Battesimo del Signore (Anno B) (07/01/2024)
Il disegno del Padre è stato quello di rigenerare, ricreare, tutte le cose in Cristo. E’ il disegno di “ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose”, come afferma san Paolo nella lettera agli Efesini (1,10).
La ricreazione operata da Cristo è la chiave di lettura della teofania del Battesimo di Cristo. Il Verbo incarnato è sceso nelle acque, quelle acque che, primordiali, avvolgevano la terra, ma che poi vennero suddivise in mari e fiumi. Ma, mari e fiumi conobbero le lotte degli uomini; le acque si arrossarono del sangue degli uomini, furono contaminate dall’odio. L’Amore, così, scese nelle acque per riconsacrarle a Dio con la sua presenza. Quale vertice delle sue opere Dio fece l’uomo, creato per amore e depositario nel suo cuore dell’Amore, dello Spirito Santo. Per il peccato lo Spirito Santo fuggì dal cuore dell’uomo, ma ora si posa sul Cristo, dopo che il Cristo è sceso nel Giordano assumendo su di sé tutte le colpe degli uomini, per espiarle e far sì che tutte le cose cessassero di subire la violenza, la caducità dei peccati, e lo Spirito Santo ritornasse nel cuore dell’uomo.
La salvezza dell’uomo Dio non l’ha attuata attraverso un condono esterno dei peccati. Poteva farlo, ma per dare all’uomo una liberazione interna dal peccato e quindi renderlo nuovamente dimora di Dio, era necessario molto di più. Era necessario che il Verbo venisse tra gli uomini assumendo una natura umana. Era necessario che il Verbo si incarnasse, entrasse nella trama delle esistenze umane condividendo tutto, per tutto santificare, ricreare.
Gesù che scende nel Giordano è l’agnello che toglie i peccati del mondo, e così il Battesimo del Giordano lo avvia verso il Battesimo del dolore, della morte (Mc 10,38; Lc 12,50).
La consacrazione pubblica a re per mezzo dello Spirito Santo, e la potenza conseguente che ne riceve (At 10,38), sono frutto di un’opera di conquista che avverrà non con la morte altrui, ma con la propria. Il battesimo della morte condurrà il Cristo alla gloria della risurrezione e lo renderà “spirito datore di vita” (1Cor 15,45), poiché (2Cor 3,17): “Il Signore è lo Spirito e, dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà”. Egli dà agli uomini lo Spirito Santo meritato presso il Padre con l’obbedienza fino alla morte di croce.
Nel Battesimo del Giordano tutte e tre le Persone della Trinità sono presenti. Il Padre che proclama Gesù suo Figlio, nel quale si è compiaciuto per la sua obbedienza. Il Figlio, che umile si presenta alla volontà del Padre. Lo Spirito Santo che scende su di lui. Chiaro che Gesù aveva già l’anima ripiena dei doni dello Spirito Santo, ma in quel momento ne riceve una nuova elargizione in ragione della sua missione. Sempre l’anima di Cristo ha avuto la pienezza della grazia, ma ciò non vuol dire che questa grazia, nei vari eventi della sua vita, non potesse crescere per nuove pienezze, in conseguenza del suo avvicinarsi all’epilogo della sua vita: la morte in croce.
La seconda lettura, tratta dalla prima lettera di Giovanni, ci presenta la potenza del Battesimo cristiano. Cristo, addossandosi quale penitente le nostre colpe nelle acque del Giordano e abbracciando il Battesimo della morte, è venuto non solo con l’acqua, come Giovanni Battista, ma con l’acqua e il sangue, cioè con la capacità di liberare l’uomo dal peccato facendolo nuovamente tempio di Dio, vero figlio adottivo di Dio.
L’acqua è il segno, ma la vera realtà che lava è il Sangue, ed è per il Sangue, cioè per Cristo, che si riceve lo Spirito.
Giovanni testimoniò il Cristo; il Sangue testimoniò e testimonia l’amore di Cristo; lo Spirito Santo attesta al nostro Spirito che siamo di Cristo e perciò figli adottivi di Dio. Le tre testimonianze sono concordi, e incessantemente dichiarano all’uomo la salvezza ricevuta nel Battesimo. Il Padre ha poi dato testimonianza al Figlio con i miracoli e innanzitutto risuscitandolo glorioso dai morti. Dare testimonianza vuol dire affermare la verità dandone le prove.
Tutti coloro che sono stati battezzati sono stati battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo nel fonte battesimale. Noi tutti, che abbiamo ricevuto il Battesimo, siamo stati rigenerati in Cristo e siamo entrati in intima unione con lui nel dono dello Spirito Santo e siamo stati sigillati in questo nella forza comunicataci dalla Cresima; così lo Spirito Santo ci indirizza con veemenza d’amore al Padre, quali suoi figli adottivi. Ma ancora, in Cristo siamo anche nella comunione di un solo corpo, il corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa. Questa intima comunione ci viene attestata dal nostro amare Dio, che per essere vuole l’osservanza dei comandamenti. Sappiamo di amare i fratelli se amiamo Dio obbedendo alla sua Parola, cioè al Vangelo. Per amare i fratelli e le sorelle si deve partire da Dio; poiché è lui che ci ha rigenerati, rendendoci capaci di amare i fratelli. Molti pensano che basti esprimere solidarietà agli uomini per essere graditi a Dio; ma non è affatto così perché Cristo non è venuto a portare sulla terra una solidarietà umana, ma una solidarietà soprannaturale fondata su di lui e sul suo Spirito. E anche quando troviamo persone lontane da Cristo noi le amiamo sempre in Cristo, cioè soprannaturalmente. Anzi, è proprio questo amore soprannaturale, che ci permette di continuare ad amare quando le ragioni umane d’amare vengono straziate. Di fronte a parenti che ci seviziano, che lacerano i sentimenti, rimane ferma la carità. Se noi amassimo solo umanamente di fronte all’insulto, di fronte alla freddezza, di fronte alla tortura dei sentimenti ci fermeremmo, smetteremmo di amare e odieremmo. Invece no, noi continuiamo ad amare. Il Battesimo, fratelli e sorelle, a cui segue la Cresima, ci rende capaci di amare soprannaturalmente, il che non vuol dire indipendentemente dall’umano, ma vuol dire che l’umano è purificato e portato su di un piano molto alto dove da solo mai potrebbe giungere. Per questo, fratelli e sorelle, noi vinciamo il mondo; perché crediamo fermamente in Gesù e in ciò che ci ha detto e che la Chiesa ci propone di credere. Giovanni dice: “Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede”. Questa fede. È fede in Dio Amore, e perciò nati da Dio noi amiamo. Il mondo odia, odia l’amore, ma non può vincere l’amore. Le pressioni della menzogna, della violenza, non possono travolgere chi è stato rigenerato dall’acqua limpida e benedetta del fonte battesimale, a cui è connesso il Sangue della redenzione, cioè il sacrificio di Cristo.
“Venite all’acqua” dice la prima lettura. Ricordiamoci dunque del nostro Battesimo; rinnoviamo le promesse battesimali, per crescere in Cristo e vincere così le insidie del mondo, tutte orientate a farci inaridire, a portarci ad oscurare l’amore, a disperare di Dio. Vincere, fratelli e sorelle, perché noi sappiamo che Dio è Amore e che ha testimoniato il suo amore. Ave Maria. Vieni, Signore Gesù.
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