Domenica 5 Luglio (DOMENICA – Verde)
XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Zc 9,9-10 Sal 144 Rm 8,9.11-13 Mt 11,25-30
di Alberto Brunelli🏠home
È estate. Il caldo condiziona anche le nostre capacità di riflessione. E diventiamo insofferenti anche verso i richiami continui dei profeti alla conversione e alla condanna dei peccati commessi personalmente o collettivamente. Se poi aggiungiamo le tinte fosche di tante visioni escatologiche viene da dire: adesso basta, non se ne può più. Possibile che credere sia solo una continua tristezza e autoflagellazione? Non è troppo insistere sempre su questi temi? Ed è proprio così.
Altrimenti perché il messaggio di Gesù è chiamato Vangelo, lieto annuncio?
Le letture di questa domenica riguardano questa promessa di felicità profonda: «Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila figlia di Gerusalemme. Il tuo re annuncerà la pace alle nazioni»; «Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali»; «Venite a me e troverete ristoro per la vostra vita».
I profeti hanno preparato la strada alla venuta del Signore, ma sembra che anche noi siamo rimasti col popolo di Israele ad aspettare invece che godere della felicità della salvezza portata dal Cristo. Il Messia è già venuto, il Signore ci ha già salvato, lo Spirito Santo ci è già stato dato. Non possiamo essere perennemente intristiti, sempre pessimisti, insoddisfatti di ciò che accade nella nostra vita. Gesù ci ha aperto la prospettiva della vita eterna nella felicità del Paradiso. Ci ha promesso che contempleremo il volto del Padre. Ci ha preparato un posto tra la moltitudine degli esseri umani a cui ha fatto dono della salvezza del corpo e dell’anima.
A partire da chi non ha fatto in tempo a uscire vivo dal grembo della propria mamma, a chi ha terminato un’esistenza lunghissima perdendo alla fine la consapevolezza. A partire da chi ha avuto la grazia di vivere la propria esistenza terrena secondo la volontà di Dio, a chi ha accolto il dono della salvezza solo nell’ultimo istante di vita.
Quanta felicità ci sarà da gustare trovando in Dio tutte le sue creature, immuni dal peso dell’invidia, del risentimento e del giudizio. Quanta serenità possiamo già sperimentare in questa vita, liberi interiormente dal limite imposto dalla biologia, dal luogo di nascita, dalle più o meno numerose cose possedute, dalle minacce di perdere una vita che per quanto possa essere temporalmente lunga non ha confronto con l’eternità.
La fede è un dono di Dio. E se la si lascia lievitare in noi, potremo guardare con gli occhi di Dio ciò che ci capita, mettendolo nella giusta prospettiva e ottenendo una pace profonda che nessuno ci può rubare.




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