Domenica 8 Giugno (SOLENNITA’ – Rosso)
DOMENICA DI PENTECOSTE – MESSA DEL GIORNO (ANNO C)
At 2,1-11 Sal 103 Rm 8,8-17 Gv 14,15-16.23-26
“Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra”. Lo spirito è spirito della creazione che soffia nel respiro stesso che anima la vita di ogni realtà creata. E’ questa la prima esperienza dello Spirito che è dato accogliere e condividere. Vi è una continuità tra lo Spirito sorgente di ogni santificazione e lo Spirito fonte di ogni vita (vivificante) e che sta al cuore della creazione: ciò conduce a “riscoprire lo stesso Spirito nella natura, nelle piante, negli animali e negli ecosistemi della terra” (J.Moltmann, Lo spirito della vita p.21)
“Lo Spirito è la presenza attiva di Dio stesso nel mondo, la presenza di Dio in persona”: così scrive Moltmann nel suo Lo Spirito della vita in cui sviluppare la proposta di cogliere la presenza dello Spirito che si svuota all’interno del creato e pone la creazione come casa di un Dio che vi sta dentro e nel contemporaneo è altro e Creatore. “La scoperta dell’ampiezza cosmica dello Spirito di Dio induce al rispetto della dignità di tutte le creature, in cui Dio è presente mediante il suo Spirito” (Lo Spirito della vita p.22). Ciò conduce a scorgere come l’attenzione all’ecologia come sistema di relazioni può essere letto come una “dottrina della casa” (Dio nella creazione p.8)
“tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue… ciascuno li udiva parlare nella propria lingua”
Pentecoste è una tra le feste del pellegrinaggio per Israele (Dt 16,16), festa che nella primavera ricorda il dono della legge. Il racconto di Luca della prima Pentecoste a Gerusalemme indica il dono dello Spirito con le immagini del vento impetuoso e delle lingue di fuoco. La venuta dello Spirito suscita modi nuovi di comunicazione. I discepoli sono investiti di ‘forza dall’alto’ sono trasformati e dalla paura passano al coraggio dell’annuncio. La loro parola si fa comprensibile e vicina. Si passa dall’incomunica-bilità alla possibilità nuova di comunicare. A Babele, la confusione delle lingue non era solo la metafora di una maledizione (contro l’unico impero – oggi l’impero del neoliberismo che tutto riduce a merce e disumanizza le persone – e che vuole tutto uniformare). Babele era anche una promessa, racchiudeva il progetto di un Dio che benedice la diversità, e genera vie per accogliere in un dialogo nuovo. Pentecoste non è solo anti-Babele – critica di ogni pretesa di costruire un impero umano che si pone al posto di Dio – ma è anche compimento della promessa di Babele: la comunione che si attua nella convivialità delle differenze, nell’incontro di parole disarmate. Quando si apriranno ponti di comunicazione lì si rende presente l’annuncio delle grandi opere di Dio, al di là delle frontiere e di ogni barreiara culturale o religiosa.
Il IV vangelo presenta la pentecoste la sera del giorno di Pasqua: Gesù in mezzo ai discepoli soffia su di loro. Dona loro il, suo spirito, in un gesto che racconta un rinnovarsi della creazione: “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,22). Tutta la vita di Gesù è stata orientata a quell’ora in cui ha ‘consegnato lo Spirito’ (Gv 19,30). Il dono dello Spirito sgorga dalla vita di Gesù, dati per gli altri, fatta pane spezzato, vissuta come dono per tutti. Il soffio dello Spirito è presenza non racchiudibile, forza di rigenerazione, di apertura, di libertà. A Nicodemo Gesù aveva detto: «Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3,8). A Pentecoste lo Spirito è presenza che de-centra la nostra vita e rende capaci di lasciarsi guidare dallo Spirito. E’ lui che ‘ci guiderà alla verità tutta intera’ (Gv 16,13).
Alessandro Cortesi op
Fonte:https://alessandrocortesi2012.wordpress.com/
