Ascensione del Signore (Anno A)  (21/05/2023) Vangelo: Lc 24,46-53

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù lascia la terra con un bilancio deficitario: gli sono rimasti soltanto undici uomini impauriti e confusi, e un piccolo nucleo di donne tenaci e coraggiose.

Lo hanno seguito per tre anni sulle strade di Palestina, non hanno capito molto ma lo hanno amato molto, e sono venuti tutti all’appuntamento sull’ultima montagna.

E questa è la sola garanzia di cui Gesù ha bisogno. Ora può tornare al Padre, rassicurato di essere amato, anche se non del tutto capito, e sa che nessuno di loro lo dimenticherà.

Gesù compie un atto di enorme, illogica fiducia in uomini che dubitano ancora, non resta a spiegare e a rispiegare. Il Vangelo e il mondo nuovo, che hanno sognato insieme, li affida alla loro fragilità e non all’intelligenza dei primi della classe.

L’Ascensione è una festa difficile: come si può far fe­sta per uno che se ne va? Il Signore non è andato in u­na zona lontana del cosmo, ma nel profondo, non oltre le nubi ma oltre le forme: se prima era insieme con i di­scepoli, ora sarà dentro di loro. Sarò con voi tutti i gior­ni, fino alla fine del tempo.

Ascensione non è un per­corso cosmico geografico ma è la navigazione spaziale del cuore che ti conduce dalla chiusura in te all’amore che abbraccia l’universo (Bene­detto XVI).

E a loro che dubitano anco­ra, a noi, alle nostre paure e infedeltà, affida il mondo. Li spinge a pensare in gran­de, a guardare lontano: il mondo è vostro.

Gesù se ne va con un atto di enorme fiducia nell’uo­mo. Ha fiducia in me, più di quanta ne abbia io stesso. Sa che riuscirò a essere lie­vito e forse perfino fuoco; a contagiare di Spirito e di na­scite chi mi è affidato.

Ascensione è la festa del no­stro destino – solo il Cri­stianesimo ha osato collo­care un corpo d’uomo nella profondità di Dio (Romano Guardini) – che si intreccia con la nostra missione: «Battezzate e insegnate a vi­vere ciò che ho comandato». «Battezzare» non significa versare un po’ d’acqua sul capo delle persone, ma im­mergere!

Immergete ogni uomo in Dio, fatelo entrare, che si lasci sommergere dentro la vita di Dio, in quella linfa vitale.

Insegnate a osservare. Che cosa ha comandato Cristo, se non l’amore? Il suo co­mando è: immergete l’uo­mo in Dio e insegnategli ad amare. A lasciarsi amare, prima, e poi a donare amo­re. Qui è tutto il Vangelo, tutto l’uomo. Fate questo, donando speranza e amo­revolezza a tutte le creatu­re, tutti i giorni, in tutti gli incontri.

Sr. Miryam Libera

Monastero di Bra

Fonte:https://federazioneclarisse.com