Marco Lodoli”Solo l’amore salva”

Two news commentators debating in a studio with protestors holding signs outside the window

Domenica 5 Luglio (DOMENICA – Verde)
XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Zc 9,9-10   Sal 144   Rm 8,9.11-13   Mt 11,25-30

di Marco Lodoli

Quante volte la sera guardo la televisione e ascolto le parole di esimi professori di filosofia, eccelsi economisti, illustri scrittori, seguo in silenzio le loro frasi taglienti, definitive, indiscutibili. Nessuna affermazione è introdotta da un «mi sembra…», «a volte ho l’impressione che…», «forse potrebbe essere che…». Mai. Sono sempre parole perentorie, che scendono giù di taglio come accette. Loro sono i sapienti, hanno la barba e la cravatta dei grandi maestri, parlano senza esitare perché sanno tutto.

Ma poi alla fine le cose vanno in tutt’altro modo, le guerre, le epidemie, le crisi sociali non sono mai anticipate, spiegate, evitate da quei comizi saccenti. Sono solo parole che vogliono lucidare la fama di chi parla, parole dette per alzare di altri dieci centimetri il basamento da cui quel filosofo lascia cadere la sua inutile sapienza. Parole al vento.

Ma nel Vangelo di Matteo, 11, 25-30, Gesù dice: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza». Chi non si ammanta di una vanitosa cultura personale, chi non usa la sua conoscenza con la superbia che crede di aver capito tutto, chi nella vita spesso si sente perso, solo, confuso, ecco, quella è la persona che sa ascoltare i semplici e luminosi insegnamenti del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Non pretende di aver compreso tutto, anzi spesso si sente smarrito nel caos dell’esistenza, però sa che la verità è chiara e diretta, e arriva a chiunque sappia inchinarsi così tanto da raccoglierla. La cultura ci aiuta se ci fa capire il nostro stato di debolezza, se abbatte i bastioni della supponenza e lascia aperte le porte. «Lasciate che i bambini vengano a me», i piccoli, i semplici.

Chi crede di essere migliore degli altri perché ha una biblioteca alle spalle si sbaglia di grosso. La cultura è importante se ci fa sentire creature minime nell’universo infinito, e dunque unite nello stesso sgomento di fronte al mistero della vita e nello stesso sentimento per chi, come tutti, arranca per le strade del mondo. Sappiamo di non sapere, ma sappiamo anche che solo l’amore ci salva, solo il riconoscimento reciproco della nostra fragilità.

Meno boria, cari professori, e più attenzione alle parole semplici e belle del Vangelo.


Rispondi

Scopri di più da #InCammino

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere