Clarisse di Città della Pieve Commento XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Man sitting on a rock feeding birds on a rural path

Domenica 21 Giugno (DOMENICA – Verde)
XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Ger 20,10-13   Sal 68   Rm 5,12-15   Mt 10,26-33

di Clarisse di Città della Pieve🏠home

Carissimi, vi ricordate cosa accadde al futuro san Pietro quando durante la tempesta in mare insieme ai suoi compagni dubita della presenza del Signore? Lui, esperto pescatore, “sfida” il Signore e le acque: ma basta un forte vento affinché s’impaurisca e inizi ad affogare. Ma ecco che Gesù lo prende per mano e, pur rimproverandolo, lo salva: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». E la tempesta si placa… (cf Mt 14,24-33).

Oggi l’invito a non avere paura, Gesù lo rivolge a tutti noi. E il nostro cuore (sì, ascoltiamo il nostro cuore!) si riempie di nuova speranza: anche quello di chi tra noi ha intorno solo tenebre o sta attraversando la tempesta della prova nella sua vita o in quella dei suoi cari. Eppure, fratello, sorella, Gesù oggi parla soprattutto a te! Lascia che il dubbio ceda il passo alla fede, l’angoscia alla speranza: non confidare sulla tua forza e sulla tua abilità, ma afferra la tenera e potente mano del Signore tesa proprio verso di te! Possa così la barca della tua vita, se oggi o domani si troverà in mezzo alle onde, approdare al porto sicuro della pace e della salvezza. Ma: non avere paura!

E vuoi sapere perché non devi averne? Veramente già lo sai, perché sei figlio di Dio: e, se fai memoria, hai già sperimentato nel corso della tua esistenza la sua fedeltà. In ogni caso, lasciamo che Gesù lo ricordi ancora una volta a tutti noi: nei Cieli abbiamo un Padre giusto, buono e fedele.

«Tu sei sicurezza!» «Tu sei speranza!», pregava san Francesco, forse in quello che fu il momento più duro della sua vita: sul monte della Verna, proprio come Gesù nel Getsemani e poi sul Calvario.

Abbiamo un Padre giusto e buono, che non lascia la sua creatura molto amata – l’uomo – nelle tenebre, quale vittima della menzogna. Guardiamo al Figlio: nella sua discesa agli inferi non ha afferrato (forse proprio come con Pietro dalle acque) Adamo ed Eva per tirarli fuori dalla menzogna del diavolo in cui erano caduti?

Abbiamo un Padre eternamente fedele. Guardiamo ancora a nostro Signore: non è risorto da morte e salito al Cielo? Eppure anche lui è stato vittima innocente della cattiveria umana; ma il Padre lo ha liberato da tutto questo; e, in Cristo, tutti noi. Sì, Gesù ha vissuto anche l’esperienza dell’angoscia che può provare l’uomo, e questo lo ha reso capace di comprendere e sostenere la nostra, e di darci la certezza che essa non è l’ultima parola sulla nostra vita. Ma: «Non abbiate paura!».

Tra assassini e calunniatori di cui è pieno il mondo, Gesù ci invita a guardare i passeri, che sono tra i più piccoli e indifesi uccelli del cielo, oggetto della tenerezza del Padre. E noi – parola di Gesù – agli occhi dell’Altissimo valiamo molto più di loro!

Noi “valiamo il Figlio”, fratelli e sorelle! «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). Con queste parole, Gesù rivela il progetto salvifico del Padre: alla nostra libertà spetta la scelta di credere o meno. Ma chi non crede è perduto. Ecco l’unica paura che dobbiamo avere: «abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo». La Geènna: ci crediamo ancora che esiste l’inferno? C’è qualcuno che ne parla ancora? Sì, Gesù! E la sua parola è verità.

La prima e la seconda lettura ci aiutano a fare un passo ulteriore nella nostra consapevolezza di essere figli di Dio. Per quanto riguarda il profeta Geremia, è interessante che siano gli amici ad attendere come avvoltoi la sua caduta, e non i nemici.

Mai successo di essere stati traditi o di aver tradito un amico?

Certo è che suona strana ai nostri occhi la preghiera del profeta: «Possa io vedere la vendetta su di loro». Insomma, costui non è proprio così propenso a chiedere per essi la misericordia di Dio e per sé un cuore che perdona. Ma Geremia appartiene all’Antico Testamento: preannuncia sì la venuta del Messia, ma è comunque “figlio della Legge”. Noi cristiani abbiamo conosciuto la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: in essa siamo stati battezzati e ciò ci ha resi figli di un Padre sempre pronto a perdonare chi ritorna a Lui.

Non abbiate paura, perché – ci ricorda san Paolo – la grazia è più grande di ogni nostra caduta. Siamo figli del comandamento nuovo: ciò che riceviamo, l’amore, siamo chiamati a non trattenerlo per noi ma a donarlo al nostro prossimo chiunque esso sia, anche chi ci ha fatto torto.

Carissimi, vivere il perdono (soprattutto nei confronti di chi ci ha fatto o ci sta facendo veramente male) è impossibile con i soli sforzi umani: è un dono di grazia da chiedere a Dio, pronto a concedercelo. Allora “come” il profeta supplichiamo l’Altissimo, correggendo un po’ il tiro della nostra richiesta al Padre: «Possa io vedere il tuo perdono su di loro (e su di me)».

Ci venga in soccorso la preghiera di Gesù (e nostra): «Padre nostro… rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori. E non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen».


Rispondi

Scopri di più da #InCammino

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere