Domenica 3 Maggio (DOMENICA – Bianco)
V DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)
At 6,1-7 Sal 32 1Pt 2,4-9 Gv 14,1-12
di Don Paolo Zamengo
Non sempre le immagini del futuro sono rassicuranti, se non altro perché è possibile sempre imbattersi nell’imprevisto. Ma Gesù vuole assicurare il cuore, il nostro cuore, spesso impaurito dal futuro: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Dunque è una questione di fede. Il futuro, è vero, si presenta sempre come un’incognita. Ma che cosa c’è nel futuro più futuro? È proprio questo “futuro più futuro” che può rassicurare il cuore. E in questo futuro c’è un luogo dove dimorare: “vado a prepararvi un posto”. E i discepoli dicono in coro: “non sappiamo dove vai”. Il vangelo di Giovanni era iniziato con la domanda di quei primi discepoli a Gesù: “Dove abiti?”. Erano le tre del pomeriggio e passarono il pomeriggio con lui. Ma poi capirono, forse non subito, che Gesù aveva anche un’altra dimora dove Gesù abitava con il cuore. Nel prologo del vangelo di Giovanni è scritto: “Il Verbo pose la sua dimora in mezzo a noi”. Certo Gesù in mezzo ai suoi era con il suo cuore! Ma c’era e, a volte i discepoli lo intuivano dai suoi occhi, dalle sue parole che c’era un “altrove”: un dimora santa della cui nostalgia era pervasa la preghiera dei salmi. Era la nostalgia dell’ultima dimora: abitare presso Dio! Non solo noi abbiamo nostalgia di Dio e della sua dimora, ma anche Dio ha nostalgia di noi e ci vuole con sé nella sua dimora. Dio che non sa immaginarsi senza di noi: “…ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io”. E il “dove è Lui” diventa il “dove siamo noi”. E Gesù dice che noi conosciamo la via. Conoscere la strada è importante. Se no si va per tentativi, e non sempre si indovina e ci si perde. E aggiunge: “Io sono la via, la verità e la vita”. I discepoli si sono limitati a pensare a uno spostamento da luogo a luogo, ma ora intuiscono forse che Gesù si propone non solo come via, ma anche come meta, come traguardo, come dimora. “Io sono la via”: e anche qui il discorso può sembrare astratto. Ma vedete nel libro degli Atti che cosa significa lasciarsi abitare dalla vita di Gesù: significa accorgersi che se la vedova o i poveri o gli orfani, cioè le parti deboli della società, sono trascurate nella comunità, là non c’è vita di Dio. Dobbiamo smettere di rimandare ciò che è importante perché tutto ciò che dobbiamo fare è prendere sul serio il presente, ciò che c’è ora, ciò che ci sta innanzi. Passiamo la maggior parte del tempo pensando che possiamo permetterci di rimandare a dopo perché tanto abbiamo tutta la vita davanti, e infine passiamo un’altra parte della vita tristemente perché non abbiamo più il tempo necessario per fare ciò che avremmo dovuto fare a suo tempo. Gesù ci educa ad abitare il presente e a prenderlo sul serio. Perché riguarda la nostra conversione. Troppo spesso pensiamo che convertirsi significa comportarsi bene, ma la vera conversione riguarda innanzitutto il modo di ragionare. Un cristiano si converte quando ragiona secondo il Vangelo. E ragionare secondo il Vangelo significa credere a ciò che la parola Vangelo significa, cioè “buona notizia”. Se io credo che Dio mi ama, allora affronto tutto sapendo che Egli ha il potere di ricondurre tutto al centro e al bene. Tutto questo non ci risparmia il dolore ma ci salva perché non ci fa cadere nel buio quando lo incontriamo sulla nostra strada. È scoprire che ogni avvenimento è Qualcuno.




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