutti abbiamo sentimenti insoddisfatti e idee che possono essere attuate solo se viene qualcuno a risvegliarle. Ogni essere umano ha dentro di sé un Lazzaro che ha bisogno di un Cristo per risorgere. Sventurati quei poveri Lazzari che giungono al termine della propria vita senza incontrare un Cristo che dica loro: “Alzati!”». (Miguel de Unamuno)