Domenica 24 Maggio (SOLENNITA’ – Rosso)
DOMENICA DI PENTECOSTE – MESSA DEL GIORNO (ANNO A)
At 2,1-11 Sal 103 1Cor 12,3-7.12-13 Gv 20,19-23
di Gigi Avanti🏠home
Ci dicono i biblisti che la preoccupazione principale dell’evangelista Giovanni (il discepolo preferito da Gesù) nello scrivere il suo vangelo fosse quella di esortare tutti a non dare credito a nessun altro se non a Gesù.
La sua opera infatti è maturata in un ambiente culturale e in un’epoca nella quale numerose correnti di pensiero religioso esercitavano attrazione e fascino.
Da qui la sua insistenza sulla necessità di dare credito solamente a Gesù, la sua premura nel sottolineare la dinamica della fede, una fede fondata su solide basi di fatti concreti. Questa la sua precisazione: “Questi (fatti) sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e, credendo, abbiate la vita nel suo nome”. (Gv.20,30).
L’evento ricordato in questa domenica di Pentecoste (la Cresima degli Apostoli; mancava Tommaso che presumibilmente l’avrà ricevuta successivamente) può essere meditato in molti modi per ricavarne nutrimento per l’anima, ma uno sopra tutti dovrebbe fare da base per tutti: chi viene scelto, per grazia e a diverso titolo, per essere mandato a testimoniare non dimentichi mai la dinamica del credere. Una dinamica che ha a che fare con fattori di stupore, dono, decisione repentina e qualcos’altro.
La dinamica del credere non è mai (o quasi mai) la tappa finale di un percorso fatto di pensieri, congetture, ipotesi, interpretazioni, spiegazioni dell’evento personalmente e concretamente vissuto (seppur talvolta possa paradossalmente essere propedeutica alla decisione di credere), ma la risposta gratuita e sorridente di Dio (grazia, vuol dire proprio questo) allo stupore dell’anima alla quale è stato donato di vivere quell’evento.
Ne è la prova il vissuto di Giovanni arrivato trafelato a vedere il sepolcro vuoto: “Allora entrò anche l’altro discepolo ch’era arrivato per primo al sepolcro, vide e credette”. (Gv.20,8).
Non si mette a pensare, Giovanni, e non corre il rischio di affogare nella palude del dubbio o a ipotizzare, a cercare spiegazioni, ma si abbandona subito al credere. Il passaggio dallo stupore alla fede è dono gratuito di Dio da riconoscere nell’immediatezze dell’evento e scongiura, quindi il rischio (anche per tutti noi) di perdersi nel labirinto delle spiegazioni razionali, nei meandri delle congetture, nelle sabbie mobili delle interpretazioni.
Un aforisma paradossale (ma neppure tanto): “Per chi crede nessuna spiegazione è necessaria; per chi non crede nessuna spiegazione è possibile”.
Il livello dell’intelligenza spirituale è superiore (se non “livello altro”) al livello dell’intelligenza razionale. “L’ultimo passo della ragione è quello di ammettere che vi sono cose che la superano”, ed anche: “Ci vuole tutta una vita per capire che non si può capire tutto”.
Ne deriva, in conclusione, che i cresimati di oggi, quali siamo tutti noi, custodiscano con cura nella memoria della loro anima la conferma del momento genetico della fede ricevuta, e rendano quotidianamente grazie allo Spirito per tale momento di grazia ricevuta per la loro salvezza.



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