Domenica 19 Aprile (DOMENICA – Bianco)
III DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)
At 2,14.22-33 Sal 15 1Pt 1,17-21 Lc 24,13-35
di padre Ermes Ronchi
E Lo riconobbero nello spezzare il pane. Come mai? Ogni padre spezzava il pane di casa. Ma tre giorni prima Gesù aveva fatto una cosa inaudita, si era dato: prendete e mangiate, questo è il mio corpo. Sono venuto perché la mia gioia sia in voi e sia piena.
Gesù amava la strada, perché è dove si è più liberi. E amava la casa, perché è dove si è più veri.
Ed ecco che il vangelo propone una storia di strada e di casa. Due discepoli hanno lasciato la città santa, quel loro gruppo chiuso e impaurito, e si sono messi in strada. Loro si allontanano e Gesù si avvicina. Non per correggere il passo o dettare il ritmo, no: per dar loro tutto il tempo di esprimersi, perché se hai fretta, non ascolti.
“Che cosa sono questi discorsi?” E gli raccontano di Gesù. Di come lo hanno seguito, amato, sperato che fosse lui. E si fermarono ‘con il volto triste’, dettaglio importante. Cosa ci indica? Che tutto questo riguarda qualcuno cui volevano molto bene. Davvero tutto finito? Forse no, perché poi le donne hanno sconvolto tutti: la tomba c’era ma lui no!
Allora Gesù li scuote con due parole dirette: stolti e lenti di cuore. Il problema non è ciò che è successo, ma il vostro cuore lento che non vi permette di vedere. Avete davanti tutti i pezzi della storia, ma non sapete rimontarli al posto giusto. Gli occhi sono legati, ma il modo di vedere dipende dal cuore. Se il cuore si apre tutta la storia cambia colore, lo sappiamo per esperienza. Se il cuore si chiude, gli occhi sono ciechi sulle persone, vedono solo i difetti.
Anche il cuore dei due discepoli è chiuso, ma non del tutto: “non ci bruciava forse il cuore lungo la strada, mentre ci spiegava la bibbia e la vita?”. Il dono favoloso dell’accensione del cuore, quando brucia di riconoscenza.
E allora: “Resta con noi perché si fa sera”. Hanno fame di parole, di compagnia, di casa. Gesù entra in una casa della quale non è detto niente, proprio perché possa essere la nostra, la casa di tutti.
Un maestro dei chassidim un giorno chiese ai discepoli: Dove sta Dio? Ma come, rabbi, ci hai sempre insegnato che Egli è in cielo, in terra, in ogni luogo… Mi sbagliavo, Dio sta soltanto là dove lo si lascia entrare.
E Lo riconobbero nello spezzare il pane. Come mai? Ogni padre spezzava il pane di casa. Ma tre giorni prima Gesù aveva fatto una cosa inaudita, si era dato: prendete e mangiate, questo è il mio corpo.
Lo riconobbero da questo, perché prendere qualcosa di proprio, (almeno un po’, o molto, o tutto…) e darlo agli altri contiene il segreto dell’intero Vangelo. Dio che si dona, nutre, alimenta, e scompare.
Prendete: è per voi. Questo “per voi” è il miracolo grande. Sono venuto perché abbiate la vita, perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Perché disubbidiate alla tristezza, questa la vostra missione: tenere al laccio la delusione. Dicendole: tu non mangerai nel mio piatto, non spezzerò il mio pane con te.
Il segreto buono della vita è quello stesso di Gesù: non andarcene da questa terra, da questa Emmaus infinita, senza essere prima diventati pezzo di pane buono per la fame e la pace del mondo.




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