Alessandro Cortesi Maditazione XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Two small brown and gray birds perched on cupped human hands outdoors

Domenica 21 Giugno (DOMENICA – Verde)
XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Ger 20,10-13   Sal 68   Rm 5,12-15   Mt 10,26-33

Ci sono due immagini al centro delle letture di questa domenica: la figura di un uomo coraggioso e forte che viene in aiuto di chi si trova assediato e minacciato di morte: “Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori cadranno e non potranno prevalere”. Accanto ad essa la figura di un padre attento alla sorte di uccellini senza importanza come i passeri e che conta i capelli del capo: è il volto di Dio presentato da Gesù che invita i suoi discepoli a non avere timore. Il Padre conosce la sorte anche dei passeri e tutti i capelli del nostro capo sono contati.

La pagina di Geremia è un testo di confessione intima: il profeta apre il suo cuore sulla sua storia segnata da una chiamata: dalle labbra di Jahwè è uscita una parola che si è posata sulle sue labbra. Questa parola l’ha spinto ad annunciare e testimoniare fino ad incontrare situazioni inattese e difficili. Non ha incontrato tranquillità ma pericoli e preoccupazioni. Annunciare la parola del Signore è per lui divenuto motivo di conflitto e crisi. Per questo egli ha pensato di abbandonare tutto, di sottrarsi alla chiamata a cui aveva risposto. Tuttavia nel suo cuore rimaneva come un fuoco ardente. Nonostante l’oppressione matura la consapevolezza che Dio rimane al suo fianco come una presenza che sostiene e conforta, un prode valoroso. Lui lo difenderà e i nemici non potranno prevalere. Questa pagina respira di una profonda fiducia e di un superamento del timore. Geremia sa che il Signore scruta il cuore e la mente e a lui ha affidato la sua vita. Per questo dalla paura e dal senso di impotenza passa alla fiducia e alla scoperta di un volto nuovo di Dio:

La pagina del vangelo raccoglie parole di Gesù di invio missionario e presenta un invito alla fiducia e all’abbandono. Nel Talmud si legge: “Un uccello non cade a terra senza il volere del cielo, tanto meno l’uomo” (Talmud Shebit 9,38d). Così Gesù parla dei passeri che erano venduti per uno spicciolo di rame. E parla di Dio, il Padre come di un Tu che  accoglie ciò che è dimenticato e scartato. Il Dio delle piccole cose è il Dio della cura e dell’attenzione: il suo sguardo non è indifferente ma si posa sulle preoccupazioni quotidiane di ogni piccolo. E’ un volto femminile di Dio, preoccupato non dei sistemi, ma dei volti, dei singoli, delle relazioni.

Gesù invita a superare la paura che blocca e chiude a conservare e a difendere la nostra vita rendendola triste. “Non abbiate paura di coloro che uccidono il corpo ma non hanno il potere di far perire l’anima; temete  piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna… voi valete più di molti passeri”

Questa fiducia profonda e serena in Dio vicino non sottrae i discepoli alla fatica della testimonianza nel quotidiano. Nel momento della prova il discepolo dovrà ricordare la testimonianza stessa di Cristo e vivere una solidarietà con lui fino alla fine. Confessare il Signore Gesù davanti agli uomini è percorrere la strada di Gesù stesso e affrontare anche lo scandalo della morte. Gesù non propone un successo superficiale e dice che il suo cammino sarà anche quello dei discepoli. Ma chiede di ‘non temere’, di affidarsi perché il Padre si prende cura ed è vicino nella prova.  Il Padre conosce i capelli del nostro capo: ‘non temete voi valete più di molti passeri’.


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