Don Marco Ceccarelli Commento IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

Domenica 26 Aprile (DOMENICA – Bianco)
IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)
At 2,14.36-41   Sal 22   1Pt 2,20-25   Gv 10,1-10

di Don Marco Ceccarelli🏠home

Testi di riferimento: Gen 28,17; Nm 27,17; Sal 23,1-4; 77,21; 78,52; 80,2; 118,20; Is 53,4-6.11-
12; 63,11-12; Ger 23,1-2; Ez 34,11-15; Mt 7,15; Lc 14,27; Gv 1,18; 3,17; 14,6; At 14,22; 20,23;
Rm 5,9; 8,36-37; 1Cor 4,9; 11,1; Ef 2,18; 5,2; 1Ts 3,3; 2Tm 3,12; Eb 4,7-10; 7,25; 9,24; 10,19-20;
1Pt 3,9; 5,10; 1Gv 2,6; 3,16; 4,9; Ap 7,17

  1. Il pastore.
  • Nella quarta domenica di Pasqua la liturgia presenta ogni anno la tematica del pastore, un tema prettamente pasquale. In occasione dell’uscita dall’Egitto e del cammino nel deserto, Jahvè si è mostrato pastore nei confronti di Israele, guidando alla terra promessa il suo popolo (vedi testi di riferimento) dove avrà abbondanza di tutto. Spesso, però, il popolo ha fallito nel seguire il pastore perché non ha ascoltato la Sua voce (Sal 95,7-11), cioè non gli ha obbedito. Si segue il pastore quando si ascolta la sua voce, si obbedisce a lui e ci si lascia portare docilmente per le vie che lui percorre. Allo stesso modo, Cristo è il pastore: ascoltando e seguendo il quale possiamo entrare nel riposo eterno (Eb 4,7-10).
  • La seconda lettura. Il brano della odierna seconda lettura costituisce la conclusione del discorso rivolto agli schiavi (1Pt 2,18), i quali vengono esortati ad accettare eventuali ingiustizie da parte dei loro padroni a imitazione di Cristo-pastore. La tematica del pastore si evidenzia appunto in questo invito a “seguire le sue orme” (v. 21) e dal versetto conclusivo («eravate smarriti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e custode delle vostre anime»). La grazia (vv. 19.20) per i cristiani consiste nel soffrire ingiustamente «a causa della conoscenza di Dio» (v. 19). Non c’è grazia maggiore per il discepolo che essere come il suo maestro (Mt 10,25). Seguire il pastore significa camminare dietro di lui per la sua stessa strada. Per questo «chi vuol essere mio discepolo rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). Seguire le orme di Cristo significa comportarsi come lui (Rm 4,12; 2Cor 12,18). Il cristiano “è stato chiamato per questo”, per seguire il “modello” (hypogrammos) che Cristo ci ha lasciato (1Pt 2,21). Il termine hypogrammos indica il “modello originale” da cui si fanno le copie esatte, le “fotocopie”. Il cristiano è una fotocopia di Cristo.
  • La strada che Cristo ha percorso è quella del Servo di Jahvè (a cui la seconda lettura fa riferimento), della non resistenza al male, del caricarsi dei peccati degli uomini per annullarli sulla croce.
    Cristo ha salvato il mondo dando la vita per chi lo uccideva. La salvezza che lui ha portato è quella dal peccato, vera causa del male e vera schiavitù. Cristo «ha portato sul suo corpo i nostri peccati
    perché non vivendo più per il peccato vivessimo per la giustizia» (1Pt 2,24).
  1. Il Vangelo.
  • Gesù non è solo il pastore ma anche la strada per la quale egli ci conduce alla salvezza. Nel brano di Vangelo odierno infatti egli si paragona alla “porta”. Anche se il capitolo 10 di Gv ha a che fare con la tematica del pastore, in questa prima parte, nei versetti 1-10 che si ascoltano questa domenica, Gesù non si paragona al pastore (questo lo farà nella seconda parte: vv.11-18), ma alla porta (vv. 7 e 9) attraverso la quale (di’emou: v. 9) si accede alla salvezza e attraverso la quale deve passare ogni pastore che vuole condurre le pecore alla salvezza. In questo caso il pastore è colui chi deve condurre il gregge di Dio nel