Domenica 3 Maggio (DOMENICA – Bianco)
V DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)
At 6,1-7 Sal 32 1Pt 2,4-9 Gv 14,1-12
di fra Damiano Angelucci
Scrive San Francesco al capitolo XXII della sua Regola non bollata: “E sempre costruiamo in noi una casa e una dimora permanente a lui, che è il Signore Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo“ (FF 60). I fratelli del Santo di Assisi, e tutti noi potenziali ammiratori della sua santità possiamo obbedire a questo invito perché Gesù per primo si è fatto dimora per noi, luogo di incontro con l’Altissimo padre del Cielo. Allora, quando Gesù parla della “casa del padre mio” nella quale vi sono molte dimore, sta parlando della sua vita, del suo cuore, del suo abbraccio nel quale c’è spazio per ciascuno di noi, e attraverso il quale ci conduce a sperimentare la paterna misericordia di Dio.
In questi versetti Gesù svela l’itinerario del cammino pasquale che si prepara a compiere. Ci troviamo al capitolo 14, nel corso dell’ultima cena. Gesù è consapevole che dovrà preparare questa dimora di Dio con l’uomo e dell’uomo con Dio, riportando la natura umana alla perfetta obbedienza al volere di Dio. In lui e per lui questo sarà possibile. Grazie alla sua passione-morte-resurrezione, la natura umana torna ad essere un luogo abitabile, un luogo in cui è possibile vivere e incontrare il mistero di Dio, cioè la presenza di Dio tramite e a partire dall’incontro con i fratelli, nello Spirito del Cristo.
Gesù dice che deve ‘andare’ a preparare il posto per noi: questo posto è il suo corpo: non era sufficiente la sua presenza fisica tra gli uomini, ma era necessario, e fu di fatto per noi causa di salvezza, che il suo corpo, attraverso l’itinerario pasquale diventasse un corpo risorto, glorioso, un corpo mistico ( o spirituale ) nel quale tutti gli uomini potranno dimorare fin dal giorno del loro battesimo, ingresso pieno nella Chiesa-corpo spirituale di Cristo.
Certamente lui è il primo uomo a risorgere dalla morte, ma lui non ha vissuto questa esperienza per se stesso, ma per trascinare tutti noi fuori dalla condizione mortale, verso la vita senza fine che è in Dio Padre. In lui e grazie a lui, già fin d’ora, scrive san Paolo, possiamo gridare “Abbà Padre!”, anche se solo alla fine dei tempi potremo godere della perfetta visione di Dio, così come egli è (cf. 1 Gv 3,1ss).




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