Domenica 3 Maggio (DOMENICA – Bianco)
V DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)
At 6,1-7 Sal 32 1Pt 2,4-9 Gv 14,1-12
di Giuseppe Di Stefano🏠home
Credo non ci sia modo più bello per parlare di Dio che condividere la sua stessa prospettiva. Non dall’alto come ci si aspetterebbe dall’Onnipotente, ma dal basso. Più che le altezze vertiginose, a raccontarci di Dio, sono, infatti, le strade polverose, i piedi stanchi e sporchi di chi si mette in cammino, di chi si lascia provocare dall’altro. Dagli incontri, dagli scontri, dalle esperienze.
Sarebbe più normale e forse pure più logico pensare a Dio come alla meta, all’approdo, ma niente… Dio non può fare a meno di sorprenderci sempre, di spiazzarci e far saltare i nostri schemi, le nostre definizioni. Tutto quanto crediamo o presumiamo di sapere sul suo conto.
Così, nelle ultime ore della sua Pasqua, in quella sua ultima cena, in quella notte di consegne e tradimenti, il Maestro prepara i discepoli al distacco da lui, che da lì a poco sarà inevitabile. «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me». Il futuro, è vero, si presenta come un’incognita. Ma la risposta a ciò che il cuore attende è questione di fede, di fiducia… Credere in qualcuno, fidarsi è l’unica cosa che può rassicurare il cuore.
E nel futuro che attende i discepoli e anche noi, c’è una promessa, un luogo preparato che ci attende, una casa in cui dimorare, un “per sempre”, come una culla, un abbraccio in cui sentirsi al sicuro: «Vado a prepararvi un posto».
Tommaso, uno dei Dodici, forse con più coraggio o sfacciataggine degli altri, chiede a Gesù: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». La risponde del Maestro non si fa attendere e sorprende tutti: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».
Gesù sa cos’è la strada, tanto che si identifica con essa. Non con la meta o con il traguardo, ma con la strada, con la fatica quotidiana di mettere un passo davanti all’altro. Perché per quanto tentiamo di trattenerlo, lui è “oltre”. Dio è per chi si mette in cammino. E sarà così per sempre.
«Per quanto tentiamo di trattenerlo, Dio ci sfugge sempre: è più avanti. Ci precede. Dio non è un premio per quelli che ce l’hanno fatta: non si merita, puoi solo aprire il cuore e le braccia per accoglierlo. È per chi si mette in cammino, per chi sceglie ogni giorno di amare. Mai stanco di ricominciare. Sempre. Dio è per chi ha fame e sete, e non per i sazi o per chi ha la presunzione di bastare a sé stesso, per chi è in cerca di una “sistemazione”. Sfugge alle nostre parole, a ciò che di Lui crediamo di sapere, perché è “altro”, “oltre”. In Gesù è Dio stesso che viene a cercare l’uomo, che passa sulle nostre strade. E ci viene a cercare nei sentieri dissestati dei nostri fallimenti, nelle mulattiere dei dubbi e delle incertezze che spesso finiscono per sballottare la nostra fede fragile e incostante. Ma ciò che è certo è che sa sempre trovarci e ricondurci a casa» (R. Seregni e G. Di Stefano, Incontri in spirito e verità. Personaggi del Vangelo di Giovanni, Ancora 2026, pag. 209).




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