don Lucio D’abbraccio”Il soffio che spalanca le porte e rinnova la vita”

People standing inside a stone building with open wooden doors letting sunlight and leaves swirl inside

Domenica 24 Maggio (SOLENNITA’ – Rosso)
DOMENICA DI PENTECOSTE – MESSA DEL GIORNO (ANNO A)
At 2,1-11   Sal 103   1Cor 12,3-7.12-13   Gv 20,19-23

di don Lucio D’abbraccio🏠home

Cinquanta giorni. Tanti ne sono trascorsi dalla notte santa della Risurrezione. La parola Pentecoste deriva dal greco e significa proprio cinquantesimo giorno. Oggi, con questa solennità, si compie e si conclude il tempo pasquale. Tra poco, al termine della celebrazione, il cero pasquale che ha brillato accanto all’ambine verrà spento. Ma questo gesto non significa che la luce di Cristo si sia affievolita o che la Pasqua sia terminata. Significa, piuttosto, che quella luce ha trovato una dimora nuova: il cuore della Chiesa e la vita dei credenti. La fiamma visibile lascia spazio al fuoco invisibile dello Spirito Santo, che continua ad ardere senza consumarsi.

Il Vangelo di Giovanni ci conduce dentro una stanza dalle porte chiuse. I discepoli erano lì, nascosti, paralizzati dalla paura, «per timore dei Giudei». È l’immagine di uomini feriti e disorientati, simili a una famiglia raccolta attorno a un tavolo dopo un lutto improvviso, incapace perfino di trovare le parole. E quante volte anche noi viviamo così. Chiudiamo le porte del cuore dopo una delusione, dopo un tradimento, dopo una sofferenza che non riusciamo a dimenticare. Ci barrichiamo nelle nostre paure: la paura del futuro, delle malattie, della solitudine, delle difficoltà economiche che tolgono il sonno.

Eppure, proprio dentro quel luogo chiuso, Gesù entra. Non bussa, non forza la porta, non rimprovera i discepoli per la loro fragilità. Il Vangelo dice semplicemente che «stette in mezzo» a loro. È bellissima questa immagine: il Signore si mette nel centro della paura umana e porta pace. «Pace a voi!». Non una pace superficiale, non una formula per cancellare i problemi, ma la certezza che Egli rimane accanto a noi dentro le fatiche della vita.

È la pace che sostiene una madre stanca accanto al letto del figlio malato. È la forza silenziosa di un padre che perde il lavoro ma continua a rialzarsi per amore della sua famiglia. È il coraggio di chi assiste ogni giorno un anziano senza ricevere applausi da nessuno. Lo Spirito Santo entra proprio nelle pieghe concrete della nostra esistenza.

Poi Gesù compie un gesto straordinario: «soffiò» sui discepoli e disse: «Ricevete lo Spirito Santo». Quel soffio richiama il respiro di Dio nella creazione del mondo. È come se Cristo dicesse: “Ricominciate. Non restate prigionieri della paura”. E subito affida ai suoi discepoli la missione più difficile: il perdono. «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati».

Perdonare davvero è una delle cose più difficili della vita. Senza lo Spirito Santo il cuore si indurisce facilmente. Ci sono persone che non si parlano da anni per una parola sbagliata, fratelli divisi da un’eredità, amicizie spezzate dall’orgoglio. Lo Spirito Santo non cancella magicamente il dolore, ma rende possibile ciò che umanamente sembra impossibile: ricominciare.

Se nel Vangelo lo Spirito si manifesta come un soffio, negli Atti degli Apostoli arriva come forza impetuosa. Il cenacolo viene riempito da «un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso», e compaiono «lingue come di fuoco». Quel fuoco non distrugge: illumina, riscalda, dà coraggio.

La Pentecoste è il contrario di Babele. A Babele gli uomini parlavano ma non si comprendevano più. A Gerusalemme, invece, ciascuno sente parlare «nella propria lingua nativa». Lo Spirito Santo crea comunione. Oggi abbiamo strumenti per comunicare con il mondo intero, eppure tante persone si sentono sole. In molte case si cena guardando uno schermo invece di guardarsi negli occhi. A volte, sotto lo stesso tetto, ci si parla sempre meno. Lo Spirito Santo viene a guarire proprio questa distanza.

Lo Spirito è il traduttore dell’amore di Dio nella vita quotidiana. Entra nel turno di notte di un infermiere stremato, nella fatica di una madre sola, nel tentativo paziente di due sposi che cercano di ricucire uno strappo dopo una lite. Non cancella le differenze, ma insegna la lingua che tutti possono comprendere: quella della bontà, della verità e della misericordia.

Per questo oggi la Chiesa continua a pregare con fiducia: «Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra». Rinnova le nostre famiglie quando il dialogo sembra spezzato. «Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra». Rinnova le nostre comunità quando prevalgono divisioni e mormorazioni. «Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra». Rinnova il nostro cuore quando ci sentiamo stanchi, delusi o inutili.

Accogliamo questo soffio di Dio. Lasciamo che spalanchi le porte chiuse della nostra vita e trasformi anche noi in piccole fiamme di bene, capaci di portare luce nelle strade del mondo. Amen!


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