Alessandro Cortesi Commento V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

Domenica 6 Aprile (DOMENICA – Viola)
V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)
Is 43,16-21   Sal 125   Fil 3,8-14   Gv 8,1-11

“Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia e non ve ne accorgete?”

Un germoglio sta crescendo nella vita e nella storia, nonostante tutte le contraddizioni. Il profeta del tempo dell’esilio indica una novità che sta per nascere, difficile ad essere individuata perché esige con occhi capaci di osservare le cose piccole… E’ come un germoglio, silenzioso e fragile che annuncia la primavera. Nel deserto si pare una strada. Si lascia alle spalle la tragica esperienza dell’esilio, la paura della schiavitù, e l’esperienza dell’oppressione. L’invito è a non lasciarsi imprigionare da cose passate: il ricordo della sofferenza, la distruzione, la deportazione. Si apre l’annuncio di un nuovo esodo, esperienza di incontro con Dio vivente e liberatore. Dio è fedele alle sue promesse: ‘Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. (…) Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi»’.

Anche Paolo scrivendo ai Filippesi comunità a cui era particolarmente legato, richiama a prendere distanze da un passato di costrizione e paura e parla di futuro. Usa l’immagine della corsa nello stadio, comune ai suoi contemporanei. La sua speranza è quella di correre “perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti”.

Paolo intende la sua vita come una corsa: non è un arrivato, non ha già raggiunto il premio ma vede tratto fondamentale dell’esistenza l’essere in movimento, e tenere alla comunione con Cristo e nella vita in Dio. Non ha ancora conquistato la meta ma è stato conquistato da Cristo: “anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. (…) So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù”

‘Và e d’ora in poi non peccare più’. Nelle parole di Gesù emerge ancora la dimensione del futuro: apre un futuro nuovo ad una donna, segnata da una storia di sofferenza e di sfruttamento. La incontra mentre è calpestata dal giudizio implacabile dell’ipocrisia di uomini che intendono lapidarla. La critica di Gesù è senza riserve nei confronti di chi si pone come paladino della moralità e negatore di ogni futuro: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. Gesù smaschera ipocrisie e risponde con il silenzio al tranello che gli è posto: Alla domanda ‘tu che ne dici?’ se fosse lecito o meno lapidarla, non risponde. Richiama in modo radicale ad una responsabilità, ad uno sguardo al cuore, ad impostare le relazioni in modo nuovo con apertura al futuro possibile. Il suo scrivere con il dito per terra è gesto che forse richiama un testo di Geremia: ‘Sulla terra verrà scritto chi ti abbandona, perché hai abbandonato il Signore sorgente di acqua viva’ (Ger 17,13). Il lento andarsene di tutti viene descritto mettendo in risalto il distaccarsi ‘uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi’.

“Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo”: nel mezzo della sua vita quella donna, come ognuno di noi si trova di fronte a Gesù, sola per poterlo riconoscere come ‘Signore’ della sua esistenza e per ascoltare una parola di misericordia e perdono: “Nessuno ti ha condannata? Ed essa rispose: Nessuno Signore. Neanch’io ti condanno; va’…”

Dopo che tutti se ne furono andati, Gesù rivolge alla donna una parola di vita nuova: non solo l’invito a dimenticare il passato ma l’invito ad andare, a camminare ancora con forza di vita nuova: ‘d’ora in poi non peccare più!’. La parola di Gesù è dono di speranza che apre un futuro nuovo.

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Fonte:https://alessandrocortesi2012.wordpress.com/