Don Paolo Zamengo”Il seminatore uscì”

Domenica 12 Luglio (DOMENICA – Verde)
XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 55,10-11   Sal 64   Rm 8,18-23   Mt 13,1-23

di Don Paolo Zamengo

Dice il Signore: «La parola uscita dalla mia bocca non tornerà a me senza aver operato ciò che desidero». La Parola è feconda, produce vita, guida la storia in eterno. Ciò che passa è il mondo vecchio, ciò che rimane è l’amore di Dio, la sua ostinata fedeltà all’uomo. Questa parola non viene dall’uomo, ma “dalla bocca di Dio”. Per questo è efficace, e raggiunge il suo scopo per vie diverse da quelle pensate dall’uomo. La parabola è una pagina che si rivolge a uomini che vivono situazioni difficili, piene di tentazioni e di dubbi. Sono la tentazione di chi pensa che ormai non ci sia più futuro e che sia vana ogni speranza: meglio adattarsi alla triste situazione del presente. E ci chiediamo se Dio è ancora un Dio che salva. Se è ancora fedele alle promesse? È ancora il Signore della storia? Queste domande ce le poniamo tutti, mentre registriamo drammaticamente la deriva di interi popoli, vittime del saccheggio e della violenza di quelli che tengono in mano la finanza mondiale; mentre assistiamo al rapido liquefarsi di ogni sentimento di umana solidarietà, perché lo slogan di molti, e la dottrina politica dominante, è che gli stranieri, se sono poveri e disperati, devono rimanere a casa loro, a marcire, sperando tutt’al più di ricevere le briciole che cadono dalla tavola dei ricchi. E anche sul versante della fede è ancora difficile vedere una Chiesa sinodale, fraterna, tutta ministeriale, impegnata nell’annuncio del vangelo e nella edificazione della pace e della giustizia. Fanno più rumore gli scandali di nuovi scismi e di nuove laceranti divisioni. C’è ancora salvezza? Osiamo ancora sperare per tutti? L’apparente silenzio di Dio non è impotenza o infedeltà alle promesse fatte. Siamo noi che dobbiamo stare in silenzio, perché Dio parla e si comunica attraverso la sua Parola, che è come la pioggia e la neve che rendono feconda una terra arida e assetata. Accogliere la Parola e vivere della parola non è una scelta opinabile per la Chiesa, una fra le tante, ma è la condizione per la sua sopravvivenza. «Ecco, il seminatore uscì a seminare». Lo stesso Gesù deve registrare dappertutto opposizioni, critiche feroci, abbandoni. Come credere ancora che attorno a Gesù Dio voglia stabilire il suo Regno sulla terra? La parabola vuole rispondere a queste obiezioni: costatare che una parte delle sementi non giunge a maturazione non significa che tutte le sementi non daranno alcun frutto. Anche il nostro tempo è un tempo che registra molti fallimenti: masse un tempo cristiane vivono un silenzioso esilio dalla fede e tanti altri fedeli sono disorientati, talvolta anche per lo scandaloso comportamento del clero. Ma il seme della Parola trova anche oggi il terreno buono che lo custodisce, e porta frutti in abbondanza. Ascoltare e comprendere due parole determinanti. Colui che “comprende” è solo chi «dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno». Non si può “comprendere” questa parola senza viverla e, se ci lasceremo trasformare allora comprenderemo. Questa “parola” è Gesù stesso.


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