Domenica 10 Maggio (DOMENICA – Bianco)
VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)
At 8,5-8.14-17 Sal 65 1Pt 3,15-18 Gv 14,15-21
di Don Paolo Zamengo
Non sempre le immagini del futuro sono rassicuranti, se non altro perché è sempre possibile imbattersi nell’imprevisto. Ma Gesù vuole calmare il nostro cuore spesso impaurito dal futuro: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Il vangelo di Giovanni era iniziato con la domanda di quei primi discepoli: “Maestro dove abiti?”. Erano le tre del pomeriggio e passarono le ore con lui. Poi capirono, forse non subito, che Gesù aveva anche un’altra dimora dove abitava con il cuore. È un interrogativo di ricerca, di chi si incammina per intrecciare relazioni con Dio e con il Figlio suo, il Maestro. È l’ansia di intimità d’amore, che spinge l’uomo a voler sapere dell’altro, cominciando dal dove. Per iniziare insieme un cammino. Nel prologo del vangelo di Giovanni è scritto: “Il Verbo pose la sua dimora in mezzo a noi”. Certo Gesù in mezzo ai suoi era con il suo cuore! Ma c’era e, a volte i discepoli lo intuivano dai suoi occhi, dalle sue parole che c’era un “altrove”: un dimora santa della cui nostalgia era pervasa la preghiera dei salmi. Era la nostalgia di abitare presso Dio! Non solo noi abbiamo nostalgia di Dio e della sua dimora, ma anche Dio ha nostalgia di noi e ci vuole con sé nella sua dimora. Dio non sa immaginarsi senza di noi: “…ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io”. E il “dove è Lui” diventa il “dove siamo noi”. Nasce così la realizzazione del desiderio del Padre, di sentirsi Padre tra figli. Mentre per la presenza dello Spirito potremo camminare su questa via, per riconoscere l’approdo finale, per ricalcare le orme di chi incede e ci accompagna per guidare e sostenerci, fino alla meta. Tommaso fa sempre discorsi concreti e fa bene, ma c’è un retrogusto di paura che niente sia vero. Toccare non per fede ma per incredulità. Domandare non per sapere ma per paura di non rivedere più Gesù. Sembra quasi che Tommaso abbia qualche ferita di abbandono che emergerà ancora nel suo rapporto con Gesù. Cercare Dio è cercarlo dentro sé stessi, in parole più coraggiose, essere come lui. È quello che dice Giovanni nel suo Vangelo: Gesù è il Figlio di Dio, generato dal Padre, prende un corpo come il nostro per viverci ‘da Dio’, amando il prossimo, compreso te e me, fino a prendere su di sé il peso che abbiamo sulle spalle e che ci fa tristi, e si lascia morire in croce per dare sé stesso, carne e sangue, ed entrare in noi come siamo e darci la sua anima di figlio unito al Padre. E Gesù dice che noi conosciamo la via. «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti». Quanti sono i comandamenti da osservare? Uno solo: «Amerai il Signore, Dio tuo, e il prossimo tuo come te stesso». Tutto viene deciso da un unico amore, che unisce cielo e terra, tempo ed eternità, Dio e l’uomo. Conoscere la strada è importante. Se no si va per tentativi, e non sempre si indovina e ci si perde. I discepoli si sono limitati a pensare a uno spostamento da luogo a luogo, ma ora intuiscono che Gesù si propone non solo come via, ma anche come meta, come traguardo, come dimora. “Io sono la via”: e il discorso può sembrare astratto. Ma nel libro degli Atti degli apostoli veniamo a sapere cosa significa lasciarsi abitare dalla vita di Gesù: significa accorgersi che se la vedova o i poveri o gli orfani, cioè le parti deboli della società, sono trascurate dalla comunità allora là non c’è Dio, non c’è vita di Dio. Dobbiamo smettere di rimandare ciò che è importante perché tutto ciò che dobbiamo fare è prendere sul serio il presente, ciò che c’è ora, ciò che ci sta davanti. Passiamo la maggior parte del tempo pensando che possiamo permetterci di rimandare a dopo perché tanto abbiamo tutto il tempo e passiamo un’altra parte della vita tristemente perché non abbiamo più il tempo per fare ciò che avremmo dovuto fare prima.
Gesù ci educa ad abitare il presente e a prenderlo sul serio. Perché riguarda la nostra conversione. Troppo spesso pensiamo che convertirci significa solo comportarci bene, ma la vera conversione riguarda prima di tutto il nostro modo di ragionare. Un cristiano si converte quando ragiona secondo il Vangelo. E ragionare secondo il Vangelo significa credere a ciò che “la buona notizia” ci chiede. Se io so che Dio mi ama, allora affronto tutto sapendo che lui ha il potere di ricondurre tutto al centro e al bene. Questo non ci risparmia il dolore ma ci salva perché non ci lascia nel buio quando lo incontriamo sulla nostra strada. Gesù ci dice anche un’altra cosa: «Vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga». Usciamo allora dal tempio e andiamo per le strade; cerchiamo Cristo nelle periferie, nei crocevia delle metropoli disumane: Egli è là e ci precede. Il Risorto lo ha detto: «Vi precedo in Galilea». Così diventeremo tutti diaconi dell’Amore e scopriremo che ogni incontro è qualcuno da amare.




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