don Marco Pozza”Per suonare il flauto non basta soffiare”

Woman playing flute outdoors at sunset with white dove and falling autumn leaves

Domenica 24 Maggio (SOLENNITA’ – Rosso)
DOMENICA DI PENTECOSTE – MESSA DEL GIORNO (ANNO A)
At 2,1-11   Sal 103   1Cor 12,3-7.12-13   Gv 20,19-23

di don Marco Pozza🏠home

Alla fine resta una questione di sillabe. Loro, gli amici dal cuore di burro del Venerdì Santo, hanno già tirato la loro conclusione, hanno già tirato giù le serrande del cuore: “E’ stato bellissimo, un qualcosa di indescrivibile, però non parliamone più: è tutto finito”. L’Amico dal cuore infiammato, invece, viaggia ostinato, in direzione opposta, al ritmo del sorpasso: “Col cavolo ch’è finito: tra noi è tutto infinito!” Per cinquanta giorni – come non fossero bastati i mille trascorsi assieme – ritorna paziente a bussare alle porte, fa visite a domicilio, soffia sulle braci sotto la cenere: “Sono tornato. Non ho cambiato idea. Le promesse sono promesse”. Loro – tutta gente lenta di cuore -, assediata dalla tentazione di piangersi addosso, facendo un po’ la vittima: “E se ricapitasse di rimanere da soli? E se Lui ci abbandonasse una seconda volta? E se prendessimo un’altra sberla in faccia?” Discorsi sbarrati di cuori in stato di delusione mortale. Lui, però, mostra di soffrire la claustrofobia dei luoghi chiusi dove l’aria è pesante – aria fritta – e il sonno lascia aloni sulle vetrate di casa. Il fatto che temano un nuovo abbandono, non cambia l’idea del Cristo Risorto: “Fuori tutti!” Più che una pedata nel sedere come appare subito – a nessuno piace sentirsi strappare il piumone per ricordare che la campanella sta per suonare – è una carezza al cuore: «Pace a voi». Una di quelle che fanno bene al cuore: «I discepoli gioirono al vedere il Signore». Perchè non rischino, però, d’illudersi che anche stavolta riusciranno a vivere a rimorchio del Cristo, mette subito in chiaro come stanno le cose: «Ricevete lo Spirito Santo». Della serie: “Adesso, d’ora in poi, le spese andranno divise: il cinquanta per cento voi, cinquanta per cento me!” Passi che il suono del flauto, infilandosi nei timpani, arrechi un senso di letizia al cuore: però, «per suonare il flauto non basta soffiare: bisogna anche muovere le dita» (J. W. Goethe). Lui ci mette il cinquanta per cento di soffio, loro (cioè io) dovranno aggiungere il cinquanta per cento di dita. Oppure il suono non uscirà: per mancanza di movimento delle dita, non per mancanza di soffio.

La Pentecoste sono le pulizie di primavera: le finestre aperte, lo sgabuzzino sottosopra, le ante degli armadi spalancate, i vestiti stesi al sole per prendere aria. E’ bucato di primavera. Non un giorno qualunque, insomma: proprio una di quelle giornate da stare appesi al sole, mossi dal vento, come il bucato appena fatto. Il sole di Dio, il vento dello Spirito, il cuore uscito da una centrifuga di sentimenti contrastanti: la paura, l’avventura, l’imprevisto, l’inaudito, l’inaspettato. Non è a caso che sceglie di assomigliare al vento lo Spirito: il suono della pioggia, il suono del vento nel bosco, il suono dell’oceano sulla spiaggia. Dei tre suoni primordiali di natura, sceglie d’essere vento: per non fare discriminazione alcuna. E perchè l’amore è fatto di vento: entra dentro, lascia pensieri in tempesta, quando se ne va, sembra portarsi via anche l’aria da quanto manca. «Fra le braccia del vento se potessi insinuarmi» (E. Dickinson) vai dicendo mentre la brezza ventosa osa scompigliarti la capigliatura. Fuori tutti, dunque: all’arrembaggio, addosso lo spirito dell’avventuriero, testa bassa e pedalare. Nessuna illusione di comodità, l’angoscia rimarrà ancora in agguato, andremo ancora incontro a mille frantumi: sapremo “stare a pezzi” da Dio, però, quando la vita sembrerà ridurci a pezzi nel dolore.

Dal flauto, quando il soffio dello Spirito incrocia la maestria delle dita, esce musica di confine: «Veni, sancte Spiritus» (“Vieni, santo Spirito”). Un invito alle nozze, spinta profonda, induzione all’arrembaggio, lezione d’avventura nel mare aperto. Ai deboli di cuore si raccomanda l’attenzione delle grandi manovre: non si promettono finali da favola (che magari ci saranno), manco si promette che i finali ostici verranno anticipati per preparare il cuore. Nessuna promessa che la vita sia facile. Solo una promessa, solo quella di non restare da soli a combattere: «Io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» Mt 28,20). Non si promette riposo ma tenuta sotto sforzo. Questo è il cinquanta per cento di Colui che soffia. Resta l’altro cinquanta per cento, quello che dipende dalle dita. Anche l’uomo dovrà fare la sua parte.


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