Figlie della Chiesa Lectio V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 8 Febbraio (DOMENICA – Verde)
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 58,7-10   Sal 111   1Cor 2,1-5   Mt 5,13-16

Di Figlie della Chiesa🏠home

Splendido questo passo di Matteo, dove Gesù parla di sale e di luce: Egli ci vede come sale della terra e luce del mondo! un linguaggio simbolico per indicare a quanti intendono seguirlo alcuni criteri per vivere alla sua presenza e testimoniarla nel mondo.

Il primo simbolo è il sale: elemento che dà sapore e che conserva e preserva gli alimenti dalla corruzione. Il discepolo è dunque chiamato a tenere lontani dalla società i pericoli, i germi corrosivi che inquinano la vita delle persone. Si tratta di resistere al degrado morale, al peccato e all’indifferenza, testimoniando i valori dell’onestà e della fraternità, senza cedere alle lusinghe mondane dell’arrivismo, del potere, della ricchezza.

È “sale” chi si rialza dalla polvere dei propri sbagli, nonostante i fallimenti quotidiani (perché tutti ne abbiamo), ricominciando con coraggio e pazienza, ogni giorno, a cercare il dialogo e l’incontro con gli altri. È “sale” chi non ricerca il consenso e il plauso; si sforza di essere una presenza umile e costruttiva, in fedeltà agli insegnamenti di Gesù, che è venuto nel mondo non per essere servito, ma per servire.

Il secondo simbolo che Gesù propone ai suoi discepoli è quello della luce: «Voi siete la luce del mondo». La luce disperde l’oscurità e consente di vedere. Gesù è la luce che ha fugato le nostre tenebre; tuttavia esse permangono ancora, nel mondo e dentro le persone che ancora non lo conoscono o lo rifiutano. È compito di ogni cristiano disperderle, facendo risplendere la luce di Cristo attraverso l’annuncio del suo Vangelo. Si tratta di un’irradiazione che può derivare anche dalle nostre parole, ma deve scaturire soprattutto dalle nostre «opere buone».

Un discepolo e una comunità cristiana sono luce nel mondo quando indirizzano gli altri a Dio, aiutando ciascuno a fare esperienza della sua bontà e della sua misericordia. Il discepolo di Gesù è luce quando sa vivere la propria fede senza chiudersi in spazi ristretti, quando contribuisce a eliminare i pregiudizi, a disinnescare tensioni, a costruire ponti di pace e a far risplendere la verità nelle situazioni viziate dall’ipocrisia e dalla menzogna.

Fare luce! Consapevoli che tale luce non è la mia: è quella di Gesù. Tutti noi suoi discepoli siamo semplici strumenti per diffonderla.

Possiamo quindi interrogarci: secondo quale stile, con quali atteggiamenti si può essere davvero sale e luce?

Papa Francesco ci ricordava i tratti fondamentali della missione e della testimonianza che ogni cristiano è chiamato a rendere. Non solo “grandi gesti”, ma in primo luogo e soprattutto piccole azioni quotidiane; secondo un ritmo che inizia la mattina, quando ci si sveglia, e termina la sera, quando si va a dormire.

Come il sale, pur diventato invisibile, è fondamentale per dare sapore alle pietanze; e allo stesso modo la luce -che diamo per scontata- è ricercata nelle ore di buio, così anche il cristiano deve rappresentare una presenza che non si vede, ma la cui assenza si sente, eccome!

È proprio da qui che si capisce come «l’umiltà» sia il vero tratto distintivo della vita di ogni credente; e ciò a cui tutti i cristiani dovrebbero aspirare è: essere «anonimi» per far emergere l’Altro. La testimonianza non passa attraverso chissà quali eroismi, ma attraverso l’anonimato dei piccoli ma costanti gesti, funzionali a che «gli altri vedano e glorifichino il Padre».

Continua il Papa: Neppure ti sarà attribuito alcun merito… Noi quando mangiamo non diciamo: “Ah, buono il sale!”. No! semmai diciamo: “Buona la pasta, buona la carne”. E così, di notte, non diciamo: “Buona la luce!”. No! Ignoriamo la luce, ma viviamo con quella luce che ci illumina». Dunque, i cristiani sono «sale per gli altri, luce per gli altri», che significa essere «sempre al servizio» in quanto «il sale non insaporisce se stesso, né la luce illumina se stessa». Servizio umile, «piccolo», perché «al supermercato il sale non si vende a tonnellate, no… in piccoli sacchetti; è sufficiente.

E poi, il sale non si vanta di se stesso, perché non serve se stesso. È sempre lì per aiutare gli altri: aiutare a conservare le cose, ad insaporirle».

Non dimentichiamoci che tutto è grazia, tutto è dono. Non dimentichiamoci che non siamo protagonisti dei nostri meriti.

E una bella preghiera, a fine giornata, potrebbe essere il domandarsi: “Sono stato sale oggi? Sono stato luce oggi?”. Ho dato il massimo con passione?

E ancora: Quali sono le qualità della luce e del sale che anche a me sembra di possedere?

MI IMPEGNO A… cercare di vivere al massimo una delle mie qualità?

Questa è la santità di tutti i giorni. Che il Signore ci aiuti a capire questo».

Che è poi la cosa più importante.