Nicola Lagioia”Quel cibo che trasforma”

Domenica 7 Giugno (SOLENNITA’ – Bianco)
SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO A)
Dt 8,2-3.14-16   Sal 147   1Cor 10,16-17   Gv 6,51-58

di Nicola Lagioia🏠home

Quando avevo dieci anni, nella parrocchia di Sant’Andrea a Bari, o nella basilica della Madonna del Pozzo di Capurso, insieme con gli altri bambini durante la messa, attendevamo con trepidazione il momento della Comunione. Non appena il sacerdote dava il segnale, e il chierichetto era pronto a reggere il piattello sotto il mento dei comunicandi, noi iniziavamo a spintonarci in modo scomposto. «Vai tu!». «No, prima tu!». «Cammina!». Volevamo ricevere l’ostia, ma al tempo stesso ne avevamo paura. Eravamo certi di esserci confessati come si deve? O avevamo omesso peccati importanti? Andavamo a quell’appuntamento con il cuore puro? Ne eravamo degni? Temevamo che, ricevuta l’ostia, quella prendesse fuoco nelle nostre bocche. Non avevamo certo peccato come gli adulti intorno a noi, eravamo in sintonia con le regole del Regno più di loro, ma non lo sapevamo. «State buoni!». «Ma insomma!». Ci rimproveravano. Il fatto è che, a differenza della maggior parte degli adulti, noi prendevamo sul serio ciò che era scritto nel Vangelo. L’ostia non ha un valore simbolico. Bisogna per una volta rinunciare alle metafore e prendere le cose in modo letterale. Una volta consacrata, l’ostia non rappresenta, è il corpo di Cristo. Cosa sarebbe successo, ci chiedevamo dunque con sgomento, non appena avemmo masticato il corpo di Gesù? La sua carne si sarebbe rifiutata di mescolarsi con la nostra? Avrebbe preso fuoco? Oppure quel contatto ci avrebbe trasformati? Subito dopo la moltiplicazione dei pani, la folla vorrebbe incoronare Gesù. Lui si sottrae. Al posto del pane, con una svolta che può sembrare brutale, e forse lo è, offre se stesso. È lui il cibo. Mangiate me. Un invito che lascia sgomenti. È un ritorno del cannibalismo? Il passo sfida il senso comune in tema sia di morale che di elaborazione intellettuale. Non c’è più niente da interpretare. Sant’Agostino ne ha dato una lettura illuminante. Quando mangiamo qualcosa (una mela, del pane) il nostro corpo la assimila, quel cibo dentro di noi diventa energia, tessuto muscolare e così via. Cibandoci del corpo di Cristo, avviene il contrario. Siamo noi che veniamo trasformati in Lui. Che tenerezza quei bambini che si agitavano davanti all’ostia consacrata. Quanto erano affini a quel cibo sacro allora, e quanto ne siamo terribilmente distanti adesso. Allora sentivamo l’ostia divampare nella bocca. E oggi? Cosa sentiamo?


Reazioni nel fediverso

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