Domenica 3 Maggio (DOMENICA – Bianco)
V DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)
At 6,1-7 Sal 32 1Pt 2,4-9 Gv 14,1-12
di Nicola Lagioia
Si è consumata l’Ultima Cena, Giuda è scomparso nella notte per tradire Gesù (lo stesso Gesù ha annunciato che Pietro lo rinnegherà), per i discepoli arriva il momento più duro. È capitato a tutti, nella vita, sentire che la propria comunità (il gruppo di amici, di lavoro, i sodali su cui facciamo affidamento, di cui facciamo ancora parte) si sta per sgretolare. Cerchiamo di tenere insieme i pezzi, ma tutto si disfa tra le nostre mani. Vorremmo essere talmente saldi, virtuosi, intelligenti, pazienti, persino furbi, da evitare che le forze della disgregazione abbiano la meglio. Ma l’entropia, ci hanno detto, è la legge del mondo. Gli apostoli sanno che la fine è vicina e si rivolgono a Gesù, cercano rassicurazioni. Sono disperati. «Come possiamo conoscere la via?», chiede Tommaso. «Signore, mostraci il Padre e basta», è la volta di Filippo.
Qualche commentatore ritiene che in questi passi i discepoli dimostrino la loro pochezza nonché la scarsa immaginazione che dell’incredulità è l’altra faccia della medaglia. A me, invece, sin da quando leggevo da giovane, questo momento commuove. Trovo più che giustificati lo sgomento e la tristezza dei discepoli. Hanno trascorso con Gesù gli anni più belli della loro vita e ora l’avventura terrena affrontata insieme sta finendo. È una cosa straziante. Al tempo stesso, da scrittore, sono colpito dal valore (oltre la morte fisica, si potrebbe dire) che Gesù attribuisce alla narrazione, che a propria volta è figlia del ricordo («fate questo in memoria di me» è stato detto poco prima). Gesù conforta i discepoli dicendo che «nessuno» arriva al Padre se non per mezzo del Figlio, cioè attraverso un essere umano. Poi dice che chi crede in lui compirà opere «più grandi di queste». Beh, questa sembra grossa. Che cosa intende? Tra le molte interpretazioni c’è quella che riguarda la predicazione. Gesù ha operato in un piccolo angolo della Palestina, i discepoli porteranno la buona novella invece in tutto il mondo, attraverso i secoli, servendosi della scrittura, la stessa storia raccontata da voci diverse, una prodigiosa polifonia che, a partire dalla modernità, si riverserà in un’arte narrativa tutt’ora in voga, il romanzo.




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