Figlie della Chiesa Lectio Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Anno A)  (11/06/2023) Vangelo Gv 6, 51-58

Oggi celebriamo la festa del Corpo e Sangue del Signore: è la festa dell’Eucarestia, il Pane che Gesù ha lasciato perché in ogni tempo i credenti potessero entrare in comunione con Lui.

Questo sacramento è Gesù stesso, nell’atto di donarsi sulla croce per la salvezza di tutti. Egli voleva esprimere nella maniera più chiara che quel pane è veramente il Suo Corpo e che ne abbiamo bisogno come cibo che ci accompagan fino alla vita eterna. Chiediamo la grazia di prendere maggiormente coscienza di questo, della necessità di nutrirci di Lui. Diceva Madre Teresa di Calcutta: “Senza eucarestia non potrei vivere, non potrei amare e non potrei servire i poveri”.

L’Eucarestia è lo stupore di avere Dio tra noi: è il Gesù della Pasqua, il Risorto che consuma il pasto con i suoi Apostoli.

Le parole “carne”, “sangue”, “pane di cielo” indicano l’intera sua esistenza, la sua vicenda umana e divina, le sue mani di carpentiere con il profumo di legno, le sue lacrime, le sue passioni, la polvere delle strade, i piedi intrisi di nardo, e la casa che si riempie di profumo e di amicizia. È Dio in ogni fibra. Libero come nessuno mai, capace di amare come nessuno prima. Allora il suo invito incalzante significa: mangia e bevi ogni goccia e ogni fibra di me. Prendi la mia vita come misura alta del vivere, come lievito del tuo pane, seme della tua spiga, sangue delle tue vene, allora conoscerai cos’è vivere davvero.
Dio si è fatto uomo perché ogni uomo si faccia come Dio. E allora vivi due vite, la tua e quella di Cristo; è lui che ti fa capace di cose che non pensavi, cose che meritano di non morire, gesti capaci di attraversare il tempo, la morte e l’eternità: una vita che non va perduta e non finisce mai. Mangiate di me! Parole che sorprendono ogni volta, come una dichiarazione d’amore: “Voglio stare nelle tue mani come dono, nella tua bocca come pane, nell’intimo tuo come sangue; fammi cellula, respiro, pensiero di te. Tua vita”. Qui è il miracolo, il batticuore, lo stupore: Dio in me, il mio cuore lo assorbe, lui assorbe il mio cuore e diventiamo una cosa sola.

Oggi è la festa del prendete e mangiate, prendete e bevete! il dono preso, il pane mangiato.

Gesù non sta parlando del sacramento dell’Eucarestia, ma del sacramento della sua esistenza, che diventa mio pane vivo quando lo prendo come misura, energia, seme, lievito della mia umanità. Vuole che nelle nostre vene scorra il flusso caldo della sua vita, che nel cuore metta radici il suo coraggio, perché ci incamminiamo a vivere l’esistenza umana come l’ha vissuta lui.

Mangiare e bere la vita di Cristo non si limita alle celebrazioni liturgiche, ma si dissemina sul grande altare del pianeta, nella “messa sul mondo”. Io mangio e bevo la vita di Cristo quando cerco di assimilare il nocciolo vivo e appassionato della sua esistenza, quando mi prendo cura con combattiva tenerezza degli altri, del creato e anche di me stesso. Faccio mio il segreto di Cristo e allora trovo il segreto della vita.

La festa di oggi ravvivi la nostra fede nell’Eucarestia: chiediamo il dono di desiderarla e di viverla con maggiore fede, di non abituarci mai ad essa.

Fonte:https://www.figliedellachiesa.org