Domenica 5 Luglio (DOMENICA – Verde)
XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Zc 9,9-10 Sal 144 Rm 8,9.11-13 Mt 11,25-30
di Figlie della Chiesa🏠home
Ogni giorno, ogni domenica, il Vangelo ci regala pagine ricche di umanità, appelli alla responsabilità e all’impegno che ciascuno di noi deve imparare a tradurre, in famiglia, nei luoghi del lavoro, dell’educazione, della socialità, sui percorsi quotidiani delle nostre strade; pagine che aprono prospettive inusuali, in cui il potere diventa servizio, dove gli ultimi saranno i primi, dove l’umiltà rappresenta la grande forza di Gesù Cristo e nostra.
Il profeta Zaccaria ce lo rivela nella Prima Lettura: “Esulta, figlia di Sion! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino…”. Ma quando mai si è visto un re cavalcare un asino anziché un cavallo bianco, muscoloso e forte? Eppure, Zaccaria ce lo descrive con tre aggettivi di tutto riguardo: giusto, vittorioso, umile.
È lui il Messia annunciato dal profeta, che chiama a sé gli affaticati e porta la salvezza del Padre. Un re sicuramente atipico, che riesce a spiazzarci; e difficile da capire per noi, che stiamo aspettando da una vita un re guerriero, capace di eliminare gli infedeli, di cancellare chi non la pensa come noi, di allontanare chi mette il bastone tra le ruote al potere supremo…
E come si presenta questo re? In sella a un asino!
Come può essere credibile un re così “umile”, che prende le misure partendo dagli ultimi? Sarebbe questo il re “giusto” e “vittorioso”?
A noi può sembrare che il profeta Zaccaria abbia preso un abbaglio, questi sono sogni di un visionario… Invece “la vittoria è del giusto e dell’umile”, anche se per noi è difficile da credere…
San Paolo, nella Seconda Lettura, risponde a tanti nostri dubbi: “Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi”.
La “carne” di cui parla Paolo rimanda alla fragilità dell’uomo, alla sua debolezza, alla sua condizione di schiavo del peccato; per questo ci esorta a ribellarci alle sue tentazioni, a ricordarci che siamo tempio di Dio, casa dello Spirito. Troppe volte consideriamo Dio un ospite ingombrante, che viene a dirci come vivere, un maestro “so tutto io” abituato a stare nell’alto dei cieli… ma che cosa può sapere lui di come si vive sulla terra? Allora l’orgoglio umano prende il sopravvento e vorrebbe trasformare Dio in un oggetto da manipolare, da possedere, da dominare… Ecco cosa fa la “carne”, quando le permettiamo di prendere il dominio su di noi.
Per questo San Paolo al riguardo non usa mezze misure e afferma con forza: “Se vivrete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito, fate morire le opere del corpo, vivrete”.
Se riusciamo a riconoscerci come “casa dello Spirito” possiamo fare miracoli e il nostro corpo diventa lo strumento per avvicinarci a Dio e al prossimo. Che bello sapere di essere “abitati” da Dio! Il nostro corpo diventa “casa” per gli affaticati, uno spazio dove offrire ristoro, un luogo dove permettere al forestiero di incontrare Dio attraverso di noi…
Se riusciamo a far lavorare lo Spirito di Dio dentro di noi, quanta bellezza può nascere, quanto amore può tornare alla vita, in un mondo che invece sta puntando tutto sulla morte e sull’annientamento del nemico…
La Parola di Dio diventa davvero una spada per lottare contro logiche malate che deturpano la dignità dell’essere umano; essere abitati da Dio significa diventare responsabili di un messaggio di pace, giustizia, fraternità, che ci impegna a non rimanere indifferenti di fronte allo svilimento della vita che molti, troppi, promuovono.
Ecco che il Vangelo diventa il manuale di istruzioni da tenere sempre con noi, nel taschino in alto a destra della giacca: è la voce di Dio che attraverso lo Spirito ci parla all’orecchio…
Il brano evangelico di questa domenica è veramente illuminante: abbiamo un Dio che ha nascosto le sue cose ai sapienti e ai dotti e le ha rivelate ai piccoli. È tutta questione di “relazione con Dio”: c’è chi è convinto di sapere tutto, di avere le risposte ad ogni domanda, di avere sotto controllo la fede sua e addirittura quella degli altri… e c’è chi “sa di essere piccolo” di fronte a Dio, riconosce la propria inadeguatezza, è cosciente di essere amato immeritatamente e perdonato settanta volte sette. Ecco la differenza tra due modi di essere, di sentire, di vivere la fede! Viene subito in mente quella pagina del pubblicano e del fariseo nel tempio, davanti a Dio: il primo che guarda in basso e chiede pietà, il secondo che rimane a testa alta davanti a Dio e quasi lo sfida.
Dio si nasconde agli orgogliosi, ma si dona agli umili… perché così ha deciso nella sua benevolenza. Per gli umili la rivelazione è “ristoro”: Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro… imparate da me che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.
Gli ultimi versetti di questa meravigliosa Pagina evangelica ci aprono alla misericordia di Dio, a quel Padre buono e misericordioso che si prende cura dei suoi figli, non li abbandona, si offre come cuscino perché possano riposare tra le sue braccia; braccia che non stringono mai e lasciano sempre la piena libertà di scegliere strade nuove, percorsi alternativi, addirittura sentieri che allontanano da Lui; ma alla fine ce lo fanno ritrovare sempre lì, sulla porta, ad aspettare il nostro ritorno, senza fare domande: nessun interrogatorio, nessuna condanna… Sulla porta di casa è sempre pronto a regalarci nuovamente la dignità di figli amati.
Alla fine, nelle ultime righe di questa pagina di Matteo, Dio ci rivela il “segreto” per trovare e offrire ristoro alla nostra vita e, forse, alla vita degli altri: essere miti e umili di cuore. Quella mitezza e umiltà che Gesù adoperava e continua a adoperare, sempre, per incontrare l’uomo sulle strade del mondo e negli angoli più bui della sua esistenza.
Buona domenica!



