Nicola Lagioia”La prosa del Verbo”

Man in traditional clothes sowing seeds on a plowed field with workers hoeing in the background

Domenica 12 Luglio (DOMENICA – Verde)
XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 55,10-11   Sal 64   Rm 8,18-23   Mt 13,1-23

di Nicola Lagioia🏠home

Qui, se si è audaci, si trova la differenza tra la prosa e la poesia, e poi tra la poesia e il Verbo. La letteratura si trova, più che mai, sul capo opposto del discorso pubblico. Quest’ultimo — fatto com’è di informazione e propaganda — ha come scopo la persuasione, la manipolazione, quindi l’asservimento. Basti pensare a come parlano i potenti attraverso i nuovi media, oltre che attraverso quelli tradizionali. Il discorso pubblico spaccia la menzogna per verità, e fa di questo feticcio uno strumento di dominio. La prosa letteraria, autodichiarando la propria finzione, c’è il caso che inciampi al contrario di tanto in tanto in qualche sfuggente verità. Non crediamo a un uomo che afferma di essersi risvegliato un giorno nelle sembianze in un enorme insetto, ma quanta angosciosa verità ne La metamorfosi di Franz Kafka.

C’è però una differenza nel modo in cui la prosa e la poesia toccano rispettivamente, quando riescono, un brandello di verità. Immaginiamo la verità imprigionata al centro della cittadella edificata con i mattoni del discorso pubblico. La prosa assedia la cittadella — le spire meravigliose di Delitto e castigo, di Don Chisciotte, di Miss Dalloway, de L’uomo senza qualità le si stringono intorno — fino a espugnarla, costringendo la verità a schizzare fuori dalle mura, mostrandosi per qualche attimo ai nostri occhi. La poesia, in modo diverso (un verso di Rilke, di Emily Dickinson, di Amelia Rosselli), si mostra a noi per il semplice fatto di essere detta; per questo è superiore alla prosa.

Quando Gesù dice che, per i duri d’orecchi, parlerà attraverso le parabole, annuncia il suo passare alla prosa. Le forme narrative — pur con le loro fascinose ambiguità — sono più facili da comprendere. La poesia parla direttamente a chi ha il cuore sgombro (questione di orecchio e di spirito, non di intelletto). La prosa è per un pubblico più vasto. Se la poesia è superiore alla prosa, il Verbo però lo è più della poesia. È molto difficile addentrarsi in questa differenza. Il Verbo lo si potrebbe forse immaginare simile alla musica che fu (il canto, il puro suono) il modo attraverso cui comunicammo i nostri sentimenti prima di inventare l’alfabeto, ma sento che non è ancora questo il punto. La musica è parola senza alfabeto, ma allora il Verbo è musica senza suono, silenzio pieno di note per chi sa farsene toccare.

Per noi invece, che a stento riusciamo a intendere ormai anche la prosa, una buona storia è sempre un viatico necessario. 


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