Paolo Ricciardi Commento III DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

Domenica 19 Aprile (DOMENICA – Bianco)
III DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)
At 2,14.22-33   Sal 15   1Pt 1,17-21   Lc 24,13-35

di Paolo Ricciardi🏠home

Chi è il terzo che sempre ti cammina accanto?
Se conto, siamo soltanto tu ed io insieme
Ma quando guardo innanzi a me lungo la strada bianca
C’è sempre un altro che ti cammina accanto.

(T.S. Eliot, La terra desolatavv. 360-66)

 Il brano del vangelo di Emmaus lo abbiamo ascoltato, meditato, rappresentato, chissà quante volte. In questa terza domenica di Pasqua lo vogliamo rivivere, ancora una volta. Se infatti oggi noi siamo in cammino è perché Cristo è risorto. Il Vivente, l’Alfa e Omega, Principio e Fine, fa la strada con noi, affiancandosi ai due discepoli che lasciavano Gerusalemme per incamminarsi verso Emmaus.
L’evangelista ci dice che uno dei due si chiama Cleopa. Possiamo credere che l’altro, rimasto innominato, sia ciascuno di noi.
Entriamo in questo testo quindi immaginando la scena, immedesimandoci nel discepolo senza nome. La strada da Gerusalemme ad Emmaus si fa a piedi in circa tre ore. Se, all’inizio di aprile, il tramonto del sole è intorno alle 18, crediamo che i discepoli siano partiti verso l’ora nona, esattamente due giorni dopo la morte di Gesù. Da quarantotto ore tutto è finito. Tutto è privo di senso.
Qui siamo raggiunti tutti noi, per tutte quelle volte in cui abbiamo sperimentato la fatica, il senso di fallimento, la rabbia, le difficoltà comunitarie che evidenziano ciò che divide piuttosto di ciò che unisce.
In questa domenica, il Risorto si fa di nuovo accanto. Non prende subito la parola, ma ascolta, accoglie il nostro sfogo, sa che abbiamo bisogno di tirare fuori il dramma che abbiamo dentro. Solo dopo aver ascoltato, con calma, ci spiega le Scritture e fa leggere ogni realtà alla Luce della Parola.
Il Risorto ci scalda il cuore. Così dovrebbe accadere ogni domenica, quando viviamo la celebrazione eucaristica. Noi portiamo a Dio le fatiche della settimana precedente, deponiamo davanti all’altare le nostre fragilità, la nostra rabbia, il nostro peccato. E ci mettiamo in ascolto della Parola. Purtroppo, ammettiamolo, non sempre il nostro orecchio e il nostro cuore sono attenti a quanto il Signore ci dice. Occorre un po’ di umiltà, riconoscendo che abbiamo bisogno di Lui, che non possiamo vivere senza il Suo amore. Il cuore nel nostro petto va riscaldato ancora.

I due discepoli in cammino verso Emmaus ci ricordano anche che l’uomo per sua natura è un viandante, un inquieto divoratore di strade. Vi accenna sant’Agostino quando parla della memoria che nel suo grembo enorme accoglie le impressioni trasmesse dai cinque sensi e le esperienze compiute:
E vanno gli uomini ad ammirare le vette dei monti, le onde enormi del mare, le correnti amplissime dei fiumi, la circonferenza dellOceano, le orbite degli astri…Ma si può essere viandanti anche senza abbandonare la propria casa, quando a muoversi è il cuore con il suo interrogare, il suo desiderare, il suo inquieto cercare.
Ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te” (S.Agostino, Le Confessioni, 1, 1, 1).

Non è dunque solo la fatica dell’uomo, ma anche la ricerca di Dio la ragione ultima del camminare che caratterizza la nostra esistenza. Tutti, anche senza saperlo, pur perduti dietro altri interessi che inseguono come fossero valori assoluti, non fanno altro che cercare Dio.
Alla fine però, il cuore vagabondo troverà la pace.
Quella sera Gesù fece come se dovesse andare più lontano, unicamente per suscitare nei due discepoli e nell’intera umanità, il desiderio di Lui. Il cuore ardente nel petto, dopo averlo ascoltato per ore, aveva bisogno ancora di sostare con il Risorto.
Per questo insistettero… E immagino che dopo la richiesta: “Resta con noi, perché si fa sera”, Gesù sia rimasto un po’ di silenzio per ascoltare, in Sé, l’eco di quelle parole, quel ritornello – “Resta con noi” – come un canone recitato e cantato in tutte le lingue del mondo e della storia, nelle melodie che conosciamo e in quelle che non conosciamo ancora. Un coro immenso, infinito, di tutta l’umanità.

Oggi vuole essere di nuovo la richiesta mia, di ciascuno di noi, in particolare in questa domenica, primo giorno e Pasqua della settimana. Dopo avere ascoltato la Parola e incontrato altre persone, qui nella nostra chiesa, tutti abbiamo bisogno di dire al Signore: Resta con me perché è buio.
Signore, Tu, ancora una volta, rimani. E prendi il Pane e lo benedici e lo spezzi.

Continua a spezzare il pane Tu, che hai trasformato una locanda nella prima Chiesa e sei capace di trasformare me, spesso ingrato e dimentico di tanta presenza.

Mi chiedo a volte perché proprio quel ritornello sia nella hit parade” dei canti di comunione delle messe feriali da decenni. Forse perché è il più semplice e il più bello. Nel buio del cuore di ciascuno di noi anche questo canto un po’ trascinato da voci di donne anziane, di cui a volte noi ci lamentiamo, è la fonte di Pace e di Luce più bella. Resta con noi, non ci lasciar, la notte mai più scenderà.


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