nome di Cristo. Anche nell’Antico Testamento, dove il pastore, come abbiamo visto, è Jahvè, Egli svolge tuttavia questo compito per mezzo di persone da Lui incaricate (vedi testi di riferimento). Lo stesso avviene nel tempo della Chiesa. Cristo è il pastore, ma conduce il suo popolo tramite pastori umani. Tali pastori devono guidare il gregge di Cristo attraverso la porta che è Cristo, vale a dire secondo la verità di Cristo. La metafora della porta va compresa insieme a Gv 14,6: «Io sono la via e la verità e la vita. Nessuno va al Padre se non attraverso di me (di’emou)». Dire “la via” equivale a dire “la porta.” Soltanto attraverso Cristo si va al Padre. “Andare al Padre” significa arrivare alla comunione con Dio che è la chiave della felicità, è il frutto della salvezza. Cristo è la porta del cielo (Gen 28,17), che ci dà accesso all’incontro con Dio, come Gesù allude in Gv 1,51. Cristo ci mostra la via al Padre, la via al Cielo, attraverso se stesso, perché lui è questa via. Egli è entrato nel santuario celeste, la vera terra promessa, e ha così aperto una «via nuova e vivente attraverso il velo della sua carne» (Eb 10,20). La via della salvezza è quella mostrata e aperta da Cristo. Egli è stato mandato dal Padre perché il mondo si salvi “attraverso di lui” (di’autou: Gv 3,17).
  • Di contro, però, esistono anche altre proposte di vie di salvezza che vengono offerte dal mondo. Il Vangelo presenta dunque una contrapposizione netta tra la via di Cristo e la via del mondo. Se vogliamo andare al Padre dobbiamo capire quale via stiamo percorrendo. La via di Cristo è quella descritta nella seconda lettura. Il pastore di Cristo deve far sentire la voce di Cristo e condurre le pecore attraverso quella porta, senza cercare vie più comode; chi fa questo è «un ladro e un bandito» (v. 1). D’altro lato appartiene al gregge di Cristo chi non ascolta e non segue altre voci che non quella del pastore di Cristo (v. 5). Cristo è il pastore che ha mostrato una via per coloro che vogliono seguirlo, che sono stati chiamati a diventare suoi discepoli. Chi è venuto prima di lui è un ladro (kleptes) e un bandito (lestes; vv. 1.8.10), perché ha mostrato una via falsa. In Gv il termine lestes riappare soltanto in 18,40, applicato a Barabba; mentre il termine kleptes si trova di nuovo solo in 12,6, applicato a Giuda. I ladri e briganti sono dunque coloro che, come Giuda e Barabba, hanno cercato, perseguito e indicato una via diversa da quella di Cristo. Sono i falsi messia, coloro che hanno presentato, o presenteranno, un tipo di salvezza che percorre una strada diversa da quella percorsa da Cristo. Poiché sostenevano una liberazione politica essi hanno portato solo distruzione e morte (Gv 10,10).
  • Nella storia dell’umanità i sedicenti o presunti messia, che sostengono di portare fra gli uomini maggiore benessere e felicità, hanno avuto – e avranno sempre – una cosa in comune: per realizzare
    quella salvezza che essi promettevano hanno dovuto ammazzare tanta gente. Hanno seminato la morte. Volevano salvare gli uomini ammazzandoli. Cristo è l’unico salvatore che invece di uccidere
    si è lasciato uccidere. La via di Cristo è quella di caricarsi del male degli uomini per eliminare il male senza distruggere gli uomini. Non c’è altra via di salvezza che questa, quella della non resistenza al male, quella del Servo di Jahvè realizzata da Cristo, come descritto dalla seconda lettura.
    Per questo lui è la porta; per questo soltanto chi passa attraverso di lui, chi segue la stessa via, è un vero pastore e permetterà agli uomini di ricevere quella vita in abbondanza che Gesù è venuto a donarci.

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